Medici oltre i 72 anni in servizio nel 2026: il governo sceglie la proroga selettiva

Data:
30 Gennaio 2026

Medici oltre i 72 anni in servizio nel 2026: il governo sceglie la proroga selettiva

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Il decreto Milleproroghe consente ai sanitari del Ssn di restare al lavoro su base volontaria, ma esclude i docenti universitari. Sindacati divisi e pressioni territoriali dietro la decisione
Il governo ha deciso di prolungare la permanenza in servizio dei medici del Servizio sanitario nazionale. La misura, che sarà inserita nel decreto Milleproroghe attraverso un emendamento governativo, consente ai sanitari di restare al lavoro su base volontaria fino al compimento del 72° anno di età, almeno per tutto il 2026.

Si tratta di una risposta, seppur temporanea, alla cronica carenza di personale medico che affligge il sistema sanitario italiano, particolarmente nelle aree periferiche del Paese dove le difficoltà organizzative sono più acute e i rischi di disservizio più concreti.

L’esclusione che spacca il provvedimento

Il provvedimento contiene però un’esclusione rilevante che ha attirato critiche: i docenti universitari che svolgono attività assistenziali resteranno fuori dalla proroga, che per loro è scaduta il 31 dicembre 2025. Questa esclusione non è casuale, ma deriva da un preciso indirizzo del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), come confermato dalla relazione tecnica allegata all’emendamento.

In Commissione Bilancio alla Camera erano stati presentati emendamenti alternativi da Fratelli d’Italia (5.13 e 5.19), Lega (5.16) e Partito Democratico (5.14 e 5.15), tutti orientati a consentire la permanenza in servizio fino a tutto il 2026 per l’intera platea dei medici, senza distinzioni. Tuttavia, il governo ha preferito mantenere la discrimine tra operatori ospedalieri e accademici.

Contratti flessibili per i medici in quiescenza

L’emendamento governativo prevede inoltre una misura aggiuntiva: i medici già in quiescenza potranno stipulare contratti di collaborazione o incarichi di lavoro autonomo di durata non superiore a sei mesi. Una formula flessibile che consente di attingere a risorse già formate senza impegnarle stabilmente.

Il fronte dei sindacati

La misura è stata fortemente sostenuta dal sindacato Cimo-Fesmed, che rappresenta i medici di medicina generale e gli specialisti, vedendo in essa una soluzione alla pressione organizzativa sui reparti. Tuttavia, ha incontrato fin dall’inizio la netta opposizione dell’Anaao Assomed, il sindacato che rappresenta la dirigenza medico-ospedaliera. Quest’ultimo ha espresso preoccupazioni significative per le ricadute sul piano contrattuale e sull’organizzazione del lavoro, temendo possibili squilibri negli equilibri professionali all’interno delle strutture sanitarie.

Le spinte territoriali dietro la decisione

A spingere per un intervento rapido del governo sono state soprattutto emergenze territoriali concrete, manifestatesi con particolare evidenza in alcune regioni. In prima linea gli esponenti di Forza Italia, in particolare il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e il vice capogruppo alla Camera Francesco Cannizzaro, che hanno fatto della carenza di personale medico uno dei temi prioritari dell’agenda politica regionale. Per mesi, una mobilitazione popolare ha infatti protestato contro il rischio di chiusura di strutture sanitarie strategiche, trasformando la questione in un nodo politico irrinunciabile per l’esecutivo.

Ultimo aggiornamento

1 Febbraio 2026, 18:13