Sepsi e antibiotici: perché il dosaggio standardizzato ignora le differenze biologiche tra uomini e donne peggiorando i risultati

Data:
2 Novembre 2025

Sepsi e antibiotici: perché il dosaggio standardizzato ignora le differenze biologiche tra uomini e donne peggiorando i risultati

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Sepsi e antibiotici

Un nuovo editoriale del Journal of Intensive Medicine sottolinea come sesso e genere influenzino l’efficacia della terapia: le donne rischiano sovraesposizione, i giovani uomini sottodosaggio

La terapia antibiotica rappresenta il pilastro del trattamento della sepsi: una delle principali cause di mortalità nelle terapie intensive mondiali. Eppure, nonostante i progressi nella diagnosi precoce, il dosaggio standardizzato degli antibiotici continua a ignorare una variabile cruciale: le differenze biologiche e assistenziali legate a sesso e genere.

Il problema del dosaggio standardizzato

Un editoriale pubblicato l’8 settembre 2025 sul Journal of Intensive Medicine, firmato dalla Dott.ssa Helena Barrasa, dal Dott. Goiatz Balziskueta e dal Prof. Jordi Rello, richiama l’attenzione su questa lacuna sistemica. Come sottolineano gli autori: «Il dosaggio standard trascura le principali differenze biologiche. Le donne, a causa del metabolismo alterato e della minore massa muscolare, sono più vulnerabili agli effetti avversi, mentre i giovani uomini spesso eliminano i farmaci troppo rapidamente per mantenere i livelli terapeutici».

Le donne: tra sottorappresentazione e sovraesposizione

Le donne affrontano un doppio ostacolo. Da un lato, sono sottorappresentate negli studi farmacologici; dall’altro, corrono un rischio maggiore di sovraesposizione agli antibiotici. Le fluttuazioni ormonali, la composizione corporea diversa e la clearance renale influenzano profondamente il modo in cui i farmaci vengono elaborati, ma queste variabili vengono raramente considerate negli algoritmi di dosaggio standard. Il risultato? Una maggiore vulnerabilità agli effetti avversi e alle reazioni tossiche.

I giovani uomini e il sottodosaggio

Mentre le donne affrontano il rischio di sovraesposizione, i giovani uomini con clearance renale aumentata vanno incontro a un problema opposto: il sottodosaggio. Eliminando i farmaci troppo rapidamente, non mantengono i livelli terapeutici necessari, con conseguenti fallimenti del trattamento.

Il ruolo dei bias di genere nell’assistenza

Oltre alla biologia, i pregiudizi complicano ulteriormente la situazione. Le donne hanno meno probabilità degli uomini di ricevere interventi aggressivi o tempestivi nella gestione della sepsi. Le disparità derivano da un’interpretazione errata dei sintomi, da comportamenti di ricerca dell’assistenza sanitaria differenziati o da pregiudizi impliciti radicati nei sistemi di emergenza. Questi bias amplificano le già presenti differenze biologiche, compromettendo potenzialmente i risultati clinici.

Verso una medicina più personalizzata

Gli autori dell’editoriale propugnano una soluzione: il monitoraggio terapeutico dei farmaci per personalizzare il trattamento e ridurre sia la tossicità che la resistenza agli antibiotici. Inoltre, invitano la comunità scientifica a integrare protocolli di ricerca consapevoli di sesso e genere. Un dato preoccupante: meno del 30% degli studi attuali riporta dati stratificati per sesso.

«Comprendere le differenze determinate dal sesso e dal genere è essenziale per far progredire la medicina personalizzata e rappresenta un impegno per ridurre il divario di equità», conclude il Prof. Rello. Un messaggio chiaro: la terapia antibiotica della sepsi non può più ignorare queste differenze biologiche e assistenziali.

L’articolo completo è recuperabile al link: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2667100X2500057X?via%3Dihub

Ultimo aggiornamento

1 Novembre 2025, 12:16