In Italia peggiora l’accessibilità alle cure: Tirata d’orecchi della Commissione Europea
Data:
11 Giugno 2026
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Nel Country Report 2026 la Commissione europea descrive un Servizio sanitario nazionale che continua a garantire buoni risultati di salute, ma che mostra crescenti criticità strutturali, soprattutto sul fronte dell’accesso alle cure. Il dato più significativo riguarda la rinuncia alle prestazioni sanitarie: nel 2024 il 9,9% degli italiani ha dichiarato di non aver ricevuto cure necessarie, contro il 6,3% del 2019. La causa principale è rappresentata dalle liste d’attesa, indicate dal 6,8% della popolazione rispetto al 2,8% registrato cinque anni prima.
A pesare è anche l’elevata spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini. La quota di spesa out of pocket raggiunge il 23,7% del totale, ben al di sopra della media europea del 14,9%. Secondo Bruxelles, il dato potrebbe persino sottostimare il fenomeno, poiché le difficoltà economiche inducono sempre più persone a rinunciare alle cure prima ancora di affrontarne i costi.
La Commissione attribuisce il peggioramento dell’accesso ai servizi a diversi fattori: inefficienze organizzative, sovraprescrizione di farmaci ed esami, carenze di personale sanitario e persistenti disuguaglianze territoriali. L’Italia presenta uno dei rapporti infermieri-medici più bassi dell’Unione europea e registra una crescente mancanza di medici di medicina generale e specialisti in alcune aree particolarmente critiche.
Il tema del personale rappresenta uno dei principali elementi di preoccupazione. Pur formando un numero di medici superiore alla media europea, il Paese fatica a coprire tutte le specializzazioni necessarie. Nel 2024 circa un quarto dei posti disponibili nelle scuole di specializzazione è rimasto vacante, con difficoltà particolarmente evidenti nella medicina d’emergenza. Parallelamente, il numero di infermieri laureati rimane inferiore alla media europea, consolidando una debolezza ormai strutturale.
Anche la medicina territoriale soffre una progressiva carenza di professionisti. Negli ultimi dieci anni il numero dei medici di famiglia è diminuito di circa il 13% e oltre la metà supera il limite contrattuale di assistiti. Questa situazione rende più difficile la presa in carico dei pazienti proprio mentre l’invecchiamento della popolazione aumenta la domanda di assistenza continuativa e gestione delle patologie croniche.
Il contesto demografico rende infatti la sfida ancora più complessa. Nel 2025 gli over 65 rappresentano il 24,7% della popolazione italiana, contro una media europea del 22%. Entro il 2050 la quota di popolazione in età lavorativa è destinata a ridursi sensibilmente. Per Bruxelles ciò comporterà una crescita della domanda di cure ospedaliere, farmaci e assistenza a lungo termine.
Le criticità risultano particolarmente evidenti nel Mezzogiorno, dove molte regioni mostrano ritardi nell’attuazione dei Livelli essenziali di assistenza e difficoltà nel garantire servizi adeguati di prevenzione, assistenza primaria e accesso ospedaliero. Questa situazione alimenta la mobilità sanitaria verso il Centro-Nord e contribuisce a rafforzare le disuguaglianze territoriali.
La Commissione riconosce tuttavia gli interventi avviati dal Governo attraverso il Pnrr, tra cui la riforma dell’assistenza territoriale, la revisione delle professioni sanitarie e il piano nazionale per il contenimento delle liste d’attesa. Al maggio 2026 risultano già erogati 153,2 miliardi dei 194,4 miliardi complessivi del Piano. Tra i risultati evidenziati figurano il rafforzamento della sanità territoriale e la digitalizzazione di 281 ospedali di medie e grandi dimensioni.
Secondo Bruxelles, però, gli investimenti non sono sufficienti se non accompagnati da una piena attuazione delle riforme. La trasformazione dell’assistenza territoriale dovrà procedere insieme alla riorganizzazione della rete ospedaliera per costruire un sistema più efficiente e meno dipendente dall’ospedale.
La priorità indicata resta il rafforzamento del personale sanitario, soprattutto infermieri e medici di famiglia. La Commissione suggerisce incentivi economici e professionali, una riduzione degli adempimenti amministrativi e una migliore programmazione dei percorsi formativi. Un ruolo decisivo viene attribuito anche alla digitalizzazione e all’interoperabilità dei sistemi informativi, oltre che alla riduzione delle prescrizioni inappropriate e all’attuazione efficace delle misure contro le liste d’attesa.
Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sulla qualità della spesa pubblica. Nel 2024 la quota destinata alla sanità è scesa al 13,2% della spesa pubblica totale, rispetto al 13,8% del 2019. In un contesto caratterizzato da elevato debito pubblico e forti pressioni sulla finanza statale, Bruxelles invita a migliorare l’efficienza della spesa senza penalizzare settori strategici come sanità e istruzione.
La fotografia complessiva è quindi ambivalente: l’Italia mantiene buoni livelli di salute e una tradizione di solidità del proprio sistema sanitario, ma emergono criticità sempre più evidenti in termini di accessibilità, tempestività ed equità. Il rischio è che liste d’attesa, spesa privata e carenze di personale rendano il diritto alla salute sempre più condizionato dal reddito e dal territorio di residenza. Per evitarlo, la Commissione ritiene necessaria una strategia di lungo periodo che integri sanità territoriale, personale, innovazione digitale, prevenzione e riduzione dei divari regionali, così da garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale di fronte all’invecchiamento della popolazione e all’aumento della domanda di assistenza.
Il Report è rintracciabile al link: https://storagehub.homnya.net/cmsimage/2026/06/it_swd_2026_212_1_en_autre_document_travail_service_part1_v5.pdf
Ultimo aggiornamento
11 Giugno 2026, 09:04
Messina Medica 2.0