4 chiacchiere fra un viandante ed un ambulante: jadduzzu

Data:
7 Agosto 2026

4 chiacchiere fra un viandante ed un ambulante: jadduzzu

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di Filippo Cavallaro e Chiara Calarco

Ho appena finito di parlare con Mario, mio cugino, per cominciare a ragionare sul pranzo di menz’austu che deve obbligatoriamente prevedere “u jadduzzu”.
Parlavamo via cellulare ed io per strada chiudendo mi trovo ad ostacolare, per distrazione, un ragazzo in sedia a rotelle che andava abbastanza spedito sul marciapiede.
Associo u jadduzzu alla frequentazione di trattorie o ristoranti.
Penso che qualche locale proporrà u jadduzzu, è usanza, secoli di tradizione, visto che ricorda la vittoria dei siciliani contro i francesi nella guerra del vespro.
Mi chiedo se il ragazzo in carrozzina rispetterà la tradizione. Il cibo, il valore culturale di piatti locali, la cucina, la tavola considerati sempre momento conviviale inclusivo, dovrebbe avvicinarci tutti.
Una giovane donna che condivide al volo i miei ragionamenti, mi dice:”Cibo e persone con disabilità debbono essere assolutamente in relazione.”
Mi sento di ampliare il ragionamento, verso l’aspetto disabilità ed inclusione e le chiedo:”Secondo lei le persone con disabilità vanno a fare la spesa?”
Resta perplessa, forse non si aspettava questa domanda, tanto è vero che la risposta è: “Esprimendo le proprie richieste a chi fa gli acquisti” e dopo una breve pausa di riflessione, con corrugamento di fronte assiciato, “… ma anche con la libertà di andare a fare la spesa.”
Mi pongo ed esterno un altro dubbio: “Una persona con problemi motori, sensoriali o cognitivi deve essere nella possibilità di cucinare?”
Io ero convinto di aver fatto una domanda non appropriata, la sua risposta mi sorprende: “Certo! Farlo automaticamente dipende dalla disabilità. Saper cucinare permette di avere consapevolezza della pietanza, del piatto finito. Anche se non è lei a farlo, deve sapere valori nutrizionali, di fibre, di liquidi.”Continua: “Il cibo deve essere gustato. Gustato.”
Mi ha sorpreso dai dubbi ora emergono certezze!
Chiedo e risponde a raffica: “Per poter fare gli acquisti bisogna che il negozio sia accessibile?”
“Tutti i negozi dovrebbero essere accessibili.”
“La spesa bisogna poi trasportarla … Non crede che ci siano problemi di dimensioni, peso, forme, fragilità, temperature, scadenze …?”
“Il COVID ha cambiato il modo di fare la spesa, si usa la consegna a domicilio. La persona consapevole vuole vedere la roba che compra non accetta la vendita per corrispondenza/ web. La difficoltà c’è per i prodotti a km 0 c’è difficoltà a garantire il servizio, si tratta di piccoli produttori che difficilmente hanno un punto vendita accessibile.”
“Bisogna pensare di avere in casa una dispensa?”
“Per me è scontato avere un frigo con congelatore ed una dispensa.”
Debbo andare per prenotare u jadduzzu, il tempo vola. Debbo lasciare la chiacchierata, la donna mi è nota per cui probabilmente avremo modo di chiacchierare sul tema in seguito.
La saluto ricordando che oltre o jadduzzu per la Vara si va a forza di muluni.

Ultimo aggiornamento

7 Agosto 2026, 09:51