Intervista a Giuseppe Navarra: “Bisogna ripensare la sanità a partire dalla fase 2”

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di Massimiliano Cavaleri

La fase 2 è cominciata e il mondo medico-sanitario è pronto a ripartire con le attività non solo “covid”. Ne abbiamo parlato con il prof. Giuseppe Navarra, direttore di Chirurgia generale ad indirizzo oncologico al Policlinico universitario di Messina, che vanta una lunga esperienza clinica all’estero e in Italia e un curriculum di ampio respiro che lo ha visto ricoprire numerosi incarichi all’interno di importanti società scientifiche.

Prima del covid-19 i Pronto Soccorso scoppiavano, poi si è registrato un “deserto” anche dovuto al blocco delle attività ambulatoriali: cosa succederà nella fase 2?

Un 60% in meno di accessi solo al Policlinico di Messina ma ho avuto modo di confrontarmi con il Policlinico di Palermo e il Garibaldi di Catania e la situazione è grossomodo identica: questi numeri hanno determinato una conseguente notevole riduzione di ricoveri nei vari reparti di chirurgia, la maggior parte legata alla necessità di un intervento chirurgico. Ciò significa che la paura della gente ha avuto il sopravvento: un paziente è rimasto a casa una settimana, nonostante avesse violenti dolori addominali e poi è stato operato d’urgenza. In questo caso, ed è solo un esempio, l’operazione si sarebbe potuta fare prima, alleviando sofferenze e diminuendo gli effetti post chirurgici. Tutti gli interventi, se fatti prima e per tempo, sono naturalmente più efficaci.

Non c’è dubbio che il blocco delle attività ambulatoriali per prestazioni non urgenti, legate a tutto ciò che ruota intorno alla radiologia, all’endoscopia e all’oncologia in generale, ha creato il fenomeno dell’attesa: nel senso che molti pazienti con neoplasie, anche in stati avanzati, coscienti di questo, hanno preferito non sottoporsi ad esami ed eventuali interventi per paura di essere contagiati e hanno scelto di aspettare la fine dell’emergenza. Nonostante il Sistema sanitario garantisse ovviamente queste importanti diagnosi e cure, il timore delle persone ha avuto la meglio: ciò si traduce in possibili e naturali peggioramenti dei quadri clinici e probabili “affollamenti” nelle liste d’attesa quando si tornerà alla normalità. Infatti mi aspetto una “valanga” di pazienti, specialmente quelli che hanno problemi cronici di varia natura, dagli ipertesi ai diabetici, ai cardiopatici, ecc.

Gli ospedali sono stati spesso visti come “focolai”: rimarrà questa paura nella gente?

Al di la di quanto successo all’esordio della crisi in Lombardia, gli ospedali sono luoghi sicuri: penso di poterlo dire per il Policlinico dove lavoro ma anche per altri nosocomi. Perché per tutti i pazienti, in primis quelli che si recano al Pronto Soccorso, ci sono i “filtri”, cosiddetti triage, che selezionano i casi sospetti e li indirizzano in percorsi separati: al Policlinico il percorso no COVID è rimasto al Padiglione E, il vecchio Pronto Soccorso, mentre i casi sopetti sono inviati al Padiglione H dove fanno i dovuti tamponi, dunque all’interno dei reparti No-covid non ci può essere contagio. E’ molto più rischioso paradossalmente andare al supermercato o a ritirare la pensione all’ufficio postale. Inoltre proprio il nostro Policlinico “G. Martino” è una piccola città, dove i padiglioni sono ben separati fisicamente e anche distanti, dunque maggiore tutela. Il padiglione dedicato al covid è l’ “H”, che si trova in collina; molte chirurgie sono state spostate provvisoriamente in altri padiglioni, ad esempio dall’H e dall’E all’F, proprio al fine di garantire la salute e azzerare le probabilità di infezione.

Quali azioni ha intrapreso il Policlinico in queste ultime settimane?

