Carlino Mezzolitro e lo chef pluristellato
Data:
1 Aprile 2026
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carlino
Carlino Mezzolitro, era un morto di fame… nel senso letterale del termine.
Il frigo e la dispensa di casa era simili in tutto e per tutto al deserto del Sahara…
Si, qualche piccola oasi, un ciuffo di verdure, una crosta di formaggio, qualche
mela rubata all’amico fruttarolo, tale Cosimo, anche lui, poverissimo…
E quindi i morsi della fame. Tanta. E la cintura da stringere, sempre più stretta,
e la malanova da mandare al nemico di sempre, l’origine di tutto suoi mali,
Lui, il Vecchio detto il Saggio.
Maledetto Lui, e quella mania del bene sempre e solamente gratis!
E sempre Lui al telefono. Con quella voce stridula e gracchiante che avrebbe spaventato
anche il leone più spavaldo della Savana.
-Carlino, Carlino, il mio amico chef pluristellato, pluripremiato, pluriosannato,
lui, il mitico, l’unico, Pinuccio Cavaturracciolo è in piena crisi depressiva!
-Certo che è depresso, con quel pancione! Chissà quanto mangia! Ma si,
beato lui che può! Ma sa che le dico? Giustizia! Per i morti di fame e in linea
(chiaramente) come me!
-Ma non dire queste cose… e poi magari, si vive di più.
Ironico.
-Peccato che noi eroi delle favole non moriamo!
-Eh, già, a questo non avevo pensato…ma insomma, che fai? Vieni?
Fu un obbedire infastidito e ostile, ma, malgrado sé, andò in via dei
Sogni che ne So.
-Caro, caro, Carlino, aiutiamo quest’uomo fragile.
-Fragile non direi, a occhio dovrebbe pesare centocinquanta chili!
-Fragile, psicologicamente, intendevo. Sai, malgrado i soldi, soffre…
-Dovrei preoccuparmi per un ciccione e pure danaroso, io, che
soffro la fame e sono in bolletta?
Il Vecchio detto il Saggio insolitamente duro.
-Si devi, senza dubbio devi.
E così, a malincuore, partì, per una nuova avventura.
Arrivò a Napoli, a Margellina, nel ristorante sul mare
iperlussuso, ipercaro, di proprietà del Cavaturraciolo
che giaceva su una poltrona, sconfortato.
-Ah, lei è l’amico del mio amico, il Vecchio detto il Saggio?
-Amico? Ah si, diciamo…Ma perché fa così? Il locale è
strapieno, lei è ricco e famoso…forse per il pancione?
-Ma no…si figuri? Sono nato panciuto… non saprei
vedermi.
È che come diciamo a Napoii, non tengo genio e pazzià,
non ho voglia di scherzare, di ridere, di vedere persone…
Io mi sento solo…non voglio vivere più…vede…ora
mi metto a piangere e non la finisco più. Vede, vede, i
miei dipendenti non fanno che comprare fazzoletti…
-Su, non faccia così.
Carlino Mezzolitro pensò che era l’ora di agire, prese
il fiaschetto, bevve il vino e guardò fisso negli occhi
il cuoco. Fu un attimo, l’uomo sembrò rinato e…
-Grazie, grazie, mi porti, mi porti dove io possa essere felice.
L’eroe fece un fischio e la Fata Turchina che per l’occasione
sembrava un taxi giallo, in pochi minuti li portò a Messina,
alla Stazione Centrale.
Era inverno, una di quelle sere fredde, gelate, con il maestrale
in cattedra. Tanta povera gente, alla ricerca di un riparo e un po’
di cibo.
La Turchina diede due colpi forti dì bacchetta recitando chissà
quale fortuna magica e…Piazza Stazione diventò un ristorante
all’utima moda con tanto di personale.
Carlino.
-Caro chef, il locale è servito.
-Non aspettavo altro…All’opera!!!
Si tuffò nell’opera con entusiasmo. Cucinò, cucinò, cucinò,
come un forsennato… sembrava anche lui, magico.
In men che non si dica, i senzatetto si trovarono
davanti un menù che avrebbe fatto impressione a un re.
Mangiarono, tanto, a sazietà, tanto cibo lo portarono
ai colleghi di povertà. Salutarono commossi.
-Maestro, come si sente?
-Perché, stavo male?… -ridendo- Mai stato meglio e vi prego.
Portatemi a Napoli. Tengo genio e pazzia.
Ubbidirono.
Tutto sembrava risolto. Carlino si era addirittura scordato
di passare dall’anziano malefico, trascorsero due settimane
e passò dalla Stazione per salutare i suoi amici.
Vide quello che non avrebbe pensato di vedere.
Erano lì, i suoi amici senza casa e senza affetto.
Sulle panchine, tra i cartoni, erano tristi, più tristi
del solito, da quel giorno, indimenticabile,
in cui, il cuoco vip si era dedicato a loro, dando
le sue pietanze e, soprattutto, la sua amicizia.
Carlino Mezzolitro pensò, facile, vado dal napoletano…
Convocò la Turchina, e se lo trovò davanti, mentre danzava
tra i tavoli del ristorante, una samba impazzava…
-Caro chef Cavaturacciolo, mi scusi, i tuoi fratelli della Stazione
di Messina hanno voglia di rivederti.
-So’ figlio unico, unico guaglio’…. I morti e famme, vonno a me,
ma io non voglio a isse… Vattenneee.
Umiliato, si fece portare da Leonard Albert della Mirandolis in Via
dell’Inventore Pazzo al numero che mi importa.
-Entrate, entrate… Guardate, che meraviglia! L’ombrellone bucherellato,
per chi vuole l’abbronzatura, ma poi ci ripensa, che ve ne pare?-
L’eroe non rispose avvilendosi.
-Ah, capisco… si, dovrei avere qualcosa che potrebbe giovarvi.
-Tornò dopo un’oretta buona.
-Lo sapevo che c’era, ecco a voi l’ammazzatristezza, basterà,
con questo tubo qui, cospargere la polvere nella zona….bisognerà
aspettare un po’,diciamo qualche giorno, buona fortuna.
-La Turchina si fece prestare un tappeto magico da Aladino,
e distribuì il prodotto…
Il pazzoide ingegnoso aveva ragione. La cosa funzionò.
Dopo circa una settimana tutto tornò normale.
I clochard tornarono ai panini, e agli avanzi di sempre.
La cena stellata era solo un lontanissimo ricordo.
Tranquillo, andò dal Vecchio detto il Saggio.
-Non mi dire nulla, so tutto, so tutto.
Ma lo sai che quell’infame, il supercuoco è riandato in depressione
e mi ha chiesto di nuovo aiuto. E…, e….
-E?
-E, l’ho mandato a…
-A?
-Carlino, Carlino queste storielle le leggono anche i bambini.
Francesco Certo
Ultimo aggiornamento
31 Marzo 2026, 22:05
Messina Medica 2.0