Quattro chiacchiere tra un nomade ed un amico su Telemedicina e Teleriabilitazione

Data:
21 Maggio 2026

Quattro chiacchiere tra un nomade ed un amico su Telemedicina e Teleriabilitazione

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di Filippo Cavallaro e Danka Moscarda

Il nomade ha ripreso un articolo del periodo della pandemia del 2020 e ne ha parlato con l’amico con cui allora condivideva messaggi e telefonate. In quel periodo, così come i comuni cittadini, anche se nomadi o viandanti, trovarono modalità di comunicazione e lavoro, anche le istituzioni ed i servizi si prodigarono ad utilizzare sistemi informatici per affrontare molte situazioni.
Con l’amico si sono ritrovati, davanti alla prima granita di stagione, a chiacchierare su quella che sembra essere, sempre più, considerata una nuova modalità di assistenza sanitaria: la telemedicina.
La reazione è immediata… per lui questo tipo di interventi vale solo per chi è disperato, si può accettare solo se non c’è alternativa.
Il nomade gli fa notare che nel periodo del lockdown, grazie al telefono ed ai collegamenti internet si è potuto garantire l’assistenza a coloro che essendo monitorizzati, ed erano già inseriti per la loro condizione di salute in protocolli. Purtroppo per chi ebbe problemi traumatici o nuove patologie si trattò di entrare in un sistema che viveva una emergenza sanitaria, rendendo quel momento di bisogno una Odissea mostruosamente azzardata.
Essere scettici è il minimo, continua l’amico, come ci si può sentire sicuri da relazioni che sono mediate da sistemi elettronici, dove non c’è rapporto umano.
Risponde di aver letto che anche la fisioterapia può essere fatta sotto forma di teleriabilitazione.
Lui non ci crede e bisogna dargli ragione, nella fisioterapia molto fa il contatto manuale, la tecnica di presa, la mano che guida le strutture corporee nell’esecuzione degli esercizi.
Infatti interviene che purtroppo non poteva essere la mano esperta del professionista, nella teleriabilitazione sarà stata la mano familiare del caregiver.
Nell’articolo che aveva letto si parlava che la parente si impegnava al massimo per proporli come aveva visto fare nel tutorial, che era stato inviato come video. Per altro verso c’è una opportunità che viene fatta risaltare nell’articolo, è che nell’Esercizio Terapeutico Conoscitivo si può far uso dell’Immagine Motoria e delle memorie che la sostengono, e nel contempo la potenzialità che questa abbia nel mantenere collegati gli elementi strutturali degli organi di moto: ossa, muscoli, cartilagini, tendini con le strutture nervose e vascolari …
Bisogna che il fisioterapista superi la diffidenza del paziente, interessarlo al meccanismo d’azione che potrebbe sostenere il recupero funzionale, invitarlo ad impegnarsi per eseguirlo, a compierlo volontariamente a permettere l’incorporamento di una immagine che diventa struttura motoria.
L’amico continua nella perplessità di un umano, molto umano, come può sentirsi seguita una persona se l’unico collegamento è il telefono, e la voce di chi la guida è inviata da chilometri di distanza.
Il nomade si impone, sostenendo che probabilmente può essere più facile, perché nella vita di tutti i giorni siamo soggetti a tante sollecitazioni, ci sono sempre persone che si sentono in dovere di esprimere giudizi, di dare consigli, di mettersi a disposizione, di o kmffrire le soluzioni che a loro hanno dato conforto e cura.
Nell’articolo si parla di un’alleanza tra medico e fisioterapista che rende autorevole il ruolo del secondo come professionista in possesso delle conoscenze e degli strumenti terapeutici utili ad affrontare la malattia ed impedirne gli esiti più invalidanti.
È stupefacente che si possa essere bravi professionisti di una disciplina tutta basata sul tatto senza toccare mai il corpo del paziente.
L’amico si sta allontanando mentre il nomade continua la riflessione tra se e se.
Certo che il paziente bisogna educarlo alla componente del corpo fantasma, in quanto se è vero che l’immagine motoria evocando i meccanismi memorizzati nelle strutture cerebrali riesce a recuperare le strutture motorie, rimarrà anche una memoria del sé, di una presenza corporea che possedeva competenze, che il nuovo ritessere la rete, il rimagliare il danno neuronale, non rimuove, le si affianca come corpo vero accanto al fantasma che purtroppo la malattia, il danno ha modificato ma non cancellato.

Ultimo aggiornamento

20 Maggio 2026, 20:47