Negli ultimi 200 anni gli italiani hanno un’aspettativa di vita maggiore di 54 anni
Data:
30 Aprile 2026
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Il documento “La salute: una conquista da difendere” (Istat, diffuso in occasione della Giornata Mondiale della Salute 2026 e ospitato su piattaforma Homnya) offre un’ampia fotografia delle condizioni di salute degli italiani nel lungo periodo, con dati storici che vanno dalla fine dell’Ottocento ai primi anni 2020.
Progressi generali in salute
Il report mostra che in meno di due secoli gli italiani hanno guadagnato circa 54 anni di vita, passando da una situazione in cui un quarto dei decessi avveniva entro il primo anno di vita e l’età mediana alla morte si fermava intorno ai 25 anni, a un Paese tra i più longevi al mondo.
Nel corso del Novecento e del primo ventennio del Duemila si è assistito a una forte riduzione della mortalità infantile, a una progressiva scomparsa delle malattie infettive come causa principale di morte e a un netto aumento della speranza di vita alla nascita, oggi tra le più alte in Europa.
Cambiamento delle cause di morte
Nella seconda metà del Novecento le principali cause di morte sono passate dalle infezioni a malattie cronico degenerative, come le malattie cardiovascolari e i tumori, con una progressiva riduzione dei tassi di mortalità per queste patologie grazie a migliori prevenzione, diagnosi e trattamenti.
Nel XXI secolo aumentano invece i decessi legati a malattie croniche, in particolare per patologie cardiovascolari e neoplastiche, con un ruolo crescente dell’invecchiamento della popolazione e degli stili di vita poco salutari, pur in presenza di un calo relativo dei tassi standardizzati.
Percezione soggettiva di salute
La maggioranza degli italiani dichiara di sentirsi in buona salute, con una significativa riduzione della percentuale di persone che si descrivono in “cattiva salute”, scesa dall’8% nel 1995 al 5,5% nel 2025 circa.
Questo miglioramento è più marcato nelle fasce più anziane, che oggi, pur invecchiando, riportano una condizione di salute soggettiva migliore rispetto a 20–30 anni fa, a conferma di un invecchiamento progressivamente più “sano”.
Malattie croniche e nuovi rischi
Parallelamente al miglioramento generale, aumentano i casi di diabete, obesità e ipertensione, malattie che oggi riguardano percentuali crescenti di popolazione e che rappresentano una delle principali sfide future per il sistema sanitario.
Nel 2025 il 6,4% della popolazione è affetta da diabete contro il 2,9% del 1980, mentre l’obesità riguarda l’11,6% delle persone (5,9% nel 1990), con maggior prevalenza tra uomini, persone con livello d’istruzione più basso e residenti al Sud.
Stili di vita e fattori di rischio
Il fumo resta un fattore cruciale per la salute, ma il rapporto registra una netta riduzione del numero di fumatori forti (più di 20 sigarette al giorno) e un calo generale della prevalenza di fumatori, anche se la quota di ex fumatori resta elevata e testimonia la diffusione del tabagismo nelle generazioni passate.
I consumi di alcol si mantengono alti, in particolare tra gli uomini e nelle fasce più giovani, con un aumento di episodi di consumo intensivo e di effetti avversi legati all’abuso, mentre l’attività fisica insufficiente e l’alimentazione poco equilibrata contribuiscono alla crescita di sovrappeso e obesità.
Disuguaglianze e differenze territoriali
Nel corso del tempo si riducono le differenze tra Nord e Sud, ma permangono ancora divari significativi in termini di aspettativa di vita, mortalità per malattie croniche e accesso alle cure, con il Sud che continua a registrare tassi più elevati di mortalità infantile e di alcune patologie.
Esistono anche disuguaglianze legate al livello d’istruzione e al reddito: le persone più scolarizzate e con condizioni economiche migliori hanno una speranza di vita più alta e una maggiore probabilità di seguire stili di vita sani, mentre le fasce svantaggiate sono più esposte a rischi come obesità, diabete e malattie cardiovascolari.
Invecchiamento demografico e sostenibilità
La popolazione italiana è sempre più anziana: la quota di persone con 65 anni e oltre aumenta costantemente, mentre quella dei giovani diminuisce, con un conseguente innalzamento dell’età media e del carico di malattie croniche.
Questo processo richiede un rafforzamento delle cure primarie, dei servizi territoriali e della presa in carico delle cronicità, per mantenere alta la qualità della vita degli anziani e garantire la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
Sanità e sistema assistenziale
Il report mette in evidenza il ruolo centrale del sistema sanitario pubblico italiano nel garantire la copertura universale e l’accesso alle cure, con un confronto positivo rispetto ad altri Paesi in termini di risultati sanitari e costi complessivi.
Tuttavia si segnalano criticità legate alle liste d’attesa, alla distribuzione territoriale delle prestazioni, alla necessità di rafforzare la prevenzione e l’aderenza alle terapie, soprattutto nelle malattie croniche.
Le sfide future
Il documento sottolinea che i notevoli progressi ottenuti in salute sono il risultato di interventi sociali, economici e sanitari, ma non vanno dati per scontati: l’invecchiamento, la crescita delle malattie croniche e i comportamenti di rischio richiedono una nuova stagione di politiche pubbliche integrate.
Tra le priorità emergono: il rafforzamento della prevenzione, il sostegno a stili di vita sani, la riduzione delle disuguaglianze, la modernizzazione del sistema sanitario e il coinvolgimento attivo dei cittadini nella gestione della propria salute, per trasformare la salute da “conquista” in “patrimonio collettivo” da difendere e migliorare.
Il lavoro per esteso è rintracciabile al link: https://www.istat.it/infografiche/infografiche-storie-di-dati-salute/
Ultimo aggiornamento
24 Aprile 2026, 20:26
Messina Medica 2.0