Quattro chiacchiere tra un nomade ed un ambulante: Deformità
Data:
4 Giugno 2026
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di Filippo Cavallaro e Marco Grassi
Messina è animata da una grande festa popolare. C’è grande partecipazione di popolo. Portano in processione un vascello d’argento decorato di spighe di grano.
Il nomade è incuriosito da questa particolarità e si fa largo per vedere da vicino, chiede ai devoti che come lui sono a bordo strada per onorare il passaggio di quest’opera di manifattura rinascimentale. Viene a sapere, così, che si riferisce a quando la città, stremata dall’ennesimo assedio angioino durante la guerra dei Vespri, nel 1301, chiese ad Alberto da Trapani, carmelitano, che pregasse per aiutare la città.
Scopre, da uno scambio di battute tra altri devoti, che venne danneggiato, circa 25 anni fa, da dei ladri che cercarono di rubarlo facendolo a pezzi.
Il vascello riproduce un galeone a tre alberi, armato di sedici cannoni, lungo circa un metro, cesellato finemente, che la Confraternita dei Marinai aveva e continua ad avere il privilegio di portare in processione.
Si sente appagato per la interessante scoperta che ha fatto, nella giornata del Corpus Domini, e sta spostandosi indietro nello schieramento dei devoti quando si accorge che sta arrivando il baldacchino, che accompagna l’esposizione del Santissimo, sorretto dall’Arcivescovo in osservanza del complesso cerimoniale.
Ricami preziosi e sontuosi arricchiscono sia i paramenti sacri che il drappo del baldacchino processionale, il quale è sostenuto da sei lunghe aste, che sono portate dai confrati della Sacra Milizia dei Verdi, da sempre a difesa del Santissimo, rispettando il passo della processione.
Un particolare attira l’attenzione del nomade che di istinto lo indica ad un passante che si trovava alle spalle.
Gli dice di guardare attentamente un confrate, quello che sposta le mani lungo l’asta.
Indica e dice: “Guarda! … Guarda come fa con le mani! … Guarda!”
L’ambulante si ferma e fa caso a quanto sta facendo quel devoto portatore. Effettivamente sposta frequentemente le mani lungo l’asta, e risponde: “La postura! Sarà per la postura di dover mantenere verticale l’asta ed orizzontale il baldacchino.”
Il nomade non è convinto: ”Per tendere il telo non mi sembra necessario questo continuo spostare le mani.” Dice.
L’ambulante, che era stato a fissare le mani, invita il nomade a prestare attenzione ed a guardare le dita che sono storte.
Il nomade con tono più alto afferma: “Vero! Ha proprio le dita deformate!”
L’ambulante a tono: “È vero, che le dita sono deformate, comunque sta rispettando il cerimoniale del rito.”
Il nomade continua a guardare, rimugina … : “Avrà dolore?”
L’ambulante è ormai stretto al suo fianco ed annuisce dicendo: “Si, certamente, per quanto sono deformate direi che ha dolore, e non poco.”
Il nomade perplesso ribatte: “Lo fa per penitenza.”
La risposta, lo disarma, … ed è: “Secondo me lo governa.”
Sempre il nomade: “Pensavo che potesse essere per penitenza…”
L’ambulante rapido: “Guarda il viso sereno, vedi che i movimenti sono frequenti, ma lenti e misurati, una mano per volta per mantenere la verticalità dell’asta. Sembra che economizza l’impegno, lo sforzo. Con prese differenti a volte con il pollice in alto, a volte con il pollice in basso, altre raccolto alle altre dita modifica il carico di contrazione muscolare ed il relativo impegno della struttura articolare di riferimento.”
Il nomade è confuso di come malgrado un obiettivo dolore, dettato da un danno, da una evidente deformità articolare, si riesca ad esprimere un gesto che rispetta i modi ed i tempi del cerimoniale …
L’ambulante lo conforta, perché sembra che sia più lui a soffrire per il dolore. Nella sua mente ripassa il proverbio – ‘A jaddina fa l’ovu e ‘o jaddu ci brucia ‘u culu -.
Si salutano mentre condividono all’unisono che “il corpo mortificato guadagna in spiritualità” … e chissà come esegue compiti impossibili.
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Ultimo aggiornamento
1 Giugno 2026, 22:57
Messina Medica 2.0