Il Santo Stefano di Antonello da Messina

Data:
23 Aprile 2026

Il Santo Stefano di Antonello da Messina

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di Carmelo Micalizzi

Nel salone dell’hotel Drouot di Parigi, il 16 giugno prossimo, verrà messo all’asta un inedito dipinto ad olio su tavola di Antonello da Messina (cm 30 x 21,5 x 2,9), una Testa di Giovane Santo appartenente a collezione privata il cui valore, secondo le stime, si aggirerebbe intorno a 1-2 milioni di euro1. Le notizie sulla vendita all’incanto giungono dal foglio della Connissance des arts, organo d’informazione della storica Casa d’aste Ader da decenni ospite e attiva presso l’hotel parigino2. L’attribuzione ad Antonello è stata per prima data da Michel Laclotte direttore, dal 1987 al 1992, del Museo del Louvre e, di recente, ribadita da Mauro Lucco che ha ravvisato nel frammento l’effigie di San Lorenzo3, in tale sua lettura subito seguito da numerosi storici dell’arte, e ha avanzato l’ipotesi che potesse fare parte di uno dei gonfaloni processionali commissionati ad Antonello, al suo rientro a Messina, completati, dopo la sua morte, dal figlio Iacobello4.    

Il dipinto è un frammento di una tavola di legno di pino in epoca remota resecato sui quattro lati che, in origine, raffigurava un santo in posizione eretta o a mezzo busto. L’attuale brano dell’opera ne presenta solo il volto e una parte del torace. Pure avendo la resezione rispettato con sufficienti margini l’integrità del viso vi sono particolari che richiamano l’attenzione su cui è il caso di soffermarsi. Il recente ripristino del dipinto da parte di Agnés Malpel autorevole restauratrice del ministero francese dei beni culturali ha conservato infatti quella che parrebbe una mancanza sulla tempia destra e, sul vertice del capo, lì dove pare sovrapporsi la tonsura: parte non ben leggibile perché troncata dal taglio della tavola5. Mentre la prima indica un’evidente lacuna della crosta pittorica, la seconda mostra invece una superficie integra su cui, ai margini, si sovrappongono ciocche di capelli e una strana eminenza che aggetta dal profilo del capo. Ed è proprio questa parte a condurre ad un primo riconoscimento del personaggio.  

Si è dell’avviso che il santo possa essere il protomartire Stefano con la consapevolezza che l’identificazione sia possibile solo con l’individuazione del principale suo attributo iconografico: la pietra simbolo della lapidazione. Un sasso tondeggiante, talora levigato a forma di uovo6,cosìraffigurato in numerosi dipinti tra il XV e i primi decenni del XVI secolo, in insolito equilibrio sul capo, su di una spalla o ai piedi del santo. La strana sporgenza sul capo del santo sarebbe pertanto la base di questa pietra7.

Osservando il dipinto si è pure attratti dall’espressione estatica di Stefano, dal suo sguardo irenico e pacificante rivolto ad una dimensione non umana conforme alla tradizione della visione che il santo ebbe nel suo martirio, come narrato negli Atti degli Apostoli (7,56-57): Pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, [Stefano], vide la Gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio.  e disse: «Ecco contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’Uomo che sta alla destra di Dio».            

Ci si sofferma sul ruolo di questo sguardo in estasi – così come si è accennato per la pietra – per il riconoscimento pragmatico e filologico di Stefano in possibile contrapposizione alla figura di Lorenzo. L’evento del martirio di Lorenzo, protomartire della chiesa romana, è narrata da Sant’Ambrogio: il santo risponde con rassegnata enfasi ma con lucida e consapevole fierezza al suo aguzzino che lo ha legato alla graticola poggiandola sui carboni ardenti: assum est…, versa et manduca; ovvero, inconcepibilmente: è cotto…, gira e mangia (Ambrogio, De officiis, 1, 41, 207).             

