Carlino Mezzolitro e il marchese ”generoso” e i poveri della stazione
Data:
5 Settembre 2025
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carlino
Carlino Mezzolitro non era nobile, tanti del mondo delle fiabe non lo sono.
Beh, insomma, Biancaneve e Cenerentola e Pinocchio e la piccola fiammiferaia,
era in buona compagnia. Ma, mal comune non era, almeno per lui, mezzo gaudio.
Gli sarebbe tanto piaciuto era figlio di un barone, di un duca, di un arciduca,
magari, di un re!
E invece…I suoi genitori erano ignoti, lui era cresciuto in un orfanotrofio, aveva
chiamato mamma un’educatrice, e poi il mistero del superpotere, quel fiaschetto di vino
rosso, quello sguardo che scalda i cuori…E poi l’incontro con quell’anziano della
malora, sì, il Vecchio detto il Saggio, che non gli dava pace, che non gli dava tregua, che
voleva il bene, sempre a tutte le ore, sempre e soprattutto “aggratis”! Maledetto!
E il maledetto chiamò! Ma meno gracchiante, più pacioso.
-Carlino, calmo, mio caro, calmo… nessuna avventura… un mio vecchio e generoso
amico ha bisogno per un progetto di carità.-
Senza voglia, tristemente, si portò in Via dei Sogni al Numero che ne so.
-Eccolo qui, sempre presente, ah, se non ci fossi tu…io con i miei acciacchi non
potrei… ma questa volta è cosa facile, una quisquilia, una pinzillacchera come
diceva Totò…già la cosa facile…non mi ricordo…di che parlavo?-
Il nostro eroe spazientito-L’amico, il vecchio amico, la carità!
-Ah, sì! La memoria se ne va con gli anni! Dicevo un mio caro amico,
nobile, di alto lignaggio, ha deciso di dedicarsi, negli ultimi anni
che gli restano, ai poveri, agli ultimi!
Ah, anima buona, toccata dalla grazia e dal bene supremo!
Il suo nome!?Anselmo, Erminio, Eleuterio Marchese de Avidis, de Pricchis,
de Ipocritis! L’indirizzo? Mi è tornata la memoria! Via dei Pidocchiosis
al Numero il più basso possibile(così si paga meno)… Un po’ lunghetto,
ma è quello! Via mio prode, aiuta chi aiuta!-
Carlino Mezzolitro era al settimo cielo! Si sarebbe trovato al cospetto
di un marchese… e che marchese!
Eccitato, si trovò davanti un antico palazzo barocco, la cui facciata
era piena di stemmi nobiliari…
Suonò e gli aprì un uomo di colore, cinquantanni, voce rauca con tanto
di livrea, linda e luccicante.
-Lei è mandato dal Vecchio detto il Saggio, l’amico del Marchese?
Carlino, giusto?-
-Presente io e il mio fiaschetto!
-Venga, mi segua!
Lo aspettavano chilometri e chilometri di corridoi pieni di quadri,
sculture, tappeti…Uno splendore!
Lui pensava alla sua misera casa, e malgrado fosse un supereroe
del bene, non riusciva a non sentirsi umiliato.
Entrò in un salone che sembrava un campo da calcio con
lampadari di cristallo che sembravano partire dal cielo.
Dopo lunga e dovuta attesa arrivò il nobiluomo.
Alto, magro quasi ossuto da sembrare anoressico, settantino, baffi
all’insù, vestaglione liso bordeaux con tanto di blasone,
classica erre moscia: era lui, il mito, Anselmo, Erminio,
Eleuterio, Marchese de Avidis, de Pricchis, de Ipocritis.
Accanto un ”servo” che gli era un incredibile contraltare.
Basso, grosso, volgarotto e simpatico. Tale Ciccio Patata.
I due richiamavano Don Chisciotte e Sancho Panza.
-Eccolà qua, l’amico del mio cavo amico il Vecchio
detto il Saggio, Cavlino Mezzolitvo, pev caso pavente
dei Conti Mavtini, quelli degli apevitivi?-
-Lontano parente, una cuginanza.-
Mentì spudoratamente per orgoglio.
-Ecco cavo, ho bisogno di lei, pevhé voglio donare ai povevi…
Ne sento la necessità!
-Cosa volete donare?
-Me stesso, il mio cuove, ciò che di vi più cavo mi appavtiene!
Il nostro eroe stava commuovendosi, per l’enfasi di quelle parole,
ma lo sguardo ironico del Patata lo frenò.
-Ecco venga con noi, nella mia stanza da letto, aprirò
i miei armadi e vedrà di cosa è capace un mavchese…
come me!-
Il servo non riuscì più a trattenere una risata” anche se
silenziosa” e, buon per lui, che il nobile lo avesse alle spalle…
-Andiamo!
