Mondello: vaccino e cure domiciliari precoci debelleranno il SARS-COV2

Hits: 1740

di Giuseppe Ruggeri

Il dibattito sull’emergenza corona-virus ha oggi più che mai necessità di ricondursi nell’alveo del buon senso, adottando cioè, e in modo tempestivo, strategie adeguate a fronteggiarne il dilagare. L’indubbia elevata diffusività di questo virus, insieme agli aspetti ancora poco noti dei suoi meccanismi patogenetici, spalanca ogni giorno scenari inaspettati con cui bisogna puntualmente fare i conti. Ultimo di questi scenari la comparsa, nel Regno Unito, di un ceppo di corona-virus mutato, più contagioso pur se, a quanto pare, dotato di minor patogenicità rispetto a quello che lo ha preceduto. E ciò giusto in coincidenza con l’inizio, in Inghilterra, della campagna d’immunizzazione, da poco inaugurata con l’acquisto e la distribuzione ai fini somministrativi di ben sessanta milioni di dosi vaccinali.

Di questo e altro Messina Medica 2.0 ha conversato con Lorenzo Mondello, già direttore dell’U.O.C. Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera “Papardo” e responsabile di fresca nomina del Centro Covid allestito nei locali della Casa di Cura “Cappellani”. Mondello, giova ricordarlo, ha svolto in questi mesi un’intensa attività d’informazione e educazione sanitaria sulla pandemia, provvedendo quotidianamente, tramite il suo profilo Facebook, a commentare i dati del contagio in Sicilia e nel resto d’Italia. Di recente il giornale Messina Today l’ha premiato come “Uomo dell’anno”. Ha inoltre messo a punto un protocollo terapeutico (Protocollo M) basato sulla sua più che trentennale esperienza specialistica, il quale, sebbene non ancora validato da specifici studi randomizzati, è stato adottato da un’ampia fascia di utenza e anche da colleghi (medici di famiglia, pediatri, medici di continuità assistenziale) con riferiti ottimi risultati. Per tali motivi, il protocollo in esame meriterebbe una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, che dovrebbero supportare l’effettuazione di studi controllati in doppio cieco utili a verificarne la reale efficacia soprattutto in ambito preventivo.
La riflessione che ne scaturisce è che, per far fronte a un’emergenza di così vaste proporzioni e risonanza sociale oltre che sanitaria, è assolutamente necessario abbandonare protagonismi, presunzioni, prese di posizione apodittiche che si rifiutano di misurarsi con la realtà dei fatti. La medicina basata sull’evidenza deve prevalere sulle teorie che a iosa, e spesso a sproposito, sono state distribuite su mass-media e organi d’informazione contribuendo, occorre dirlo, a ingenerare solo confusione e senso di panico nella comunità.

  • Inquadriamo anzitutto quella che, probabilmente, rappresenta la prima importante modificazione genetica del corona-virus pandemico. Potrebbe incidere sull’efficacia della vaccinazione già iniziata a pieno ritmo in Inghilterra?

Non credo che la comparsa di questo ceppo mutante incida sull’efficacia della copertura vaccinale, in quanto la composizione molecolare del SARS-Cov2 non risulta modificata nella sua struttura portante e nella proteina Spike bersaglio del vaccino in uso. Questo problema potrebbe verificarsi successivamente, perché sappiamo che i virus a RNA sono caratterizzati dal fatto che nella loro evoluzione biologica vanno incontro a numerose e, in qualche caso, infinite mutazioni. Ma non è detto che i ceppi mutanti che si genereranno in futuro avranno la stessa patogenicità del ceppo cinese-lombardo, pertanto verso l’attuale virus, in ogni caso, rimarrebbe valido l’attuale vaccino e gli altri due di prossima distribuzione.

  • Vaccinazione sì, vaccinazione no. Il dubbio aggrotta la fronte anche a più di un medico, a cominciare ovviamente da Andrea Crisanti il quale contesta l’attuale tuttora incompleta verifica dei requisiti di sicurezza dei prodotti già immessi in commercio. Qual è la tua posizione a riguardo?

Vaccinazione sì, ovviamente, e anche Crisanti nel frattempo si è vaccinato. Io, come tu, e i colleghi lettori, apparteniamo a un’area geografica dove forte fu l’impulso del Maestro d’Igiene Raffaele De Blasi, che fece veramente scuola oltre la cattedra tra i medici di Messina. Pertanto, non scopriamo oggi l’importanza di una vaccinazione nell’interrompere la catena di diffusione del nuovo corona-virus.