Riguardo Stefano, il protomartire gerosolimitano comprende di essere messo a morte per lapidazione su ordine del Sinedrio di Gerusalemme con l’accusa di blasfemia. Le sue tacite ultime parole non sono ferventi e sottili come quelle di Lorenzo, ma sono pacifiche e riflettono l’intensità la paradisiaca che lo attende: «Ecco contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’Uomo che sta alla destra di Dio» Atti degli Apostoli (7,58).   

Le figure di Stefano e di Lorenzo entrambi diaconi e protomartiri sono di frequente associate nel culto. Così se il primo è considerato dai Padri della Chiesa il protomartire d’Oriente, il secondo è riconosciuto protomartire di Roma: quam clarificata est Jerosolima Stephano, tam illustris fit Roma Laurentio (Leone Magno, Sermones, LXXXV, 1-5). Le vicende di Stefano sono narrate – si è detto – negli Atti degli Apostoli mentre quelle di Lorenzo si sono ispirate, fin dal XIII secolo, alla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine.

Tornando alla raffigurazione di Stefano nei dipinti realizzati in epoca anteriore alla Controriforma, in particolare quelli legati alla scena del martirio, vi è la peculiarità delle pietre scagliate per la lapidazione. Sono sassi di forma ovoidale, di grande impatto visivo, se non altro per la loro singolarità nell’invenzione della scena: poggiati sul capo, sulle spalle o presso il corpo del santo. Si rammentano tali sembianze di Stefano nelle opere di Giotto8, di Carlo Crivelli9, di Donatello10, di Francesco Casella11. Notevole rappresentazione è quella di Gentile da Fabriano12, una tavola a tempera e oro, in cui il santo, inginocchiato, prega impassibile con una pietra tonda che lo ha ferito poggiata in precario equilibrio in cima al capo. Dopo il Concilio di Trento (1545-1563) le raffigurazioni di Stefano si moltiplicano, realizzate con scene più complesse e realistiche che prescindono dal simbolismo delle pietre, preferendo la drammaticità della rappresentazione.    

È pertanto il sasso che nella piccola tavola di Antonello, miratamente tagliata sul margine superiore, s’intravede in cima al capo del primo martire, insieme al suo sguardo in estasi13 e alle labbra pacatamente chiuse che permettono di identificarlo.   

Il giovane Stefano veste la dalmatica, la tunica indossata dai diaconi. L’ampio bavero è fermato davanti da due larghe, bianche fettucce di lino ammirevoli per l’estremo realismo della trama tessile. Le intense gradazioni cromatiche del colletto, tra il verde chiaro e il verde molto scuro, danno prospettiva al volto e si distinguono per il contrasto dei colori caldi del damasco rosso, dei ricami in seta, dei fili d’oro nei lacerti che s’intravedono nel dipinto in basso.

Le pennellate sono modellate dalla luce passando da zone d’ombra a lumeggiature più chiare che rendono il viso di Stefano reale risaltandone l’incarnato. La cura della pelle è uno degli elementi dell’arte di Antonello caratterizzata dal realismo dei personaggi. L’incarnato del volto di Stefano è modellato da una luce calda e radente che impreziosisce la volumetria del volto, la morbidezza delle guance, la delicata stesura delle labbra chiuse che ribadiscono la risposta del silenzio, la voce della meditazione interiore e della dignità e, non ultima, la languida profondità dello sguardo. Giusto lo sguardo rapito di Stefano merita un commento: possiede un’espressione mistica rivolta a una dimensione non reale. Il volto riflette serenità, consapevolezza e accettazione profonda. L’espressione del santo è contemplativa. Il volto è inclinato a sinistra (per chi osserva il dipinto) e lo sguardo si sperde in una dimensione che non è di questo mondo.   

