Quattro chiacchiere tra il viandante ed un ambulante: Espianti
Data:
3 Novembre 2025
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di Filippo Cavallaro e Franco Jannuzzi
Il viandante, attraversando il parco, pensava alla sindrome del cuore spezzato, il Tako tsubo, la rara cardiomiopatia da stress che improvvisamente porta ad un grave disturbo funzionale. Ci pensava perché aveva appena visto il cartone animato TAKO TSUBO di Fanny Sorgo e le tavole di Eva Pedroza.
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Incontra un ambulante all’angolo di una sala cinematografica e non resiste a raccontargli quello strano cartone animato. Gli dice: ” È una forma acuta e improvvisa di insufficienza cardiaca causata da un estremo disagio emotivo. ” Continua, ” il personaggio principale soffre per un profondo dolore dovuto alle schiaccianti contraddizioni del mondo.”
L’ambulante lo ascolta e guarda perplesso.
” Va dal medico per una cura,” aggiunge il viandante ,” che tranquillamente risponde che la cura c’è ed è l’espianto dell’organo. “
L’ambulante ancora più colpito afferma: ” Sta cercando di ottenere l’asportazione del cuore che lo separi dal suo dolore?”
V. “Si, ma dopo l’espianto il protagonista vuole il suo cuore, lo tiene in mano, gli parla e quello da organo diventa un personaggio che risponde.”
A. “Il cuore che risponde è una storia totalmente immaginaria.”
V. “Certo che è assurdo! Non si può ipotizzare che qualcuno pensi di togliere un disagio, una sofferenza emozionale… con un espianto.”
A. “Io recentemente ho visto un film palestinese TUTTO QUELLO CHE RESTA DI TE di Cherien Dabis. E nell’ultima parte il film pone il problema di un trapianto del cuore.”
V. “Se fa del male non dovrebbe neanche far pensare all’insegnamento evangelico lì è legato al rischio di commettere peccati, di fare del male non di sentirlo.”
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A. “Nel film che ho visto io la storia era legata alla guerra arabo israeliana, dal 1948 in poi. Una famiglia palestinese è costretta ad abbandonare la propria casa a Jaffa. Quando si arriva, nella storia del film, alla fine degli anni ’80, durante l’intifada un nipote viene colpito da un proiettile alla testa e nell’ospedale israeliano viene dichiarata la morte cerebrale. Viene allora proposta ai genitori la donazione degli organi, soprattutto del cuore.”
V. “Dopo con ancora il cuore in mano si mette a parlare con un tizio che fuma e che mostra le cicatrici dell’espianto dei polmoni. Quel tizio fuma a più non posso. Il protagonista gli chiede che dolore gli procurassero i polmoni. Quello risponde in modo assurdo che non era per il dolore ma solo perché ama fumare.”
A. “La disponibilità del cuore come dono pone un profondo problema, il cuore potrebbe andare nel corpo di un ragazzo israeliano che, diventato soldato, potrebbe uccidere altri palestinesi.”
il Viandante resta con i suoi pensieri pensando addirittura al messaggio di chiedere l’espianto dei polmoni per il piacere di fumare. Come una abile dissertazione legale dove il vizio diventa valore se non virtù…
L’ambulante aveva continuato a raccontare il film sul manifestante palestinese donatore ed era andato per la sua strada.
Camminando, allontanandosi gli sembra di aver sentito cosa dicesse l’ambulante. La madre aveva cercato di sapere a chi fosse andato il cuore. Per dire faccia a faccia chi era suo figlio, che il cuore era stato di un ragazzo forte e coraggioso.
Si concludeva su una poesia.
… diversi anni dopo la madre del ragazzo morto aveva voluto incontrare il ricevente. Era un israeliano ad aver ricevuto il cuore. Gli racconta che quel cuore era di un ragazzo forte, coraggioso, ma soprattutto buono. Il film si conclude con una quasi riconciliazione poetica.
…
veda l’aquilone, il mio aquilone che hai fatto
volare su in alto
e pensi per un momento che ci sia un angelo lì
a riportare l’amore.
Se devo morire
lascia che porti speranza
lascia che sia una favola. (Refaat Alareer)
Ultimo aggiornamento
2 Novembre 2025, 21:14
Messina Medica 2.0