Il nuovo rivoluzionarioapproccio alle persone con obesità

Data:
25 Giugno 2026

Il nuovo rivoluzionarioapproccio alle persone con obesità

Views: 163

di Massimiliano Cavaleri

L’obesità, riconosciuta nel 2021 dall’OMS come malattia cronica, progressiva e recidivante, coinvolge un miliardo di persone nel mondo ed entro il 2035 si stima che più di metà della popolazione vivrà in sovrappeso, solo in Europa i decessi correlati sono oltre 1,2 milioni. Eppure l’approccio ancora riscontra oggettive difficoltà in termini di comunicazione e racconto, anche da parte della stampa e i pazienti vivono una condizione socio-sanitaria caratterizzata perlopiù da stigma e vergogna, quasi si “sentono in colpa” pur essendo semplicemente malati di una patologia che oggi si può affrontare in modo rivoluzionario. Nei prossimi mesi arriverà un’innovativa pillola, per uso quotidiano, che va a implementare, e in alcuni casi, a sostituire, le iniezioni cutanee settimanali che molti mal sopportano e la chirurgia bariatrica.
Il media tutorial promosso da Lilly “Dal racconto della malattia obesità all’innovazione terapeutica: comunicare la complessità” ha affrontato i molteplici aspetti della complessa malattia, che presenta notevoli risvolti culturali con l’obiettivo di fornire ai giornalisti e, indirettamente, ai lettori una nuova prospettiva di narrazione dell’obesità più corretta, inclusiva e scientificamente accurata. La questione non è semplice perché va a intaccare l’emotività, il trascorso, i pregiudizi che ognuno di noi ha inevitabilmente, frutto di millenni in cui si è passati dalla Venere di Willendorf, musa di fertilità e vita alle magrissime modelle, simbolo di perfezione estetica, dai reali grassi come quelli della monarchia Tudor, esempio di ricchezza e magnificenza, al bodyshaming contro personaggi famosi come Emma o Arisa, che ad ogni chilo in più o in meno devono “giustificare” sui social quando stanno facendo una dieta, un’attività sportiva o forse usano “medicinali miracolosi”. Meglio lasciare i miracoli ai santi come i titoli caldi, dirompenti e “acchiappa clic” ai giornalisti meno avveduti che, quando una persona con obesità muore in un ospedale per un intervento di riduzione dello stomaco, ma per colpa di un’errata anestesia scrivono “morto di obesità” che rende meglio di “morto di anestesia”, salvo i casi degli ambulatori fatiscenti e improvvisati dove la notizia è l’illegalità del centro e non la causa di decesso.
A confrontarsi su questi argomenti alla Blend Tower di Milano, Edoardo Mocini, chirurgo specialista in Scienza dell’Alimentazione, Università E-Campus; Mikiko Watanabe, endocrinologa, ricercatrice e docente alla Sapienza Università di Roma; Iris Zani, presidente Amici oltre il peso APS; Emanuel Mian, psicologo specialista in psicoterapia dell’Istituto Nazionale per la Cura dell’Obesità di Milano; i giornalisti Daniela Minerva, responsabile Salute La Repubblica e Luigi Ripamonti, responsabile Corriere della Sera Salute.
È stato ribadito che la patologia è causata da una complessa rete di fattori, tra cui la genetica, i fattori psicosociali e ambientali: l’obesità non è una scelta, ma una malattia e una condizione. In Italia più di 23 milioni di persone sono in sovrappeso (33% della popolazione) e 6 milioni (12% della popolazione) vivono con obesità. Eppure, l’11,1% delle persone con obesità e il 54% delle persone in sovrappeso si ritiene normopeso, non riconoscendo la propria condizione problematica o patologica. L’impatto economico globale dell’obesità è stato di 1,96 mila miliardi di dollari nel 2020.
Una Commissione globale rappresentata da 58 esperti mondiali ha elaborato alcune proposte, contenute in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Diabetes & Endocrinology con l’approvazione di 75 Associazioni mediche internazionali, per un possibile e più ampio approccio diagnostico dell’obesità, che oltre a tener conto del BMI individui la distribuzione del grasso corporeo in eccesso, allo scopo di personalizzare al massimo le cure. Il nuovo approccio affiancherebbe alla valutazione del BMI ulteriori parametri antropometrici, come la misurazione della circonferenza dell’addome, il rapporto fra giro vita e addome, il rapporto fra giro vita e altezza e la percentuale di massa grassa.
Le linee guida 2025 della Società Italiana dell’Obesità confermano questo approccio, raccomandando nelle persone con BMI compreso tra 25 e 34,9 di utilizzare ulteriori indici antropometrici oltre al BMI, tra i quali la circonferenza della vita, al fine di migliorare la diagnosi e la stadiazione dell’obesità e del rischio clinico ad essa associato.
In Italia lo scorso 1° ottobre è arrivata l’approvazione della prima Legge al mondo che riconosce l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, inserendola nei LEA e introducendo una serie di misure concrete con l’obiettivo di alleggerire i costi ancora oggi molto elevati per i pazienti e sostenere in particolare le fasce di popolazione economicamente più fragili. La Legge, attesa da tempo, rappresenta un passo storico e un deciso passo avanti per la salute pubblica, considerata l’allarmante crescita dei numeri e delle complicanze dell’obesità in Italia e nel mondo.

Ultimo aggiornamento

24 Giugno 2026, 22:46