I tumori in Europa aumentano, l’assistenza non è omogenea sul territorio e c’è ancora molta strada da fare per la prevenzione
Data:
19 Luglio 2026
Views: 30
Il cancro rappresenta una delle più grandi sfide sanitarie in Europa. Nel 2024 sono stati stimati ben 2,7 milioni di nuovi casi nei Paesi dell’Unione Europea, un dato impressionante che equivale a circa cinque nuove diagnosi ogni minuto. Negli ultimi vent’anni il numero dei malati è cresciuto di oltre il 28% sia tra gli uomini sia tra le donne, e gli esperti prevedono che entro il 2040 si potrebbe arrivare a 3,2 milioni di diagnosi all’anno. Nonostante la cura dei tumori assorba già il 7% dell’intera spesa sanitaria europea, un nuovo studio dell’Ocse e della Commissione Europea evidenzia che i sistemi sanitari fanno ancora molta fatica a offrire terapie tempestive, adeguate e uguali per tutti. I problemi principali riguardano le forti disuguaglianze nell’accesso alle cure e una scarsa attenzione ai bisogni reali del paziente.
Il primo ostacolo è la prevenzione. I programmi di screening per scoprire i tumori in tempo salvano molte vite, ma la partecipazione dei cittadini varia tantissimo da Stato a Stato. Per esempio, lo screening della mammella viene eseguito dall’83% delle donne in Danimarca e Svezia, ma solo dal 15% in Grecia. Per il tumore del colon-retto si passa dal 74% della Finlandia ad appena il 9% dell’Ungheria. Esistono anche forti barriere sociali, poiché le persone con un livello di istruzione più basso fanno meno esami preventivi. Questa situazione porta a diagnosi tardive, spesso eseguite direttamente al pronto soccorso in condizioni d’emergenza, peggiorando le possibilità di guarigione. Inoltre, solo pochissimi Paesi riescono a far iniziare le terapie entro trenta giorni dalla scoperta della malattia.
Un altro nodo centrale riguarda le differenze ingiustificate nelle pratiche dei medici. Per il tumore al seno, l’operazione parziale e meno invasiva viene scelta in Spagna in quasi otto casi su dieci, mentre in Romania e Polonia si ferma a un caso su due. Anche per il tumore alla prostata si registrano fortissime oscillazioni: in Italia e Germania si opera molto spesso, mentre nei Paesi del Nord Europa si preferiscono approcci meno aggressivi per evitare inutili effetti collaterali. Perfino la mortalità dopo un intervento chirurgico cambia molto in base al Paese in cui ci si cura.
Infine, l’indagine mette in luce che l’assistenza non è ancora costruita intorno alla persona. I malati oncologici dichiarano spesso di sentirsi trascurati e di dover affrontare un sistema frammentato. Molti pazienti lamentano la mancanza di un piano di cura chiaro e sono costretti a ripetere le proprie informazioni mediche a medici diversi perché le cartelle cliniche non comunicano tra loro. Per superare queste criticità, l’Europa chiede di seguire l’esempio di Paesi come la Danimarca e la Svezia, che hanno creato percorsi standardizzati, con tempi massimi garantiti e squadre di specialisti che collaborano strettamente per accompagnare il malato in ogni passo.
Ultimo aggiornamento
13 Luglio 2026, 17:27
Messina Medica 2.0