Nanoparticelle intelligenti contro il cancro ovarico: il MIT sviluppa una nuova arma immunologica

Data:
6 Novembre 2025

Nanoparticelle intelligenti contro il cancro ovarico: il MIT sviluppa una nuova arma immunologica

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Uno studio rivoluzionario mostra come combinare farmaci immunoterapici con molecole IL-12 rilasciate da nanoparticelle può eliminare i tumori metastatici nell’80% dei casi.

Nanoparticelle intelligenti contro il cancro ovarico


Come funziona il nuovo trattamento

I ricercatori del MIT hanno sviluppato nanoparticelle in grado di rilasciare direttamente nei tumori una molecola chiamata IL-12, che agisce come un «acceleratore» del sistema immunitario. Somministrata insieme agli inibitori dei checkpoint immunitari (farmaci già approvati dalla FDA), questa combinazione crea un effetto sinergico potente.

«La cosa davvero entusiasmante è che siamo in grado di somministrare IL-12 direttamente nello spazio tumorale», spiega Paula Hammond, professoressa del MIT e coautrice dello studio pubblicato su Nature Materials. «Abbiamo essenzialmente indotto il cancro a stimolare le cellule immunitarie a difendersi da quel tumore».

Il problema da risolvere

Se il cancro del polmone e il melanoma spesso rispondono bene ai soli inibitori dei checkpoint, il tumore ovarico richiede un approccio diverso. Come afferma Ivan Pires, autore principale dello studio: «Il problema con il cancro ovarico è che nessuno accelera. Quindi, anche se si toglie il freno, non succede nulla». L’IL-12 offre proprio questo: una spinta supplementare che attiva e potenzia le cellule T e altre difese immunitarie.

Tuttavia, alte dosi di IL-12 causano effetti collaterali significativi: febbre, affaticamento, problemi gastrointestinali e, nei casi più gravi, tossicità epatica o sindrome da rilascio di citochine potenzialmente letale.

La soluzione: rilascio graduale e mirato

La chiave dell’innovazione risiede nel design delle nanoparticelle. Costituite da liposomi (minuscole goccioline di grasso), le particelle sono rivestite con un polimero chiamato poli-L-glutammato (PLE) che le guida direttamente verso le cellule tumorali ovariche. Una volta raggiunte, rilasciano gradualmente il loro carico di IL-12 nell’arco di circa una settimana, anziché tutto in una volta.

Questo rilascio controllato è stato ottenuto utilizzando un legante chimico più stabile rispetto alle versioni precedenti. «Con la nostra tecnologia attuale, ottimizziamo quella chimica in modo che ci sia un tasso di rilascio più controllato, e questo ci ha permesso di avere una maggiore efficacia», spiega Pires.

I risultati straordinari

Negli studi su modelli murini di cancro ovarico metastatico, i risultati sono stati promettenti:

  • Le nanoparticelle di IL-12 da sole hanno eliminato i tumori nel 30% dei topi
  • La combinazione con gli inibitori dei checkpoint ha curato oltre l’80% degli animali
  • Questo successo è stato ottenuto anche con varianti di tumore altamente resistenti

Ancora più impressionante: la memoria immunitaria sviluppata dai topi curati ha protetto gli animali da recidive anche cinque mesi dopo il trattamento iniziale.

Verso la clinica umana

Attualmente, il tumore ovarico viene trattato con intervento chirurgico seguito da chemioterapia. Sebbene inizialmente efficace, le cellule tumorali rimaste possono trasformarsi in nuovi tumori. La capacità di questa nuova terapia di generare memoria immunitaria duratura rappresenta un vantaggio potenziale significativo nella prevenzione delle recidive.

I ricercatori stanno già collaborando con il Deshpande Center for Technological Innovation del MIT per creare un’azienda dedicata. Uno studio recente del laboratorio di Hammond ha inoltre descritto un nuovo approccio produttivo che dovrebbe consentire la produzione su larga scala di queste nanoparticelle, avvicinandoci al trasferimento di questa tecnologia dalla ricerca di base alla pratica clinica.

Il Lavoro per esteso può esser rilevato al link: https://www.nature.com/articles/s41563-025-02390-9

Ultimo aggiornamento

4 Novembre 2025, 12:10