Le inaccettabili differenze tra le Regioni in termini di tempi e qualità delle prestazioni sanitarie portano a un SSN a più velocità
Data:
27 Febbraio 2026
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DISUGUAGLIANZE REGIONALI: QUALI SONO LE PRINCIPALI CATEGORIE A RISCHIO?
persone a basso reddito o a rischio di povertà, che presentano una probabilità significativamente maggiore di rinunciare a visite mediche o trattamenti per motivi economici, soprattutto nelle regioni del Sud Italia;
anziani e soggetti con malattie croniche o disabilità, che incontrano più frequentemente barriere di accesso, come lunghe liste d’attesa e costi elevati per prestazioni specialistiche e odontoiatriche.
individui con basso livello di istruzione, che risultano più vulnerabili nell’accesso alle cure e nella fruizione dei servizi sanitari.
immigrati, che presentano un rischio aumentato di bisogni sanitari insoddisfatti, legati sia a barriere economiche che organizzative.
donne, che in alcune aree sono penalizzate da minore copertura dei programmi di screening oncologici (mammella, cervice, colon-retto), con tassi di adesione molto più bassi nel Sud rispetto al Nord.
residenti nelle regioni meridionali e nelle aree interne, che subiscono una minore disponibilità di strutture sanitarie di qualità, maggiori difficoltà di trasporto e una più alta mobilità sanitaria passiva verso le regioni del Nord.
Queste disuguaglianze sono attribuibili a fattori economici, organizzativi e sociali, e si traducono in una ridotta aspettativa di vita e in una peggiore qualità della salute nelle popolazioni più svantaggiate.
COME AGISCONO LE DISUGUAGLIANZE LEA SUI PIÙ FRAGILI?
Le disuguaglianze nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) hanno effetti particolarmente negativi sui gruppi vulnerabili come gli anziani, le persone con disabilità e chi ha basso reddito.
Gli anziani che vivono in aree svantaggiate o con basso reddito presentano una ridotta aspettativa di vita attiva e una maggiore percentuale di vita residua con disabilità, a causa di minore accesso a cure preventive, servizi di assistenza domiciliare e supporti ambientali adeguati. Le persone con disabilità, soprattutto se a basso reddito e prive di adeguata protezione sociale, sono esposte a un maggiore rischio di rinunciare o ritardare cure necessarie, con conseguente aggravio del carico finanziario e peggioramento dello stato di salute. Coloro che hanno basso reddito subiscono una maggiore probabilità di non avere un medico di riferimento, di non accedere a screening precoci, di ricevere cure di qualità inferiore e di dover affrontare costi sanitari insostenibili, con effetti cumulativi negativi sulla salute fisica e mentale.
Queste disuguaglianze si traducono in una maggiore incidenza di malattie croniche non gestite, peggioramento della disabilità funzionale, aumento della mortalità e ridotta qualità della vita nei gruppi vulnerabili.
QUALI SONO GLI EFFETTI DELLA MOBILITÀ SANITARIA INTERREGIONALE SUI PAZIENTI VULNERABILI COME ANZIANI, PERSONE CON DISABILITÀ E INDIVIDUI A BASSO REDDITO, E SUI LORO FAMILIARI?
Per gli anziani e le persone con disabilità, la necessità di spostarsi fuori regione per accedere a cure di qualità comporta difficoltà logistiche, stress fisico e psicologico, e può aggravare la condizione di salute, soprattutto per chi ha limitata autonomia o mobilità ridotta. La letteratura evidenzia che la mobilità è fortemente condizionata dalla disponibilità di mezzi di trasporto e dal supporto familiare; gli anziani con ridotta mobilità, in particolare nelle aree rurali, rischiano di non poter accedere alle cure necessarie.
Per gli individui a basso reddito, i costi associati agli spostamenti (viaggio, alloggio, assenza dal lavoro) rappresentano una barriera significativa, che può portare a rinuncia o ritardo delle cure, con conseguente peggioramento dello stato di salute e aumento delle disuguaglianze. La mobilità sanitaria tende a favorire chi ha maggiori risorse economiche e relazionali, penalizzando ulteriormente i gruppi svantaggiati.
