La salute un diritto dimezzato e le prospettive italiane in un tempo difficile
Data:
22 Aprile 2026
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di Antonino Arcoraci
La lettura dell’articolo di Giuliana Morsiani intitolato “Articolo 32, un diritto dimezzato” e quello di Ester Maragò su una “Longevità consapevole”, mi portano a constatare quanto, in parte, siano disattesi i principi costituzionali in Italia, e quanto è dovere, nell’ipotesi di avviare modelli sostenibili per una longevità in salute.
Il primo richiama l’art 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, garantisce cure gratuite agli indigenti”; l’art. 1: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”; l’art. 41: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Tutti finalizzati alla tutela della integrità della persona – quale che sia l’età e il sesso – nel contesto ambientale e di lavoro “sicuro e salubre”.
Il secondo, di Ester Malgò ipotizza modelli di avviamento a una longevità sostenibile e in salute, basato su aspetti e possibilità discussi da “Camerae Sanitatis” – format editoriale multimediale – che vuole il dialogo tra il mondo della “politica” e i “professionisti della salute” con l’obiettivo: creare uno spazio di confronto su temi cruciali della sanità italiana, alla luce dell’innovazione tecnologica, mirando alla prevenzione, gestendo la governance farmaceutica, sostenendo il S. S. N. fortemente in crisi.
Vivere e fare vivere la longevità consapevole è un diritto dell’anziano che il nostro ordinamento qualifica e classifica “inviolabile”. In Italia è ancora garantito e supportato dalla riforma sanitaria voluta con la legge 833, dal 1978, come Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e che si adopera ed opera – anche se non più nelle dimensioni e con le garanzie di prima – per tutelare e mantenere “il diritto alla salute dell’anziano e non solo.
Le grandi difficoltà degli ultimi tempi, i grandi costi, non la rendono gestibile in maniera funzionale. Le due componenti: la “mortalità prevenibile”, legata principalmente alla prevenzione primaria e alla promozione di stili di vita salutari, e la “mortalità trattabile”, associata alla capacità del sistema sanitario di diagnosticare e curare tempestivamente alla luce delle moderne tecnologie, non rispondono più alle esigenze. I divari di genere sono sempre più ampi, la mortalità evitabile è quasi doppia negli uomini, esistono forti differenze territoriali con tassi più alti al Sud e nelle Isole; dilaga il disagio psicologico specie tra gli anziani, aumentano le disabilità legate all’età e al Paese che invecchia e si ammala.
Quello che prima era “eccezione”, ora rischia di esplodere. Ha bisogno di “exit strategy” per frenare il decadimento del quale, l’atteggiamento “apatico” rende prigionieri e conniventi di un lassismo diffuso e spesso soggiogato a piccoli e grandi interessi”. Le liste di attesa negli ospedali si allungano sempre di più, la necessità porta al privato che si arricchisce a scapito del malato, sempre più non in condizioni economiche buone e dell’anziano pensionato che, avanti negli anni, è sempre più bisognevole di cure.
Siamo in una fase di default che Erminio D’Annunzio chiama “Sanità malata”. Lo dichiarano le istituzioni che si occupano di sanità, i partiti, i sindacati, gli Ordini, le Associazioni Scientifiche. Lo ha detto e poi scritto scritto nella sua relazione, il Presidente Poerio al 59° Congresso di Riccione auspicando “un ripensamento dei modelli di welfare per garantire anche un invecchiamento sano e attivo della popolazione”. Lo confermano i dati ISTAT che, a fronte di una popolazione che numericamente decresce, assieme alla diminuzione delle nascite, porta come paradosso, una vita media che continuamente – anche se negli ultimi periodi frenata dall’aumento dei bisogni sempre più necessari – fino all’assistenza continua degli anziani.
Siamo il Paese con la popolazione più longeva al mondo, secondo solo al Giappone, dove nel 2050 gli ultrasessantacinquenni supereranno il 34% della popolazione, il 19 % della popolazione ha smesso di curarsi, rinuncia alle visite specialistiche o a fare gli accertamenti di laboratorio e strumentali per le lunghe liste d’attesa o la impossibilità di ricorrere al privato.
