La fase 2 ed oltre: quale strategia per le patologie non covid?

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di Francesco Tomasello – Presidente Onorario  Federazione Mondiale di Neurochirurgia 

La pandemia COVID-19, in Italia ed in particolare nel Centro-Sud, registra alcuni dati in miglioramento, riduzione di ricoveri in Terapia Intensiva e di nuovi contagi ed incremento di guariti, purtroppo non un decremento di deceduti fra i quali   140 medici ed oltre 40 infermieri.  La diffusione del virus, tuttavia, ha imposto un prolungamento della chiusura e prevederà molta cautela per la cosiddetta Fase 2 e le successive.Da circa due mesi le patologie non COVID, il cui trattamento è giudicato differibile, restano in lista di attesa, perché si è data necessariamente  priorità alle urgenze mediche e chirurgiche. Tale situazione si è verificata per una ineludibile scelta strategica ma anche perché molti pazienti hanno rinunciato alle cure per timore del contagio. Purtroppo, molti problemi sono inevitabilmente emersi in questo periodo con conseguenze ancora non completamente stimabili, se è vero che sono diminuiti gli accessi ospedalieri per infarto del miocardio, che altri soggetti  hanno rinunciato a misure di Medicina preventiva, che terapie chirurgiche di elezione sono state rinviate. Un calcolo approssimativo stima in oltre un milione i pazienti con patologie non COVID che aspettano di essere curati in condizioni di sicurezza.I concetti  di differibilita’ e sicurezza sanitaria hanno ricevuto, nel corso di questa pandemia, molti contributi di studiosi a livello nazionale ed internazionale. La differibilita’ chirurgica rappresenta   un giudizio complesso che si può declinare con la competenza del chirurgo, in alcuni casi di una equipe di esperti anche multidisciplinare, e con la capacità umana di previsione clinica. È facile comprendere che si tratta di prospettive pur sempre  gravate dalle incertezze prognostiche sulla  evoluzione della malattia. Laddove ci si trova di fronte ad un precipitare inatteso della condizione morbosa, si appalesa in tutta la sua rilevanza il “fattore tempo” che in Medicina è spesso uno spartiacque risicato fra successo clinico ed esito sfavorevole. Si pensi ad un tumore intracranico benigno che può essere considerato differibile se presente in un soggetto lievemente sintomatico. Non è facile, tuttavia, prevedere sempre in queste patologie quali problemi neurologici potranno  insorgere, in quale lasso di tempo e con quale grado di reversibilità.La sicurezza comprende, oltre le ormai note misure generali, la protezione efficace del paziente e di tutti gli attori del Sistema Sanitario con i dispositivi  individuali.Nella chirurgia di elezione, il paziente ed ogni componente dell’equipe chirurgica devono essere sottoposti preventivamente a tampone oro-faringeo. Purtroppo, sappiamo bene che sui dispositivi individuali e sui tamponi abbiamo registrato e tuttora verifichiamo un ritardo inaccettabile. in Italia vengono eseguiti mediamente 50 mila tamponi al giorno laddove in Germania sono 160 mila. Si ripete da molte fonti che dovremo essere capaci di convivere con il virus per molti mesi. Se questo è vero in generale nella società, il problema della sicurezza diventa ancor più cogente in Sanità se si vuole  ripartire con le “normali” attività   di prevenzione, cura ed assistenza.In questo scenario futuro, è ovvio attendersi, nella fase di una ripresa, una pressione smisurata e senza precedenti di richieste assistenziali rivolte a tutte le strutture  del Servizio sanitario. Questa domanda  va gestita con una adeguata strategia  logistico-organizzativa e professionale  pianificata  oggi, certo non lasciata ad una soluzione  del domani.Le liste di attesa giacenti da tempo dovranno essere riesaminate esclusivamente  sulla base di un aggiornamento  del giudizio medico.Da più parti si leva la voce di una ottimizzazione dei servizi di Medicina territoriale, che sicuramente rappresentano un pilastro importante di qualunque organizzazione sanitaria. Essi hanno la capacità di verificare, nella loro prossimità con le comunità, i bisogni già in attesa di soluzioni e quelli emergenti. Anche in questo caso sarebbe auspicabile lasciare alle rappresentanze della Medicina territoriale, che conoscono i problemi meglio di chiunque altro, la possibilità di indicare le scelte strategiche. Altrettanto andrebbe fatto per tutte le strutture di prevenzione, cura e riabilitazione, lasciando ai decisori la possibilità di definire le modalità di integrazione  “in rete” fra i diversi assi di erogazione dei servizi sanitari affinché si attui  finalmente una logica di  Sistema (parola di difficile declinazione in Italia a causa di una persistente frammentarietà dei servizi e delle responsabilità). Si è ripetuto più volte di recente che nulla sarà come prima. Non potrebbe essere diversamente dopo lo tsunami che ha travolto tutti gli ambiti della società. Questa è una occasione irripetibile per rifare il tagliando al Servizio Sanitario nazionale del quale abbiamo vantato giustamente le virtù ma non abbiamo corretto i vizi. Non basta chiamare a raccolta, come è stato fatto in questi mesi di pandemia, esperti di ogni ramo della Medicina per avere indicazioni sul da farsi. Questo deve diventare un metodo di lavoro per il futuro a tutti i livelli della Sanità. Tra l’altro si eviterebbero la solitudine e la demotivazione, denunciate in molte occasioni, che purtroppo talora affliggono molti medici. Il  riconoscimento del ruolo sociale dei medici e degli operatori sanitari  è il messaggio più chiaro lanciato dall’opinione pubblica e dalle Istituzioni in questa emergenza COVID.Nel frattempo, si affaccia all’orizzonte un nuovo scenario nella Sanità digitale, riproposto di recente  con la App per la tracciabilita’ dei contagi, che dovrà fare i conti con molti problemi irrisolti che non riguardano la tecnologia ma la salvaguardia della privacy.  Non vi è dubbio che il Sistema Sanitario ha risposto a questa epidemia,  non solo in Italia, con un armamentario vetusto poco adeguato a fronteggiare la  straordinaria diffusione del virus. Non è un caso che un visionario come Bill Gates avesse previsto una pandemia ed avesse esortato nel 2015  le autorità mondiali a programmare le misure necessarie a contrastarla. Una delle sue indicazioni prioritarie era stata “Dov’è la malattia e come si sta diffondendo?”Le nuove tecnologie in Sanità avranno un impatto crescente nella pratica clinica. Esse meriterebbero una trattazione separata più estesa. Per ora basti dire che potranno dare un contributo significativo all’inquadramento diagnostico-terapeutico anche  grazie alla tanto dibattuta Intelligenza Artificiale, ma non potranno in alcun caso sostituirsi alla centralità ed alla umanizzazione del rapporto medico-persona malata, suggellato da un patto etico e fiduciario millenario.