Tornare a camminare dopo una lesione al midollo grazie alla stimolazione elettrica

Data:
15 Luglio 2025

Tornare a camminare dopo una lesione al midollo grazie alla stimolazione elettrica

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Perdere la capacità di camminare a causa di un incidente è una delle esperienze più traumatiche che una persona possa vivere. Per chi ha subito lesioni al midollo spinale, le speranze di tornare a muoversi autonomamente sono spesso molto limitate. Ma oggi, grazie ai progressi della medicina e della tecnologia, una nuova strada si sta aprendo. E la storia di un uomo di 33 anni, che dopo anni di paralisi è tornato a camminare, ne è una straordinaria testimonianza.

Questo importante risultato è stato raggiunto da un gruppo di ricercatori italiani che operano presso il MINE Lab dell’Università Vita-Salute San Raffaele e dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Il caso è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Med, della casa editrice Cell Press, (https://www.cell.com/med/fulltext/S2666-6340(25)00133-3) ed è già considerato un traguardo storico in campo medico.

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Un incidente che cambia la vita
Il protagonista della storia è un giovane uomo, sportivo e attivo, che quattro anni fa è stato vittima di un grave incidente durante un’attività sportiva. La lesione riportata ha colpito la parte bassa del midollo spinale, precisamente all’altezza delle ultime vertebre toraciche, danneggiando anche le radici nervose che collegano il midollo ai muscoli delle gambe.

In termini semplici, il midollo spinale è come un’autostrada di nervi che trasmette segnali dal cervello al resto del corpo. Se questa “autostrada” si interrompe, le informazioni non passano più, e quindi le gambe non ricevono il comando di muoversi. Il risultato? Paralisi.

Nel caso di questo paziente, le opzioni di cura erano scarse. Si era sottoposto a due lunghi cicli di riabilitazione, ma senza ottenere miglioramenti significativi. La speranza sembrava svanita, finché non è stato incluso in uno studio clinico sperimentale chiamato Neuro-SCS-001.

La nuova frontiera: la stimolazione elettrica epidurale
Il cuore di questo studio è una tecnologia molto avanzata: la stimolazione elettrica epidurale. In parole semplici, si tratta di un piccolo dispositivo elettronico impiantato nella parte bassa della colonna vertebrale, nello spazio epidurale, cioè vicino al midollo spinale. Questo dispositivo invia impulsi elettrici controllati che riattivano, o meglio “risvegliano”, i circuiti nervosi ancora funzionanti.

Nel caso del nostro paziente, i medici hanno impiantato un neurostimolatore dotato di 32 elettrodi, posizionati con estrema precisione in corrispondenza della zona lesionata. “Una volta attivato, il dispositivo è riuscito a riaccendere i circuiti nervosi che controllano i muscoli del tronco e quelli necessari per muovere le anche. Questi muscoli sono fondamentali per mantenere la postura e iniziare il movimento della camminata,” ha spiegato il professor Pietro Mortini, uno dei responsabili del progetto.

Ma non finisce qui. La stimolazione elettrica è stata affiancata da un programma di riabilitazione innovativo, che ha incluso anche esercizi con realtà virtuale. Il paziente interagiva con un ambiente virtuale che simulava movimenti, permettendogli di “allenare” il cervello e i muscoli anche quando non era in grado di camminare da solo.

I risultati: tornare a camminare
I miglioramenti sono stati sorprendenti. Dopo appena tre mesi dall’inizio del trattamento, il paziente è riuscito a camminare per 58 metri in sei minuti, usando un deambulatore. Un traguardo già straordinario, ma che è stato ampiamente superato nei mesi successivi.

A sei mesi dall’impianto, il paziente è riuscito a percorrere ben un chilometro. Non era più necessario l’uso della sedia a rotelle, ma solo di un deambulatore e di tutori per le gambe. Il miglioramento ha riguardato non solo la forza muscolare, ma anche la capacità di controllare i movimenti e di mantenere l’equilibrio.

Perché è una scoperta così importante
Questa sperimentazione apre una nuova prospettiva per tutte quelle persone che, a causa di traumi o malattie, hanno subito danni al midollo spinale. Finora, la scienza medica poteva offrire solo riabilitazione tradizionale, con risultati molto modesti nei casi più gravi. Oggi invece, grazie alla combinazione tra chirurgia, ingegneria elettronica, neuroscienze e riabilitazione avanzata, si può pensare a un recupero motorio che prima sembrava impossibile.

È importante sottolineare che non si tratta di una “cura miracolosa”, ma di un percorso complesso, che richiede strutture d’eccellenza, una squadra di medici, ingegneri e fisioterapisti altamente qualificati e soprattutto tanto impegno da parte del paziente.

Il programma Neuro-SCS-001 sta per concludere la sua fase sperimentale: il decimo e ultimo paziente sarà presto operato. I dati raccolti finora sono molto promettenti e, se confermati, potrebbero portare questa tecnologia a diventare parte della pratica clinica regolare, offrendo nuove speranze a migliaia di persone.

Uno sguardo al futuro
Cosa possiamo aspettarci ora? Innanzitutto, bisognerà valutare l’efficacia di questa tecnica su un numero maggiore di pazienti, e capire meglio quali tipi di lesione possono trarne beneficio. Poi sarà necessario ottenere i fondi e l’approvazione per estendere l’uso della stimolazione epidurale anche al di fuori dei centri specializzati.

Ma la direzione è tracciata: stiamo entrando in una nuova era della riabilitazione, dove la tecnologia non è più un semplice supporto, ma un vero e proprio alleato nella lotta contro la disabilità.

In definitiva, questo studio rappresenta molto più di un caso clinico: è un segnale concreto che con la ricerca, la cooperazione tra discipline diverse e l’uso responsabile della tecnologia, è possibile migliorare davvero la qualità della vita delle persone. E, in alcuni casi, perfino restituire loro il dono del movimento.

Ultimo aggiornamento

14 Luglio 2025, 12:13