Timeo statisticos et dona ferentes! Ovvero quando i medici riescono a garantire assistenza in assenza risorse senza che nessuno se ne accorga

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Il tasso di mortalità infantile fornisce il tasso di mortalità entro il primo anno di vita. Il suo valore è  strettamente correlato alla situazione sanitaria, economica, ambientale e sociale di una Nazione.

Il 22 febbraio 2014 Repubblica Salute aveva pubblicato, a firma di Andrea Tarquini, una notizia che rivelava i clamorosi risultati di uno studio indipendente dell’Università di Cambridge, Oxford e Londra pubblicato sulla prestigiosa “The Lancet” https://www.repubblica.it/salute/2014/02/22/news/grecia_mortalit_infantile-79326564/. In esso veniva denunciato in Grecia il tasso di moralità infantile era salito al 43% dei nati vivi.

La causa di questa strage degli innocenti è stata ricondotta ai brutali tagli alla spesa pubblica e al dimezzamento del finanziamento della Sanità imposti dalla crisi del debito sovrano e dalla spietata “terapia” di risanamento imposta dall’Unione europea, dalla Banca centrale europea, dal Fondo monetario internazionale, seguendo il volere del governo federale tedesco e di quello transalpino. Governi che erano stati ben felici di accogliere le richieste di spese folli da parte del governo greco in termini di prodotti militari e di ingegneria civile al fine di arricchirsi con fastose e faraoniche opere pubbliche e forniture militari che contribuivano ad indebitare una nazione già sull’orlo del tracollo finanziario.

Subito dopo Luciano Capone pubblicava sul Foglio la smentita di questo dato. A questi faceva eco Davide De Luca sul Post https://www.ilpost.it/davidedeluca/2014/04/01/grecia-mortalita-infantile/ dove si sottolineava come le conclusioni della ricerca in oggetto si basavano in effetti sui risultati dello studio sopra riportato ma erano parziali, in quanto non si era tenuto conto di uno studio pubblicato contemporaneamente dalla stessa rivista https://www.thelancet.com/action/showPdf?pii=S0140-6736%2814%2960251-8 le cui conclusioni erano che in effetti in Grecia c’era stato un incremento della mortalità nei primi anni della crisi (2009, 2010). I dati OCSE (http://www.oecd.org/els/health-systems/Health-at-a-Glance-2013.pdf) avvaloravano tali risultati, concludendo però che solo nel 2011 si era avuta una riduzione dei finanziamenti della sanità. Inoltre già dal 2011 (periodo in cui si sarebbe dovuto avvertire l’effetto dei tagli alla sanità) si è assistito ad una inversione di tendenza con una riduzione della mortalità infantile che nel 2012 è tornata al livello pre-crisi.

Questa è la storia. Ma il fatto è che le notizie negative, nonostante le rettifiche e le precisazioni anche se documentate, fanno notizia. Ecco che la FIMMG di Pisa sul suo bollettino on-line pubblica il 18 giugno 2019 “Grecia: drammatico aumento della mortalita’ infantile” http://www.fimmgpisa.org/pdf.asp?print=news&pID=840. Nel quale vengono ribaditi i drammatici dati sull’incremento della mortalità infantile in Grecia con la crisi.

Non ultimo, Federico Fubini (vice direttore del corriere della sera) ha dichiarato in una intervista a Tv2000, pubblicata dal Corriere della Sera e ripresa dal Fatto Quotidiano il 3 maggio 2019 https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/03/grecia-fubini-non-ho-voluto-scrivere-che-dopo-la-crisi-sono-morti-700-bambini-in-piu-sarebbe-clava-per-gli-antieuropei/5150921/

“Non ho voluto scrivere che dopo la crisi sono morti 700 bambini in più: sarebbe clava per gli antieuropei”. Alcune malelingue hanno malignato che lo abbia fatto per pubblicizzare il suo ultimo libro pubblicato un mese prima.

Per chiudere l’argomento riportiamo qui di seguito la tabella dell’Eurostat (6 giugno 2019) che conferma come il dato legato alla mortalità infantile della Grecia, se pur con delle oscillazioni negli anni precedenti, si sia assestata nel 2017 all’interno della media Europea.

Se Laocoonte davanti al cavallo di Troia diceva di “temere i greci anche quando portano doni”, non possiamo che temere gli statistici quando ci somministrano i loro dati, ma ancor di più credo che vi sia da temere chi pubblica notizie non veritiere, capaci di ingenerare confusione e di distorcere la realtà. Cercando di andare alle origini del problema, però, è preoccupante apprendere che su oltre 2 milioni di articoli scientifici pubblicati annualmente, solo il 7-8% rispondono ai canoni dell’Evidence Based Medicina (EBM), tutto il resto evidentemente si presta alle interpretazioni più fantasiose che possono servire da sponda per perorare la propria causa che troppo spesso non risponde agli interessi comuni. A questo proposito invitiamo alla lettura dell’Handbook “Competenze core per l’EVIDENCE-BASED PRACTICE” la cui versione italiana è stata recentemente pubblicata da GIMBE (Health at a Glance 2013).

Per ulteriori dettagli scaricare il documenti: Mortality and the economic crisis in Greece