Gli occhi, staccati dalla realtà, sono resi con dettagli minuziosi. Quello destro è particolareggiato nelle gradazioni cromatiche cangianti, nelle iridescenze dell’iride che paiono non rispecchiare le dimensioni di questo mondo mentre la pupilla dell’occhio sinistro è uno specchio oscuro che riflette ancora la realtà terrena. È lo sguardo che svela come il viso, rivolto al centro, potrebbe compensare la presenza di un altro santo, forse Lorenzo, che avrebbe occupato la parte destra, simmetrica e contrapposta di un trittico.    

Antonello dipinge i capelli con un’acribia che sfiora le dimensioni minime visibili, curandone il realismo, modellati nell’impostazione figurativa del soggetto con senso del volume e con la tendenza ad interpretare il volto come un perfetto ovale14. Il volto del martire possiede una vitalità espressiva grazie anche al dettaglio delle ciocche: tagliate alla maniera dei diaconi, corte sulle tempie, sulla fronte e al vertice del capo dove paiono sovrapporsi ad una chierica, lì dove poggia il sasso simbolo della lapidazione. I capelli svolgono un ruolo nella creazione di ombre e luci rendendo il personaggio reale e credibile; insieme allo sguardo estatico e ai tratti del volto contribuiscono a comunicare la presenza di una intensa vita interiore esaltata dalla consapevolezza del martirio. Un volto iscritto in un disco dorato, in una aureola qui discretamente decorata con una lieve punzonatura ai margini, un nimbo che ha l’efficacia di enfatizzare la spiritualità della figura.

Il dipinto di Stefano protomartire, realizzato da Antonello verosimilmente durante il suo soggiorno veneziano (1475-1476), è permeato da un impareggiabile afflato che anima la serenità del volto e l’accettazione del martirio.

È auspicio (e atto dovuto) che la Regione Siciliana avvii in tempi brevi una trattativa con il proprietario del dipinto e con la Casa d’aste parigina reperendo fondi adeguati prima ancora che inizi la procedura d’incanto, bloccandola prima che prenda il suo corso il prossimo 16 giugno: aprire una contrattazione privata, circostanziando il diritto di prelazione e la volontà d’acquisto della piccola tavola di Antonello. Diversamente il prezioso dipinto verrà acquisito da un collezionista straniero o, nella migliore dell’ipotesi, avrà una sede definitiva in un museo forse d’oltralpe recedendo irrimediabilmente il legame con i luoghi che hanno dato i natali ad Antonello. Si proceda pertanto ad acquisire la tavola destinandola decisamente a Messina, città perennemente minimizzata nelle scelte che contano, e al Mu.Me., che – dopotutto – di Antonello possiede solo il patrimonio immateriale della memoria e il polittico di San Gregorio.   

NOTE

1 C. Micalizzi, Dipinto di Antonello all’asta. Sicilia se ci sei batti un colpo in «Gazzetta del Sud», 21.04.2026, p. 16; Messina Medica 2.0 del 21.04.2026, «Antonelliana» 2, Incanto parigino per Antonello da Messina. Comunicato stampa della Casa Ader. Il 02 aprile 2026 è stata data la notizia che il dipinto sarà messo all’incanto in data 16 giugno dalla rivista Gazette dell’hôtel Drouot, organo d’informazione della storica Casa d’Aste.  

2 Il complesso dell’hotel ospita la Casa d’aste Ader, la più famosa della capitale francese. Fondato nel 1852, l’hotel Drouot si affermò in breve, per collezionisti e mercanti d’arte, come uno dei più qualificati riferimenti del mercato d’arte europeo. Dal 1980 vi si svolgono non meno di 3500 vendite all’anno. Le aste sono annunciate sulla Gazzetta dell’hotel periodico settimanale reperibile nelle edicole parigine.