“La longevità” che ha fatto guadagnare anni alla vita, non ne assicura più la qualità”.
Questo fa pensare! Impone una svolta radicale, ad incominciare dal mantenere i “pensionati sani” in attività lavorativa, magari con l’aiuto, per quanto possibile, delle nuove tecnologie che rendono il lavoro più facile facendo dell’invecchiamento della popolazione – oggi un peso – una opportunità per tutti.
La sanità che è un diritto, non deve essere “servizio compassionevole”, deve riprendere il suo ruolo programmatico, operativo, assistenziale e comportamentale; deve mirare alla qualità, all’abolizione degli sprechi, alla eliminazione delle differenze. Deve sostenere gli alti costi, senza considerarli solo spese, ma investimento supportato da una politica inclusiva e mirata per tutti.
L’Italia deve investire sul monitoraggio dell’accesso ai servizi, renderli fruibili. Deve applicare le nuove tecnologie nei diversi settori della sanità, favorire la ricerca e l’innovazione. Deve garantire stili di vita dall’inizio della vita, alla fine dell’esistenza umana.
Lo ha ricordato il Presidente Mattarella quando ha parlato di tutela del diritto alla Salute “sin dalla nascita”, lo sostiene l’OMS con lo slogan: “Un inizio sano, un futuro pieno di speranza”.
Oggi, in Italia, le carenze, sono tantissime, la gestione della sanità alle regioni ha portato all’umiliante affermazione che il sud è sempre più a Sud e il Nord è sempre più a Nord. La recentissima statistica sulla funzionalità delle strutture sanitarie, riporta l’Ospedale Niguarda di Milano come il miglior ospedale italiano e tutti gli altri “Smart”. GIMBE, nella geografia territoriale, ricorda che la Lombardia con il 22,8%, l’Emilia-Romagna con il 17,1% e il Veneto con il 10,7% raccolgono oltre il 94% del saldo attivo della mobilità sanitaria. Abruzzo, Calabria, Campania, Sicilia, Lazio e Puglia insieme costituiscono il 78,8% del saldo passivo, ovvero la differenza tra risorse ricevute e versate. Per l’assistenza agli anziani, ci sono pochi i posti nelle RSA, il numero dei geriatri è 3.7 per ogni 10.000 persone. Cresce il privato, c’è una grande mobilità sanitaria interregionale.
Giacomo Caudo, Presidente OMCEO Messina, in un suo recente articolo su Messina medica, ha scritto: “si crea un mix esplosivo che, nell’impossibilità di soddisfare tutte le richieste, sfocia nella sindrome da burnout, una condizione di esaurimento fisico e psicologico che mina la qualità delle cure e l’integrità professionale”.
Francesca Moggi impegnata nell’assistenza primaria territoriale (MMG, PLS, CA) e nei Pronto Soccorso, sul Quotidiano on line di Informazione Sanitaria del giovedì 22 maggio 2025, ha scritto: “Negli ultimi mesi si parla di riforma del SSN territoriale solo per ciò che prevede la riorganizzazione e il cambiamento a carico del personale sanitario. Non la ritiene una riforma incisiva del SSN capace di coinvolgere attivamente anche i cittadini, di promuovere educazione sanitaria, creare una nuova coscienza civica nell’italiano medio. Lei propone – forse in maniera utopistica – l’introduzione di una sorta di carta elettronica caricata a punti o crediti, rinnovabile, che consente l’accesso gratuito a tutte le prestazioni necessarie. Un nuovo modo di afferire alle prestazioni con la consapevolezza dell’utente e la responsabilità del prescrittore. Un servizio che, a suo avviso, salvaguarda la gratuità a chi ha realmente bisogno, educa la popolazione, riduce il sovraccarico di prestazioni, contiene la spesa sanitaria, induce l’autolimitazione. Aggiunge: “Magari non sarà la risposta definitiva, forse è una proposta inadeguata, ma è la voce di chi vive quotidianamente la propria professione nel cuore del SSN”.
