Messina medica sottoscrive l’appello per i medici impegnati in scenari di guerra
Data:
15 Luglio 2026
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MESSINA MEDICA (organo di stampa dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri della provincia di Messina) raccoglie e fa proprio, come ha già fatto L’Ordine dei Medici di Torino, l’appello sottoscritto e inviato da numerosi medici e professionisti della salute di tutto il mondo in merito alla vicenda del dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahia, detenuto dal 27 dicembre 2024. Durante l’assedio del nord della Striscia di Gaza, Abu Safiya ha infatti deciso di rimanere nell’ultimo ospedale operativo della zona per continuare ad assistere i pazienti. E’ stato ferito e ha perso un figlio, ucciso nelle vicinanze dell’ospedale. Al termine dell’assedio della struttura sanitaria è stato arrestato dalle forze israeliane e da allora è detenuto senza che sia stata formalizzata un’accusa nei suoi confronti o sia stato celebrato un processo. Secondo le informazioni diffuse da Physicians for Human Rights – Israel e da altre organizzazioni internazionali, le sue condizioni di salute e di detenzione destano oggi grave preoccupazione, anche alla luce delle denunce di maltrattamenti e della richiesta di un intervento urgente.
Messina Medica, in sinergia con il gruppo di Messina di Emergency, unisce la sua voce a quella di migliaia di professionisti in un appello divenuto virale ed esprime solidarietà a un collega che ha scelto di mettere al primo posto la cura delle persone. Nel contesto attuale, la solidarietà si estende a tutti i professionisti sanitari che negli scenari di guerra continuano a garantire assistenza ai malati e ai feriti nel rispetto dei principi della professione. La neutralità della professione medica, sancita dal diritto internazionale umanitario, dalle Convenzioni di Ginevra e dai principi della deontologia medica, impone infatti che il personale sanitario possa prestare cure senza subire persecuzioni per l’esercizio della propria attività. La protezione dei medici e delle strutture sanitarie costituisce un presidio essenziale di civiltà e un obbligo riconosciuto dal diritto internazionale.
Le Nazioni Unite hanno definito “medicidio” la distruzione deliberata del sistema sanitario e del corpo medico nella Striscia di Gaza.
All’interno della Striscia di Gaza la crisi umanitaria e sanitaria continua ad aggravarsi, mentre il cessate il fuoco sancito nell’ottobre 2025 non viene realmente rispettato. Dall’inizio della tregua annunciata sono state circa 1000 le vittime e più di 2.000 le persone che risultano ferite.
Attacchi continui che si aggiungono all’entrata discrezionale di aiuti umanitari, tra cui farmaci e dispositivi medici, spesso considerati “dual use” dall’esercito israeliano.
In un contesto in cui anche i luoghi destinati all’assistenza sono diventati bersagli, garantire cure essenziali significa operare quotidianamente in condizioni di rischio estremo, con potenziali gravi conseguenze sulla sicurezza del personale e sull’accesso alle cure per la popolazione.
Tuttavia, c’è un ostacolo che rende tutto ancora più difficile e che colpisce al cuore il Diritto Internazionale Umanitario ed è la detenzione del personale sanitario.
“La protezione degli ospedali e del personale sanitario non è un optional della guerra; è il fondamento stesso della nostra umanità comune.”
Quando un medico viene arrestato non si sta colpendo solo un individuo, si sta colpendo ogni paziente che quel medico avrebbe potuto curare. Arrestare un chirurgo a Gaza significa condannare a morte decine di persone.
MESSINA MEDICA (organo di stampa dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Messina) reclama:
- L’immediato rilascio di tutto il personale sanitario detenuto arbitrariamente.
- Il rispetto della neutralità medica e l’accesso incondizionato degli aiuti.
- Un cessate il fuoco permanente, perché non si possono ricucire ferite sotto una pioggia costante di fuoco.
Ultimo aggiornamento
14 Luglio 2026, 10:44
Messina Medica 2.0