Dottore, devo fare attenzione se mio figlio è in piscina?

Data:
9 Agosto 2026

Dottore, devo fare attenzione se mio figlio è in piscina?

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⚠️ Ogni estate la cronaca torna, purtroppo, a occuparsi di bambini annegati in piscina: episodi che si ripetono in diverse località italiane, spesso in pochi minuti e mentre un adulto è a pochi passi di distanza. Sono tragedie che riportano l’attenzione su un tema che riguarda tutte le famiglie in questo periodo: la sicurezza dei bambini in acqua.
📊 Come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno in Italia si registrano circa 400 annegamenti e, considerando anche gli incidenti non fatali, una delle fasce d’età più colpite è proprio quella tra 0 e 10 anni.
🏅 “Ma mio figlio sa nuotare, quindi è al sicuro”: è una delle convinzioni più diffuse tra i genitori, ma non è così. Saper nuotare rende un bambino più preparato rispetto a un coetaneo che non ha mai fatto un corso, ma non lo rende “a prova di annegamento”. L’Accademia americana di pediatria è chiara: imparare a nuotare è solo un aspetto della competenza in acqua, cioè della capacità di anticipare, evitare e sopravvivere a una situazione di pericolo. Specialmente con i più piccoli, non possiamo dare per scontato che sappiano sollevare la testa fuori dall’acqua per respirare.
👀 La vera parola d’ordine è sorveglianza attiva, anche in vasca da bagno a casa. I dati dell’OMS mostrano che il tasso più alto di annegamenti nel mondo si registra tra 0 e 4 anni, e che la maggior parte degli incidenti avviene tra le mura domestiche o nelle immediate vicinanze. Attenzione: seguire un bambino con lo sguardo restando a bordo vasca non equivale al massimo livello di sorveglianza. Se il piccolo si trova in difficoltà, possono servire una decina di secondi prima che un adulto riesca a intervenire, e per un bambino bastano dai 3 ai 6 minuti per annegare. Per questo, sotto i 5 anni, la vera prevenzione è partecipare in acqua insieme a loro; per i più grandi, assicurarsi almeno che nuotino sempre in coppia. Se dobbiamo allontanarci anche solo un istante, meglio affidare la sorveglianza a un adulto fidato, mai a un altro bambino.
🤫 Un’altra credenza pericolosa è pensare che un bambino in difficoltà si faccia sentire da lontano. In realtà la maggior parte degli annegamenti sono eventi rapidi e silenziosi: chi sta annegando è troppo impegnato a restare a galla per riuscire a gridare o chiedere aiuto.
🛟 E il bagnino? Il suo compito è far rispettare le regole, intervenire nel salvataggio e nella rianimazione, ma la responsabilità di vigilare sul proprio bambino resta sempre dei genitori o dell’adulto di riferimento. La sua presenza, anzi, può indurre un falso senso di sicurezza che porta a sottovalutare la necessità di sorvegliare attivamente.
🚪 Infine, molti annegamenti in età infantile avvengono perché i bambini si allontanano da soli verso specchi d’acqua vicini, anche di piccole dimensioni. Recintare le piscine, usare cancelli auto-chiudenti, coprirle quando non in uso, svuotare vasche gonfiabili dopo l’utilizzo e iscrivere i bambini oltre i 6 anni a un corso di nuoto sono tutte misure che aiutano a prevenire.
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Ultimo aggiornamento

7 Agosto 2026, 19:05