3 Quadro perduto di Antonello da Messina all’asta a Parigi, Rai News, 03.04.2026; Antonello da Messina. Scoperto un nuovo dipinto, Finestre sull’Arte, 04.04.2026; Un altro inedito di Antonello da Messina all’asta a Parigi: il valore oscilla tra 1 e 2 milioni di euro, Gazzetta del Sud online, 04.04.2026; Parigi, Va all’asta un inedito di Antonello, Lettera Emme, 04-04-2026; Inedito di Antonello da Messina all’asta a Parigi: il “Viso di giovane santo”, Stampa libera, 04.04.2026; Un dipinto attribuito ad Antonello da Messina verrà battuto all’asta. Proposta una raccolta firme per portarlo in città, Messina Today, 04.04.2026; L’inedito di Antonello all’asta. La petizione, Tempo Stretto, 04.04.2026         

4 Al suo rientro a Messina dopo la lunga parentesi veneziana e stando ai documenti d’archivio pervenutici, Antonello, il 20 giugno 1477, si impegna di eseguire un gonfalone raffigurante la Vergine Maria subelevata e quattro angeli per la chiesa dell’Annunziata di Ficarra. Il 5 novembre 1478, Antonello s’impegna a realizzare una bandera per Ruggero De Luca di Randazzo raffigurante la Vergine Maria seduta e quattro angeli ai lati. Sarà Iacobello a completare e a consegnare ai committenti alcune opere incompiute dal padre. Gli atti notarili giuntici rimandano ad alcuni dipinti per la chiesa di Santa Maria della Carità di Catania (atto del 26 marzo 1479) e un gonfalone per la chiesa di San Michele dei Disciplinanti di Catania (atto del 6 marzo 1480).  

5 Supponendo un grave degrado, una qualsiasi causa che abbia motivato la resezione della tavola, è verosimile che sia stata miratamente tagliata sul lato superiore, preferendosi l’immagine di un generico santo martire anziché di un Santo Stefano raffigurato con un sasso in cima al capo: è stata eliminata pertanto la traccia del sasso.   

6 Riguardo la raffigurazione della pietra nel martirio di Stefano è stato suggerito che possa essere interpretata non solo come strumento di morte ma – nella forma della pietra/uovo – anche come simbolo della nascita spirituale alla vita eterna. 

7 C. Micalizzi, Dipinto di Antonello all’asta. Sicilia se ci sei batti un colpo in «Gazzetta del Sud», cit.

8 Giotto (1267-1337), Santo Stefano, tempera e oro su tavola, 1330-1335, Museo Home, Firenze. È un frammento facente parte, in origine, di un polittico.

9 Carlo Crivelli (1435-1495), Santo Stefano, tempera su tavola, 1476, National Gallery, Londra.   

10 Donatello (1386-1466), Santi Stefano e Lorenzo, stucco, ca. 1425-1445, Basilica di San Lorenzo, Firenze.

11 Francesco Casella (secolo XVI), Lapidazione di Santo Stefano, pittura ad olio, 1510-1517, Pinacoteca di Brera, Milano.

12 Gentile da Fabriano (1370-1425), Lapidazione Di Santo Stefano, tempera e olio su tavola, 1423-1425, Kunsthistorisches Museum, Vienna

13 Si evidenziano i luminosi cromatismi e i riflessi cangianti presenti nell’occhio destro del santo. É una semplice riflessione ma si è dell’avviso che la particolare ri-flessione della luce abbia un simbolismo spirituale. L’iridescenza dell’occhio destro di Stefano – in contrapposizione alla normale raffigurazione dell’occhio sinistro – è lo specchio della sua anima che è sulla soglia del Paradiso e comincia a intravederne lo splendore.    

13 L’elegante, raffinato, proporzionato volto ovale del santo rimanda chiaramente ai volti della Vergine Annunciata di Palermo, della Madonna della Pala di San Cassiano di Vienna e del San Sebastiano di Dresda, ribadendo come questi dipinti possano essere stati realizzati in tempi fra loro prossimi.  

Ultimo aggiornamento

23 Aprile 2026, 00:03