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Noterelle riabilitative del padre del libraio: “Meridiane”

Noterelle riabilitative del padre del libraio: “Meridiane”

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di Filippo Cavallaro

Il nonno mi aveva portato un opuscolo turistico del ragusano, dove avrebbero voluto continuare la vacanza, sulle meridiane, un libretto “Il tour del tempo” edito dal circolo didattico Vietri. Ne avevo parlato perché affascinato di questi manufatti che impreziosiscono campanili e facciate illuminate dal sole, e che sempre immortalo nei miei giri curiosi. Avevo utilizzato questi argomenti per intrattenere il nipote, piccolissimo piemontese, che, durante quel soggiorno in Sicilia, era stato male, e portato, in urgenza, per un problema neurochirurgico alla terapia intensiva dell’ospedale. Il parlare lento affascinava il piccolo, che si faceva aiutare nello svolgimento degli esercizi per il recupero funzionale. La narrazione si fermava quando bisognava che gli spiegassi un nuovo esercizio, o nelle occasioni in cui era da modificare la postura per continuare negli esercizi.Quel giorno, era quasi mezzogiorno, nella stanzetta tra il lettino per il piccolo, e la strumentazione da terapia intensiva, l’argomento meridiane mi sembrò … puntuale. Cercavo di descrivere l’unica facciata che fino ad ora abbia mai visto con due orologi solari. Si trattava della facciata della cattedrale di Ragusa, dedicata a San Giovanni Battista. Guardando dal sagrato a destra c’è quella più interessante con le linee orarie definite in numeri romani, per la numerazione delle ore italiche, e la curva del 24 giugno, festa del Battista, data legata a riti, usi e tradizioni anche precristiane. Sul lato sinistro della stessa facciata ce n’è un’altra con la data di realizzazione 1751, e le linee delle ore in numeri arabi per la numerazione delle ore alla maniera francese.
La facciata racconta un periodo di passaggio per la decisione di come misurare il tempo, per questo le ore erano definite in più modalità civili alle quali bisognava aggiungere quelle per le funzioni religiose, le quali erano definite secondo l’ufficio delle letture delle ore canoniche.Ci fu un passaggio quel giorno in quella terapia intensiva. Il tempo sembrò fermarsi. La mamma si spaventò moltissimo. Il bambino restò attento ai racconti ed agli esercizi. Fu un passaggio istituzionale … 
La signora passata la carovana si lamentò con me: “Non è possibile che in un ambiente come questo. Una terapia intensiva, che deve essere isolato, tranquillo. Un posto dove possiamo essere accanto solo io e mio marito a turno, perché ci è stato detto che il rischio infezioni è altissimo. Non è possibile che siano passati cinque uomini in borghese, senza controllo.” Questo quanto affermò, con fermezza, la signora superato l’impasse pauroso. 
Mantenendo i toni tranquilli, inserendo la mia risposta nella narrazione, senza distrarre l’attenzione del bambino, dissi che si trattava di un passaggio obbligatorio, chi era passato era un personaggio delle sue parti. Un’autorità che più di noi si deve occupare per risolvere i problemi di mala sanità. Era il ministro con la sua scorta che cercava in quella clinica chi era stata vittima di un caso di cronaca, per porgere le scuse e dimostrare l’interessamento diretto.