Il riconoscimento di oggetti finti da parte di Kanzi, un bonobo addestrato

Data:
16 Aprile 2026

Il riconoscimento di oggetti finti da parte di Kanzi, un bonobo addestrato

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Un recente articolo pubblicato su Science nel febbraio 2026 descrive un esperimento condotto su Kanzi, un bonobo addestrato all’uso dei simboli lessigramma, per valutare la sua capacità di rappresentare oggetti finti o immaginari. Gli autori hanno studiato se Kanzi fosse in grado di comprendere e localizzare oggetti “finti” (ad esempio, “succo” versato tra contenitori vuoti) durante interazioni guidate verbalmente. In tre esperimenti separati, Kanzi ha dimostrato di poter identificare correttamente la posizione degli oggetti immaginari, rispondendo alle istruzioni verbali degli sperimentatori.
Questi risultati suggeriscono che la capacità di formare rappresentazioni secondarie, cioè di pensare a oggetti che non esistono realmente ma sono solo immaginati, non è esclusiva degli esseri umani. Tale abilità, fondamentale per la simulazione mentale, l’attribuzione di stati mentali e la creazione di scenari ipotetici, sarebbe presente anche in primati non umani, almeno in quelli enculturati come Kanzi. Gli autori ipotizzano che questa competenza cognitiva risalga a 6-9 milioni di anni fa, all’antenato comune tra umani e bonobo.
L’esperimento ha escluso spiegazioni alternative, confermando che Kanzi non si limitava a rispondere a segnali comportamentali o ambientali, ma era effettivamente in grado di rappresentare mentalmente oggetti finti. Questo studio amplia la comprensione delle capacità cognitive dei primati e suggerisce che la rappresentazione di oggetti immaginari è una caratteristica evolutiva condivisa, utile per la flessibilità mentale e la creatività.

Si ritiene sempre più che le basi neurali dell’immaginazione e della rappresentazione secondaria nei primati coinvolgano la rete neurale di default (DMN), la neocorteccia e l’ippocampo. Studi evoluzionistici indicano che la DMN, centrale per l’immaginazione umana, presenta strutture omologhe nei primati non umani, con un’evoluzione parallela della neocorteccia e dell’ippocampo a supporto di funzioni cognitive complesse come la simulazione mentale e la rappresentazione di oggetti non presenti. Studi condotti con la risonanza magnetica funzionale sulle scimmie mostrano l’attivazione di regioni sensibili al movimento durante attività di simulazione visiva, il che è parallelo ai risultati ottenuti negli esseri umani e suggerisce meccanismi neurali condivisi per i processi immaginativi.
La ricerca comparativa sulla connettomica dimostra che parti dei sistemi DMN e dei neuroni specchio sono funzionalmente simili nei macachi e negli esseri umani, supportando la rappresentazione delle azioni altrui e la cognizione autocorrelata. Tuttavia, gli studi che confrontano specificamente bonobo ed esseri umani sono limitati. Le indagini neuroanatomiche rivelano che i bonobo possiedono un’organizzazione distinta nei circuiti socio-emotivi, come l’amigdala e la corteccia cingolata anteriore, che potrebbe essere alla base della loro cognizione sociale e potenzialmente della loro capacità di rappresentazione secondaria. Sebbene queste scoperte mettano in luce adattamenti neurali specifici della specie, i confronti diretti delle basi neurali per la rappresentazione di oggetti immaginari tra bonobo ed esseri umani restano rari.
In sintesi, la letteratura medica sostiene l’esistenza di un legame tra capacità immaginative e specifici meccanismi neurobiologici nei primati, con prove di substrati neurali condivisi e divergenti tra le specie, compresi i bonobo e gli esseri umani.

https://www.science.org/doi/10.1126/science.adz0743

Ultimo aggiornamento

10 Aprile 2026, 22:30