L’ambiente esterno e l’ambiente interno

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di Emidio Tribulato

Attorno a noi, ma anche dentro di noi, vive e si agita un mondo complesso e articolato: l’ambiente.

Chiamiamo ambiente interno quel mondo interiore fatto di carne e sangue, di ormoni e geni, di cellule e apparati, ma anche di sentimenti ed emozioni, di pensieri e desideri, di speranze e delusioni, di gioie e angosce, di amori e odi, di rabbia e sofferenza. Questa realtà interna o intrapsichica non solo è reale ma influenza notevolmente la percezione e la gestione della realtà esterna.

Definiamo ambiente esterno il mondo su cui ci muoviamo e interagiamo. Un modo fatto di persone, animali, oggetti, ambienti naturali e artificiali.

L’Io, tranne che nell’infanzia, nei sogni, nei deliri o nelle gravi forme allucinatorie, mediante l’esame di realtà riesce a distinguere gli stimoli provenienti dal mondo esterno, da quelli provenienti dal mondo interno. Pur tuttavia il contatto con la realtà esterna non è uguale in tutte le persone, così come non è uguale in tutti i momenti della vita. Esso è massimo durante la veglia e minino durante il sonno,durante il quale il nostro cervello esclude, quasi totalmente, la realtà esterna.

Ma anche durante il giorno, il contatto con la realtà esterna diminuisce molto: quando siamo distratti dalla stanchezza, dallo stress o quando le preoccupazioni e le frustrazioni ci costringono a chiuderci in noi stessi. Ciò è maggiormente evidente quando prevalgono nel mondo interiore istanze e problematiche difficili, tristi e angosciose o quando siamo travolti da conflitti ed emozioni intense, difficili da gestire e affrontare, come la paura, l’ansia, la gelosia e l’ira.

Nei bambini questo allontanarsi dal mondo esterno per vivere e seguire le interne emozioni, accade più facilmente. Pertanto molti genitori si sgolano, nel tentativo di “far tornare sulla terra” per svolgere gli impegni quotidiani, i figli assorti nei loro pensieri; ma anche gli insegnanti si lamentano quando dei bambini perfettamente normali, dopo alcune ore trascorse in classe, si distraggono e seguono più le loro fantasticherie ed i loro sogni ad occhi aperti, che le spiegazioni degli argomenti scolastici. Ciò è più evidente nei bambini che presentano problemi psicologici, nei quali notiamo che, tanto più gravi sono queste problematiche, tanto più labile, scarso, incerto e saltuario è il legame con la realtà esterna. Per tale motivo questo legame è notevolmente carente nei bambini con Disturbo pervasivo dello Sviluppo, nei quali è massimo il bisogno di restare chiusi ed immersi nel mondo interiore e minimo il desiderio, ma anche la possibilità di rimanere in contatto con il mondo esterno.

L’uomo si è sempre posto il problema di come questi due ambienti dialoghino tra loro e di quanto l’uno influenzi l’altro. La millenaria osservazione attuata nell’ambiente vegetale e animale gli ha dato le prime risposte. Se un seme che porta in sé, nei suoi geni, un progetto di vita, che può essere quello di un grande maestoso albero, ricco di frutti succosi, nei primi giorni della sua esistenza sarà circondato da un caldo, umido, leggero humus che, come un nido lo avvolgerà, lo riscalderà, lo aiuterà a germogliare e lo nutrirà sufficientemente e se poi nei riguardi di questo germoglio, gli insetti, gli animali ma anche le persone che lo circonderanno saranno benevoli e gli daranno ciò che gli serve per crescere, possiamo ben sperare che da questa piccola vita, quasi solo un progetto, si sviluppi una robusta piantina, che avrà notevoli capacità nell’affrontare le insidie dell’ambiente. Ma se al contrario, un seme che porta lo stesso patrimonio genetico è circondato da un ambiente ostile, il risultato sarà sicuramente lesivo per quel seme, tanto che quella speranza di vita potrà crescere malandata e storpia o addirittura potrà cessare di esistere.

Sappiamo anche che l’ambiente esterno interviene anche quando il seme si è trasformato in alberello. Quando nella campagna la sua piccola tenera cima svetterà insieme a quelle degli altri alberi, se gli insetti, i vermi e gli animali grandi o piccoli, che vivono e prosperano attorno ad esso, saranno pronti ad accoglierlo e a scambiare elementi di vita, le possibilità che cresca alto, rigoglioso e forte, così da dare, a tempo giusto, i suoi fiori ed i suoi frutti, aumenteranno sensibilmente. Al contrario, se l’ambiente che lo circonderà sarà portatore di ferite laceranti, di traumi intensi o ripetuti, non è difficile che prevalgano gli elementi di malattia, di deformità, se non di morte. Qualunque sia il suo patrimonio genetico.

In ogni caso quest’essere vivente ha già subìto, nel bene o nel male, le modifiche dell’ambiente attorno a lui, ma anch’egli ha contribuito a modificare, con la sua presenza, l’ambiente che lo circonda in quanto, se e quando gli sarà possibile farlo, anch’egli cercherà di collaborare, adattarsi o difendersi dall’ambiente circostante.

Non sempre abbiamo coscienza di questo scambio. Non sempre questo scambio è voluto e desiderato ma, costantemente, a tutte le età e in tutte le condizioni nelle quali ogni essere si trova a vivere, esso avviene.

Pertantonell’ambito degli esseri viventi, l’influenza reciproca è la regola e non l’eccezione.

Come abbiamo detto, questi scambi sono presenti in tutti gli esseri viventi, ma è diversa la qualità degli scambi e anche la loro complessità. Ed è per questo motivo che le teorie su “come”, “cosa”, “perché” e “quanto”, sia scambiato tra gli esseri umani e l’ambiente che li circonda, sono tante e non sempre coerenti tra loro. Ed è per questo motivo che studiando le ipotesi che gli studiosi si sono affannati a cercare e sperimentare, per poi metterle a disposizione di tutti e diffonderle con i loro articoli ed i loro trattati, si ha la netta sensazione di un impegno molto più arduo e complesso, rispetto alle nostre povere capacità umane. Ma ciò non ci esime dal trascurarle o peggio dal non tenerle in alcun conto, nei nostri quotidiani comportamenti.

Per quanto riguarda gli esseri umani, probabilmente siamo ancora molto lontani dal dare una risposta definitiva alla problematica di quanto e come agisca l’ambiente esterno sul loro sviluppo, in quanto nell’uomo le influenze reciproche sono molto più ricche e complesse; ma, come dice Bowlby:

 “Sappiamo che oggi il compito centrale della psichiatria dello sviluppo è proprio quello di studiare l’interazione senza fine tra mondo interno e mondo esterno e il modo in cui uno influenza costantemente l’altro, non solo durante l’infanzia, ma anche durante l’adolescenza e la vita adulta. Appare ormai evidente che gli avvenimenti accaduti all’interno della famiglia durante l’infanzia e l’adolescenza giocano un ruolo importante nel determinare se una persona crescerà mentalmente sana o no”.

1 Bowlby J., (1988), Rivista di psichiatria, vol. 23, giugno.