Sono stati eseguiti tamponi a tutti gli operatori sanitari del Dipartimento di chirurgia e sono risultati negativi. Tutti i pazienti che si ricoverano nel dipartimento continuano ad eseguire tamponi per confermare la loro negatività all’ingresso. Sono stati eseguiti anche collaudi di locali e attrezzature della nuova terapia intensiva postoperatoria sita al III piano del padiglione F giusto di fronte al complesso operatorio, che a questo punto dovrebbe essere attivata entro 1-2 settimane e rappresentare una risposta alle sicure aumentate esigenze di salute dei pazienti no-covid. Superata l’emergenza, alcune attività chirurgiche come neurochirurgia, maxillo-facciale e forse qualche altra unità, come la vascolare, ritorneranno al padiglione “E” (attualmente dedicato oltre che alla terapia intensiva a oltre 70 posti per eventuale scoppio epidemico che fortunatamente non c’è stato); al padiglione “F” resteranno la chirurgia oncologia, l’urgenza, l’urologia, la plastica, l’oculistica, l’otorino-laringoiatria e forse la chirurgia toracica (che prima era all’H); inoltre, si attuerà quello che attendiamo da circa 18 anni e su cui finalmente l’azienda ha accelerato, cioè l’apertura di una terapia intensiva. Questo insieme all’istallazione di una nuova TAC di ultimissima generazione che affianca RMN, radiologia tradizionale e diagnostica senologica, la presenza del laboratorio analisi, delle degenze ordinarie, degli ambulatori, delle sale operatorie fa del padiglione “F” un vero e proprio “mini ospedale” all’interno del Policlinico: il paziente che entra in chirurgia, quindi, non ha alcuna necessità di spostarsi in altro padiglione fino alla fine della degenza. Dunque già adesso, e ancora di più nei prossimi mesi, il Policlinico può essere considerato un “doppio ospedale”.

I pazienti più vulnerabili come si dovranno comportare? Quali consigli possiamo fornire?

La Sicilia a quanto pare ha superato il picco, dunque l’impegno contro il COVID negli ospedali sarà ridotto sensibilmente nelle prossime settimane, per posti letto, energie e risorse; ciò si tradurrà in una fase post-acuta dove al centro dell’assistenza non ci sarà più il coronavirus ma tutto ciò che la gente ha trascurato durante l’emergenza. E’ sempre importante consultare il sito del nostro Policlinico (www.polime.it) o chiamare al centralino (090.2211) per avere tutte le informazioni: spesso tramite le pagine del portale è possibile consultare direttamente lo specialista telefonicamente, così da avere un quadro chiaro; per i casi urgenti il CUP è sempre funzionante. Chi volesse può contattare la segreteria telefonica dell’UOC di cui sono responsabile, piuttosto che il segretario, visto che gli amministrativi sono in smart working allo 090.2212600 o inviare una mail a gnavarra@unime.it Un consiglio fondamentale: indossare sempre la mascherina, farla indossare agli altri e provvedere alla periodica ‘sterilizzazione’ della stessa qualora la si volesse riutilizzare seguendo uno dei tanti tutorial presenti sul web.

Secondo lei c’è stato disorientamento a livello di informazione mediatica rivolta agli utenti?

Certamente c’è stato un disorientamento generale dovuto anche al cambio di regole all’improvviso: ad esempio, l’altro giorno ho incontrato un paziente che aveva prenotata una visita ematologica al Policlinico e non sapeva che questo reparto era stato trasferito momentaneamente al Papardo. La paura e la difficoltà di raggiungere il proprio medico di base ha influito sulla sottovalutazione dei sintomi e, di conseguenza, anche sull’effettuazione di visite specialistiche ed esami specifici. Se pensiamo ai tumori più comuni: quello alla mammella, al colon retto quindi mammografia, ricerca del sangue occulto nelle feci e poi colonscopia, ecc.; le persone da un lato hanno vissuto la paura del contagio dentro i nosocomi, dall’altra sono state bersagliate da informazioni spesso sommarie o contradditorie; alla fine sono rimaste a casa coi propri sintomi e arriveranno nei prossimi mesi…