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La statistica: la strada euristica che conduce la medicina verso la scienza

La statistica: la strada euristica che conduce la medicina verso la scienza

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di Archimede Rotondo*

Su Messina Medica 2.0 è già stato evidenziato che nella nostra città molti ragazzi aspirano ad intraprendere gli studi per lo svolgimento di professioni tecnico-sanitarie e che il Dipartimento di Scienze Biomediche, Odontoiatriche e delle Immagini Morfologiche e Funzionali (BIOMORF) dell’Università degli Studi di Messina propone numerose offerte formative pertinenti (rif.  “Non di soli Medici… vive la salute” di Elisa Ruello, Luglio 2021). Questi ragazzi, nella gran parte dei casi, si chiedono quale sia la necessità di rinforzare gli studi scientifici che talvolta hanno già “afflitto” la loro adolescenza e preferirebbero stare sempre nei laboratori didattici e clinici per affrontare subito attività pratiche che senza dubbio si accostano maggiormente alle azioni svolte in un auspicabile futuro professionale. La ragione per la quale l’offerta formativa universitaria sia basata sulle “materie fondamentali” è legata alla necessità di comprendere pienamente cosa sta alla base di certe procedure e di certe attività; solo in questo modo i ragazzi potranno trasformarsi nei professionisti del futuro capaci di fare ma anche di sapere come e cosa fare nelle sfide di ogni giorno.

Nel campo delle attività affrontate dagli studenti del Dipartimento BIOMORF è facile perdere di vista la centralità e la necessità di alcune conoscenze scientifiche, addirittura un detto comune ricorda che in Medicina due più due non fa sempre quattro, negando apparentemente la necessità di un rigore metodologico. In verità questo detto è un adagio, spesso richiamato per giustificare l’imprevedibilità manifestata dal decorso clinico di individui affetti da una certa condizione. Questa imprevedibilità dipende da fattori endogeni (genetica e stato iniziale del paziente) e/o esogeni (sottotipi specifici delle affezioni, fattori concomitanti o co-presenti), spesso non razionalizzabili. In questi casi un medico non si può arrendere di fronte alla manifestazione frequente di esiti inspiegabili limitandosi all’osservazione della manifestazione clinica; al contrario, deve raccogliere ogni dato riconoscibile solo sulla base di un’estesa e complessiva conoscenza delle scienze. La nuova frontiera della medicina si avvale del ventaglio multidisciplinare proveniente dalla vasta gamma di tutte le materie scientifiche aprendo una più ampia visione dei fenomeni clinici, e dà vita a una oggettiva “nuova” materia di studio che i buoni clinici devono affrontare con rigorosa attenzione registrando tutti i dati potenzialmente pertinenti.

Il tema delle opinabili e incerte misure necessarie contro una specifica minaccia sanitaria ha monopolizzato il dibattito pubblico nel periodo pandemico, sollevando varie rivendicazioni fondate sulla necessità di scelte individuali promosse dalla mancanza totale di previsioni oggettive. Ma è davvero possibile che non si conoscano gli effetti di una malattia o di un vaccino? La domanda è volutamente mal posta. Se volessimo osservare un singolo caso, la risposta di un opinionista potrebbe avere esattamente lo stesso rilievo di quella data da un infettivologo o da un immunologo altamente specializzato; d’altra parte, lo studio di molti casi, scientificamente riferibili come popolazione, rende le previsioni non più aleatorie ma piuttosto abbastanza precise da consegnare ai soli studiosi la risposta sulle misure da adottare, non per il bene di un singolo individuo, ma certamente per l’intera comunità. Proprio per affrontare il fenomeno pandemico, gli scienziati, i medici, gli infettivologi di tutto il mondo si sono uniti mettendo insieme tutte le loro conoscenze ed esperienze e basandosi su ogni dato esogeno ed endogeno presentatosi. Hanno studiato dati della popolazione, caratteristiche genetiche, fattori ambientali, ovviamente insieme alla incidenza della pandemia, hanno incrociato ogni dato a loro disponibile. Queste valutazioni si nutrono obbligatoriamente di conoscenze possibili solo dopo tanti anni di apprendimento in diversi settori come la Biologia Molecolare, l’Immunologia, l’Analisi Statistica e persino la Storia. La Medicina non è una scienza esatta, ma è la valutazione di problemi di salute pubblica e/o individuale fondata sull’incrocio di tutti i fenomeni scientifici con l’esperienza.

Quando la Medicina non ha risposte univoche, quando due più due non fa quattro, siamo tentati dall’idea di ignorare la matematica e gettare la spugna di fronte ad un problema irrisolvibile. Invece è da qua che parte una sfida verso la risoluzione del rebus. È qui che nasce il vero clinico del futuro. Qualcuno potrebbe obiettare che il problema non contiene altre informazioni scientifiche note e che dunque è di fatto irrisolvibile; tuttavia, rimane un’altra strada non rigorosa e non esatta che può essere razionalizzata da un approccio assolutamente scientifico: la statistica. Infatti, la prima domanda da porsi quando due e due non fa quattro è quante volte si verifica mediamente tale incongruenza; per fare questo, ancora una volta necessitiamo di studiare molti casi, una “popolazione”. Solo studiando la popolazione con l’analisi statistica è possibile fare previsioni e anche scovare casistiche concomitanti che si chiamano “correlazioni”. Quando le correlazioni diventano oggettive si potrà scoprire l’arcano in maniera rigorosa e dunque capire “l’addendo nascosto” che confonde il primo due più due.

Il trattamento statistico dei casi patologici, dei dati analitici, delle analisi cliniche e chimiche stabilirà le nuove frontiere della medicina, non grazie ad una risposta univoca, ma in base alle probabilità di incidenza di determinati eventi. La “certezza” o meglio l’affidabilità di alcune valutazioni (per esempio diagnosi o appartenenza a gruppi genetici con predisposizioni specifiche) viene assegnata grazie alla composizione di molte diverse variabili che hanno una incidenza statistica e infatti queste analisi si chiamano analisi multi-variate (MVA). 

Ma la medicina è salute pubblica, dunque deve fare i conti con la crescita demografica, l’impoverimento delle risorse, la necessità di produzioni sostenibili e la caratterizzazione di prodotti con provenienza e qualità specifica (vedi articolo “Dalla culla alla culla” di Sara Costa, Ottobre 2021): tutti questi studi e anche la previsione degli stessi sono basati su analisi statistiche, dunque la Medicina del futuro camminerà sulla strada della statistica verso una razionalizzazione squisitamente scientifica. Per noi professori di materie scientifiche rimane l’auspicio di convincere gli studenti che i numeri e le scienze non sono argomenti di difficile approccio da accantonare, ma anzi sono degli amichevoli strumenti utili alla esemplificazione dei loro problemi di domani.

* PhD, Researcher of Inorganic Chemistry,

Dipartimento BIOMORF di UniME

archimede.rotondo@unime.it

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