Uno studio preclinico sembra abbia svelato il mistero del perché l’immunoterapia contro il cancro a volte fallisce
Data:
18 Ottobre 2025
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Cell concept
Ricercatori dell’Ohio State University hanno individuato un punto debole nelle cellule T “esauste” (quelle che dovrebbero combattere i tumori ma perdono efficacia): un percorso di stress proteico interno chiamato TexPSR, che accelera la produzione di proteine difettose e causa un accumulo tossico nelle stesse cellule T. Bloccare questo meccanismo ha permesso di ripristinare la funzione delle cellule immunitarie e rendere più efficaci le terapie oncologiche.
Perché alcune cellule T si “spengono”
Quando il sistema immunitario combatte un tumore, le cellule T possono diventare esauste: producono molecole utili ma poi le distruggono prima di poterle usare. Gli scienziati hanno scoperto che queste cellule sono sopraffatte da proteine mal ripiegate: invece di rallentare la produzione come fanno le normali risposte allo stress, TexPSR la accelera, innescando un circolo vizioso che porta a tossicità interna simile alle placche amiloidi tipiche dell’Alzheimer.
Il “reset” dell’efficacia immunitaria
Agendo su componenti “chiave” di TexPSR in modelli preclinici, le cellule T recuperavano vitalità. L’immunoterapia, che senza TexPSR restava inefficace, è risultata molto più potente una volta “liberata” da quel peso interno. In realtà, il meccanismo è stato validato in diversi modelli di cancro: polmone, vescica, fegato e leucemia.
Nei pazienti umani, livelli elevati di TexPSR nelle cellule T erano associati a risposte peggiori alla terapia oncologica, suggerendo che TexPSR potrebbe diventare un bersaglio clinico per migliorare i trattamenti.
Un “shock proteotossico” al centro
La definizione data da Nature Reviews Immunology è indicativa: TexPSR genera un vero e proprio “shock proteotossico”, sovraccaricando le celle con proteine mal ripiegate, aggregati e granuli di stress. L’energia e le risorse cellulari vengono mal distribuite, al punto che le cellule T si “auto-sabotano”.
Zihai Li, il ricercatore senior, ha spiegato che molti studi si sono concentrati su geni, metabolismo e epigenetica per capire l’esaurimento delle cellule T, ma il controllo della qualità proteica è stato finora “trascurato”.
Implicazioni future
Questa scoperta potrebbe cambiare il modo di vedere l’immunoterapia oncologica:
• TexPSR può diventare un nuovo bersaglio terapeutico per rinvigorire le cellule T nei pazienti che non rispondono.
• Potrebbe essere utile come biomarker predittivo: pazienti con TexPSR alto potrebbero essere selezionati per trattamenti combinati.
• Un migliore controllo qualità proteica nelle cellule immunitarie potrebbe essere un approccio generale contro la “stanchezza” immunitaria in altri contesti (non solo nei tumori).
L’articolo originale si trova al link: https://www.sciencedaily.com/releases/2025/10/251003033909.htm
Ultimo aggiornamento
16 Ottobre 2025, 12:24
Messina Medica 2.0