Dopo una mezzora di pellegrinaggio tra le varie stanze e
saloni i tre arrivarono all’agognata meta.
Il marchese, in un silenzio religioso li aprì, quasi contemporaneamente
(quattro erano) e da quei legni provenne una sgradevole puzza di
vecchio e natfalina a un tempo. Carlino ebbe un conato di vomito.
-Guardi, guardi che meraviglia! Guardi di cosa mi sto privando!
Camicia di notte di mio nonno, il Marchese Gustavo, un po’
bucherellata, ma, penso vada bene! E questi mutandoni di un mio
avo, il bisavolo Armando, pura lana scozzese, sì, un po’ stinti sul davanti,
ma che importa i vigovi del freddo non guavdano le macchie…
E poi…insomma…parliamoci chiaro, bavboni sono, gente di stvada,
hanno scelto di esseve povevi, beh! Si devono accontetave!-
Proseguì nel mostrare roba vecchia e distrutta dal tempo, che
nessuno, nessuno avrebbe accettato mentre Ciccio Patata
dava spettacolo.
-Marchese ci pensi, ci pensi bene, prima di dare in beneficenza
tutta questa roba di classe…Ah, se vivesse sua mamma che era meno
generosa di lei, non avrebbe permesso questo…e poi in mano
dei poveracci.-
Ciccio Patata era un attore di prima scelta, il nobile non
capì lo sfottò.
-Mi dispiace, anche pev mia mamma che spevo mi pevdoni,
dal Pavadiso, ma ho deciso, quel che è detto è detto…
La cavità, la cavità, l’amove pvima di tutto.-
Carlino assisteva alla scena con imbarazzo e in silenzio.
Quell’uomo, tanto titolato, era nelle mani di un buzzurro
che lo prendeva in giro senza pietà.
-Bene, signov Ciccio prepavi un baule pev povtave questo
ben di Dio alla stazione.
-Marchese, si fermi, mi fermi, questa è un’offesa alla sua nobiltà!-
Ma Anselmo, Erminio, Eleuterio, de Avidis, de Pricchis, de Ipocritis
fu irremovibile e così, dopo poco, i tre, si trovarono alla Stazione
Centrale di Messina.
Carlino Mezzolitro fece gli onori di casa (sic)!
Davanti loro tanta gente bisognosa…un ubriaco polacco che
gridava il nome di una donna perduta per sempre, un messinese
alto, grosso e bonario, nato difatto tra i binari, una madre migrante
con in braccio un neonato.
-Ecco,Marchese,li aiuti…
Il Marchese, più superbo che mai, ordinò a Patata di aprire la
preziosa cassapanca e come un ambulante di mestiere iniziò a decantare
la sua merce.
Ma i senzatetto, appena visto la “qualità” delle donazioni, si allontanarono,
tutti.
Il Marchese a Ciccio Patata.
-Vimettiti dentvo la roba…Non ne siete degni! Sono venuto fin qui!
Io! Anselmo, Eleutevio, Evminio Marchese de Avidis, de Pvicchis, de Ipocvitis.
Sono venuto in questa notte di gelo per aiutavvi, per amavvi…
E voiiii…. Andate via! Ingvati! Tventanni di meno e vi avvei pvesi a calci, là,
là, dove non batte il sole!-
Il Patata ora spazientito.
-Andiamo via, Marchese, io muoio di freddo e questo vento!-
I poveretti non risposero al nobile, abituati com’erano a questo
tipo di mortificazioni. Arrivarono dei volontari che portano cibo,
fortunatamente non usato.
Carlino stava per alzare il gomito per cercare di salvare il Marchese,
ma qualcosa lo frenò e ripose il fiaschetto.
Riportò i due a casa. Triste e indispettito.
Poi dal vecchiaccio.
-Ma perché, perché non sei intervenuto? Perchè non hai bevuto
il vino? Perché non c’hai provato?
-Lo so, non me lo chieda, ho sentito di dover star fermo…il vino
lo conserverò per quando sarà più utile…Sarebbe stato sprecato
con quell’essere(diciamo)umano. Il Marchese voleva solo dare
ciò che non gli giovava e occupava indebitamente i suoi armadi.
E poi sentirsi buono, bravo, generoso.
Ma la carità è tuttaltro… La carità è privarsi di ciò che ti giova
per darlo a chi ha più bisogno di te…
La carità non è buona, brava, generosa.
La carità è solamente giusta.-
Francesco Certo
Ultimo aggiornamento
4 Settembre 2025, 07:41
Messina Medica 2.0