4 chiacchiere fra un viandante ed un ambulante: Robot
Data:
14 Luglio 2026
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di Filippo Cavallaro ed Antonio Di Dio
Sono per strada ed un centro commerciale di elettrodomestici ha in vetrina un piccolo robot antropomorfo.
Mi viene da dire a voce alta: “Chissà cosa ne pensa la gente di questi elettrodomestici.”
Un giovane che era stato anche lui attirato dalla novità risponde: “Penso che siano molto intelligenti.”
Ed aggiunge: “Ora che vedo il robot muoversi … Mi fa impressione.”
Mi giro, lo guardo e gli chiedo: “Ti fa impressione perché sembra un bambino?”
“Mi fa specie il modo ‘sensato’ nel muoversi, penso che possa avere intenzioni, … volontà nel compito che svolge.” È la sua risposta.
Commento: “Era meglio quello a disco piatto per pulire casa.”
Il giovane continua: “Forse, mi fanno impressione le competenze che hanno, a volte sembra esprimano emozioni e pensieri, addirittura una sorta di mente.”
Mi viene in mente un libro letto parecchio tempo fa, e visto che questo giovane mi sembra preparato, gli chiedo: “Sai che ci fu uno scienziato che ha studiato delle macchine con sistemi neurali?”
Prontamente lui: “Si! si!”
“Mi viene in mente Valentino Braitenberg autore di “Veicoli Pensanti”, un libro in cui spiega come semplici sensori attivano motori collegati a ruote, e se attivati da uno stimolo specifico per il sensore si muovono.”
Soddisfatto della condivisione replico: “Pensavo proprio a questo studioso.”
Lui continua: “Ciò che mi ha colpito maggiormente in Braitenberg è stata l’idea che da strutture e connessioni semplici possano emergere comportamenti complessi come paura, desiderio, aggressività, amore.”
Ma allora riflettendoci, rimugino, “Quando noi vediamo un comportamento intelligente, l’intelligenza è davvero tutta dentro quella struttura interna oppure nasce dall’interazione con l’ambiente?”
Dico: “Penso a me stesso quando cammino per una via come adesso in effetti non calcolo matematicamente traiettoria distanza e velocità … Eppure riesco a muovermi senza urtare nessuno!”
Il giovane, è competente ed afferma: “Quello che a noi appare essere un comportamento complesso nasce dalla relazione continua tra organismo ed ambiente. Per questo non possiamo comprendere il comportamento osservando solo il gesto finale.”
Sono molto contento di questa chiacchierata con convergenza delle opinioni e mi permetto di dare un contributo riabilitativo: “Accade così anche in fisioterapia, non basta correggere il movimento visibile, occorre approfondire osservazioni e valutazioni per comprendere i processi cognitivi e percettivi che hanno generato quel gesto.”
Un reciproco sorriso ci saluta.
Penso che forse il risultato più interessante di quel piccolo robot non sia stato ciò che sapeva fare, ma ciò che era riuscito a suscitare: una riflessione sull’intelligenza, sul movimento e in fondo, su noi stessi…
Filippo Cavallaro ed Antonio Di Dio
Ultimo aggiornamento
13 Luglio 2026, 17:17
Messina Medica 2.0