I familiari dei pazienti vulnerabili sono spesso coinvolti come accompagnatori, con impatti rilevanti sulla loro vita lavorativa, economica e sociale. L’assistenza a distanza può generare stress, costi aggiuntivi e difficoltà organizzative, soprattutto quando la rete di supporto locale è carente.
In sintesi, la mobilità sanitaria interregionale può accentuare le disuguaglianze di accesso alle cure, aggravare il carico assistenziale sui familiari e peggiorare gli esiti di salute nei gruppi vulnerabili.
Tutte queste argomentazioni hanno portato il parlamento a indagare in commissione Affari Sociali della Camera su iniziativa del Movimento Cinque Stelle attraverso un’indagine conoscitiva sui livelli essenziali di assistenza (LEA).
Documento della Commissione Affari Sociali della Camera sui livelli essenziali di assistenza in Italia.
CONTESTO E MOTIVAZIONI
Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), fondato sui principi di universalità, uguaglianza ed equità, presenta marcate differenze territoriali nella qualità e quantità dei servizi tra regioni, riguardanti:
• Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e loro erogazione
• Tempi di attesa per visite e prestazioni specialistiche
• Dotazione infrastrutturale e tecnologica
• Capacità di spesa sanitaria pro capite
La pandemia Covid-19 ha evidenziato la fragilità e disomogeneità del sistema, con conseguenze sanitarie e sociali eterogenee, particolarmente gravi nelle regioni con servizi più deboli.
SITUAZIONE ATTUALE (sui dati 2023)
Adempimento LEA:
• Solo 13 regioni su 21 risultano adempienti ai LEA (stesso numero del 2022)
• Regioni adempienti: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, PA Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto
• 8 regioni inadempienti, con insufficienze in una o due aree
Divario Nord-Sud:
• Differenza di 2 anni di aspettativa di vita tra Nord e Sud
• Alta mobilità sanitaria interregionale dalle regioni “deboli” verso quelle più efficienti
• Disuguaglianze territoriali, di genere e socioeconomiche nell’accesso alle cure
OBIETTIVI DELL’INDAGINE
- Analizzare le differenze regionali nei servizi sanitari (LEA, tempi d’attesa, mobilità sanitaria, indicatori di salute)
- Approfondire le cause strutturali, finanziarie e organizzative del divario territoriale
- Valutare l’efficacia del commissariamento sanitario regionale
- Esaminare i criteri di riparto del Fondo Sanitario Nazionale
- Rilevare gli effetti del PNRR (Missione 6 – Salute) sui divari territoriali
- Analizzare l’impatto della mobilità sanitaria passiva
METODOLOGIA
Audizioni previste (24 categorie di soggetti):
• Istituzioni centrali (Ministeri, Corte dei Conti, Consiglio di Stato)
• Enti tecnici (ISS, Agenas, ISTAT, ANAC)
• Rappresentanze regionali e locali (Conferenza Regioni, assessori, ASL)
• Centri di ricerca e fondazioni (GIMBE, CERGAS, SVIMEZ)
• Ordini professionali e sindacati
• Associazioni di pazienti e consumatori
• Esperti universitari
Missioni territoriali presso realtà di maggior interesse
Conclusione prevista: 30 giugno 2026
STRUMENTI DI MONITORAGGIO
• Nuovo Sistema di Garanzia (NSG): 88 indicatori (26 attualmente utilizzati) suddivisi in prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera
• Soglia di adempienza: minimo 60 punti su 100 in tutte e tre le aree
• Aggiornamento LEA approvato dalla Conferenza Stato-Regioni (ottobre 2025)
Il DOmuento originale è rintracciabile al link: https://storagehub.homnya.net/cmsimage/2026/01/Programma-indagine-conoscitiva.pdf.
Ultimo aggiornamento
4 Febbraio 2026, 12:56
Messina Medica 2.0