Quando la mano che ama distrugge: il femminicidio analizzato “dall’uomo”

Data:
14 Aprile 2026

Quando la mano che ama distrugge: il femminicidio analizzato “dall’uomo”

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Un’analisi nuda, cruda e necessaria. Non si è parlato “delle” donne, ma si è scavato nella mente e nella cultura dell’uomo durante l’incontro promosso dall’AMMI (Associazione Mogli Medici Italiani) e dalla FIDAPA, tenutosi davanti a un pubblico numeroso ed emotivamente coinvolto.

L’evento si è aperto con i saluti istituzionali delle due Presidenti: l’avv. Francesca De Domenico (AMMI) e l’arch. Teresa Altamore (FIDAPA). Entrambe hanno sottolineato l’urgenza di un cambio di paradigma: la violenza di genere non è un’emergenza femminile, ma una ferita sociale che richiede un’assunzione di responsabilità collettiva, partendo proprio dal mondo maschile e dalle istituzioni che si occupano di salute e cultura.

Il cuore pulsante della serata è stata la toccante performance del Dott. Alfredo Catarsini, che ha dato voce e corpo allo scritto del Dott. Giuseppe Ruggeri, intitolato “Quel dannato pavimento”.

Il testo di Ruggeri è un viaggio claustrofobico nella psiche di un uomo che ha appena compiuto l’irreparabile. Attraverso lo sguardo fisso su un pavimento grigio, unico limite che separa il colpevole dal baratro della consapevolezza, è emerso il ritratto di una cultura patriarcale ancora drammaticamente presente. “Gerarchia naturale”, “obbedienza dovuta”, “rispetto negato”: parole che nel testo diventano armi prima ancora del coltello. La performance di Catarsini ha restituito con spietata lucidità l’istante del “punto di non ritorno”, portando il pubblico a confrontarsi con l’orrore di una forza oscura che distrugge la sacralità della vita femminile.

A completare il quadro scientifico dell’incontro è stato l’intervento del Dott. Giuseppe Mento, neurologo, che ha ripercorso i complessi profili della mente umana. Mento ha analizzato i meccanismi biologici e psicologici che sottendono all’aggressività e alla disconnessione empatica, spiegando come il “buio” descritto nel racconto di Ruggeri sia spesso il risultato di un corto circuito tra retaggio culturale e fragilità narcisistica.

L’entusiasmo e la partecipazione del pubblico hanno confermato la validità di un approccio che non si limita alla denuncia, ma cerca di capire per prevenire. L’incontro ha ribadito un concetto fondamentale: per fermare il femminicidio è necessario che l’uomo alzi lo sguardo da quel “dannato pavimento” fatto di pregiudizi e silenzi, riconoscendo che la donna non è un oggetto di possesso, ma, come scritto da Ruggeri, “fonte e custodia di vita”.

Una serata di riflessione profonda che segna un punto fermo nell’impegno delle associazioni messinesi per la costruzione di una cultura del rispetto.

Ultimo aggiornamento

13 Aprile 2026, 21:46