Dino Bramante, in una sua visione futuribile in cui Genetica e Intelligenza Artificiale ridisegnano la cura personalizzata, si preoccupa delle disuguaglianze.
La gente non fa prevenzione, non si aiuta con i gesti quotidiani, non fa allenamento facile camminando a passo sostenuto, non sale e scende le scale rapidamente, non fa attività dinamiche che coinvolgono anche i familiari.
La gente ha bisogno di essere indirizzata con le parole autorevoli degli esperti e anche con i sistemi di informazioni, oggi alla portata di tutti. Lo Stato, le tante commissioni scientifiche e consultive, debbo farsene carico per avviare un sistema più inclusivo; debbono delineare strategie condivise, rafforzare le competenze interculturali degli operatori, migliorare l’accesso ai servizi.
In un Paese sempre più plurale, la capacità di riconoscere e gestire la complessità, diventa una condizione imprescindibile per una sanità davvero efficace con un’assistenza territoriale facilitata dalla presenza delle case della Comunità, degli Ospedali di Comunità. Il Fascicolo Sanitario Elettronico – ancora incompleto e poco utilizzato ma assai importante nell’assistenza sanitaria e sociosanitaria – sia completato. Il SSN diventi sempre più ibrido, con una sanità pubblica al primo posto e il privato e le assicurazioni, una scelta. La comunicazione digitale sia strumento imprescindibile nel territorio e negli ospedali. La prevenzione anche con lo screening e il Garante svolgano il loro ruolo medico e giuridico-documentale. Aiutino a prevenire le malattie, a fare informazione, a organizzare i sistemi, a formare il personale sanitario a tutti i livelli, a gestire la disciplina medica: dalla struttura dei locali al medicamento. La trasparenza e la formazione siano pilastri della compliance. Il filo conduttore sia professionalità e trasparenza: non più utente che raggiunge un servizio, ma il servizio a disposizione dell’utente, l’anziano in particolare. Medici, assistenti sociali, farmacie e terzo settore rispondano ai bisogni locali. Ogni malato abbia l’informazione che gli è dovuta, il supporto psicologico, la disponibilità dei caregiver.
Facciano capire – come scrive Ennio Tasciotti – che i geni influenzano le scelte quotidiane solo nel 20-30%, la longevità compatibile nel 70-80% degli anziani, è il risultato di “stili di vita, nutrizione e socialità”. Che l’efficienza della massa muscolare e la capacità di autogestirsi, anche mentalmente, è frutto dell’apporto adeguato di amminoacidi, di macro e micronutrienti fondamentali per la funzionalità dell’organismo, soprattutto per l’efficienza. Che l’attività fisica aerobica migliora la mobilità, la salute cognitiva.
Anna Rosa Racca sottolinea la valenza delle farmacie come presidio di prossimità. Alla vendita aggiungono la competenza per dare indirizzo nella posologia dei farmaci, fare screening, dal pressorio al glicemico.
L’obiettivo deve essere “non solo vivere a lungo, ma vivere meglio”, con l’autonomia, la salute fisica e mentale che facilita il vivere sociale.
La sfida italiana deve essere: trasformare le conoscenze scientifiche in innovazioni sociali e tecnologie digitali, in strumenti concreti per una società sana, inclusiva e sostenibile per tutte le generazioni. Alfabetizzare alla salute, accompagnare i cittadini verso comportamenti salutari.
Papa Francesco considerava i tagli alla sanità “un oltraggio all’umanità”; si auspicava una sanità “umana”, “della porta accanto”, in cui la salute non è solo assenza di malattia, ma pienezza di vita, in cui gli operatori sanitari siano “silenziosi artigiani della cultura della prossimità”. A lui viene – forse erroneamente – attribuita la frase: in ospedali si veda un omofobo salvato da un medico gay. Un medico privilegiato che salva la vita di un mendicante…. che tocca le ferite delle persone; un ospedale in cui mondi diversi si intersecano”
Ultimo aggiornamento
21 Aprile 2026, 22:44
Messina Medica 2.0