  • Si sente sempre più spesso parlare di politerapia nella lotta al Covid. Dopo il plasma iperimmune si riaffaccia adesso la possibilità dell’utilizzo degli anticorpi monoclonali. Ma l’AIFA ancora non li autorizza. Perché, secondo te?

Le mie conoscenze si fermano sempre al contesto scientifico e non sono andate mai a sconfinare nella politica sanitaria italiana, per cui mi viene difficile comprendere come una terapia mirata, specifica, immediatamente (in qualche ora dalla somministrazione) efficace, prodotta su larga scala dall’anticorpo “prototipo” naturale prelevato dal siero dei guariti, non venga immediatamente immessa in utilizzo, quantomeno in ospedale. E viene prodotta in Italia!

  • E veniamo all’ormai noto “Protocollo M” ove la lettera non è solo un “copyright” ma sta anche, mi pare, per Messina. I principi di questo protocollo – cortisone e azitromicina da somministrare non solo nelle fasi precoci di malattia ma anche in soggetti positivi asintomatici – non sono gli stessi delle raccomandazioni dell’AIFA dell’11 dicembre. Come la mettiamo?

La terapia precoce domiciliare, basata sull’utilizzo di betametasone e azitromicina, sta ottenendo molti risultati, grazie alla tempestività di utilizzo, alla potenza farmacologica e alla rapidità d’azione di questa molecola di cortisone  che, in una malattia che richiede intervento immediato nella fase viremica, riesce a bassi dosaggi e il più delle volte in monosomministrazione giornaliera a “spegnere” il virus prima che esso produca i suoi effetti devastanti sull’apparato respiratorio, grazie all’azione immunomodulante, piuttosto che antiinfiammatoria, che è il motivo principale di questa scelta. Il betametasone, rispetto a tutte le molecole di cortisone compreso il desametasone “ministeriale”, ha la dose equivalente più bassa, con evidente riduzione di effetti collaterali e di accumulo (più frequente col prednisone) che sarebbe eventualmente responsabile di immunosoppressione.

  •  Nel collegamento con “Gazzetta online” del 20 dicembre, hai parlato di alterazioni della crasi ematica in soggetti positivi asintomatici. In particolare la comparsa di monocitosi. Tanto potrebbe condurre a riconsiderare la possibilità di trattamento terapeutico in soggetti sintomatici?

I dati clinici a nostra disposizione ci dicono che anche i soggetti asintomatici evidenziano una monocitosi relativa (anche del 20%) e un aumento significativo e “premonitore” del D-dimero che sta a significare che il virus, apparentemente silente sul piano della sintomatologia clinica, in realtà ha interagito con l’organismo ospite inducendo il midollo osseo a produrre più monociti per fronteggiare il virus già presente. In questi casi, la somministrazione di 2 mg di betametasone in monoterapia ha consentito di clearare il virus con negativizzazione del tampone in molti pazienti in soli 14 giorni, con evidente interruzione della diffusione epidemica e la restituzione dell’interessato alla vita sociale e civile. Finora col Protocollo M ho trattato personalmente, in remoto, oltre mille pazienti con eccellenti risultati che sono stati ottenuti, a loro volta, da tanti medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e colleghi delle USCA. Per una volta possiamo dire con orgoglio che da “M-essina” è partita un’opzione terapeutica che sta trovando proseliti in medici di tutte le regioni d’Italia.

  • Cure domiciliari caposaldo della lotta al Covid. Ne hai fatto, mi permetto anzi di dire che ne abbiamo fatto, una bandiera in questa guerra senza quartiere rappresentata dalla lotta al Covid. Che fare per potenziarle sempre più non trascurando, è ovvio, il rafforzamento della rete ospedaliera colpevolmente smantellata in questi anni, lasciamelo dire, di aziendalizzazione selvaggia che ha messo il Servizio sanitario nazionale istituito dalla L. 833/78 letteralmente in ginocchio?

Dobbiamo trattare i pazienti da subito, anche in attesa del responso molecolare, per impedire al virus di provocare le complicanze polmonari ormai tristemente note a tutti. Più precoce è l’inizio, meno sarà impegnativo il quadro clinico e più rapida la guarigione. Basta anche un giorno di terapia palliativa “interlocutoria” (paracetamolo in monoterapia) perché il malato peggiori con la prospettiva concreta del suo ingresso in terapia intensiva.

  • Anche se di Nostradamus ce n’è stato uno solo (e, tutto sommato, per fortuna) posso provare a chiederti come secondo te andrà a finire?

Vivremo di “sprazzi” di libertà fino a maggio, poi la “ritirata” estiva di Sars-Cov2 e l’avanzamento della vaccinazione di massa ci condurranno fino a settembre, consentendoci, allora, di ritornare a un livello accettabile di normalità.