Corso di formazione “La medicina narrativa strumento di cura”

Data:
27 Ottobre 2026

Corso di formazione “La medicina narrativa strumento di cura”

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Successo di pubblico e grande partecipazione al primo corso di formazione aziendale sulla medicina narrativa. Le due edizioni del corso, dal titolo: “La medicina narrativa strumento di cura” – ideato e progettato da un’equipe di dirigenti afferenti all’U.O.C. Assistenza Sanitaria Paziente Fragile e Psicologia rispettivamente dirette dal Dott. Natale Molonia e dalla Dott.ssa Antonina Santisi – si sono svolte presso l’Aula “Mannino” della Cittadella della Salute ex-O.P. “Mandalari” registrando entrambe il sold-out di affluenza.

Destinate a medici, psicologi, infermieri, assistenti sociali e fisioterapisti, le due giornate formative si sono soffermate sull’importanza dell’affiancare al percorso di cura tradizionale l’ascolto e la narrazione del vissuto del paziente, per trarne materiale necessario a personalizzare le terapie rendendole così più efficaci e congrue rispetto ai diversi casi in esame. La disciplina, nata nel 2001 grazie agli studi e gli approfondimenti del medico statunitense Rita Charon, si avvale di strumenti decisamente innovativi – come la cartella clinica narrativa – i quali trasformano i vissuti esperienziali dei singoli pazienti in forma di veri e propri racconti ove vibra l’empatia profonda che si stabilisce tra operatore sanitario e malato.

“Il racconto” spiega il Dott. Giuseppe Ruggeri, responsabile scientifico del corso “diventa terapia dal momento che crea la stimolazione empatica indispensabile per un ottimale rapporto tra operatore sanitario e paziente. Bisogna poi pensare che a beneficiare di tutto ciò non è solo il paziente ma anche l’operatore stesso, che così viene protetto dal rischio di burn-out lavorativo e, soprattutto, viene messo in condizione di riscoprire il proprio Sé attraverso l’autoanalisi che egli compie con la narrazione”.

I docenti e formatori del corso –Dott. Francesco Caronzolo, Dott.ssa Grazia Tribulato, Dott.ssa Marinella Ruggeri, Dott.ssa Santa Paratore, Dott.ssa Roberta Rosa, Dott.ssa Angelida Ullo, Dott.ssa Viviana Carlotta, Dott.ssa Elisabetta Privitera, hanno avuto modo di illustrare, con la dovuta competenza, le enormi potenzialità della medicina narrativa anche e specie in termini di maggior compliance terapeutica con conseguente rafforzamento dell’alleanza terapeutica tra operatore sanitario e paziente.

Tra la sessione mattutina, che ha previsto le relazioni e la pomeridiana dedicata ai lavori di gruppo, i musicisti Daniele Testa e Davide Scimone, rispettivamente violinista e chitarrista, hanno intrattenuto l’uditorio con un suggestivo percorso melodico.

Un momento particolarmente intenso del corso è stato rappresentato dall’intervista, in remoto, a Francesco Saporito, affetto da SLA ed autore di poesie e romanzi di straordinaria profondità emotiva. Nel corso della conversazione, condotta dal Dott. Ruggeri, Saporito ha affrontato e sviscerato il tema della scrittura come mezzo di comunicazione e affermazione della volontà rispetto alla disabilità. Uno sguardo lungo, capace di andare oltre i confini del dolore e del disagio grazie alla potenza espressiva – e curativa – dell’arte letteraria.   

Lo strumento-chiave della medicina narrativa è costituito dalla cartella clinica narrativa. Qui di seguito ne riportiamo un esempio, compilato dal Dirigente medico dell’Hospice ASP Messina Dott.ssa Santina Paratore ed illustrato durante la sua relazione al Corso di Formazione


ANGELA E PASQUALE

di Giuseppe Ruggeri

Angela è una donna piccina, dall’ incarnato ancora roseo nonostante la malattia.

Ha il corpo mortificato dal cancro e la mente cancellata da una complicanza neurologica. E’ afasica, confinata tra le spondine del letto ove giace immobile e reagisce solo sporadicamente a stimoli tattili o verbali aprendo sul mondo circostante i suoi straordinari occhi di un colore azzurro cielo.

Angela ha bassa scolarità (a detta della sorella a scuola era una testona) ed è una casalinga madre di un solo figlio. A guardarla sempre immobile e con l’ espressione del volto il più delle volte serena vedo incarnata in lei la bellezza di una vita semplice in una casa, la sua, che sa di fragranza di bucato e profumo di buona cucina.

Pasquale, marito di Angela da 43 anni, è anche lui un uomo piccino e armonioso: è mansueto, gentile e garbato e soprattutto devoto. Parla sempre a voce bassa misurando senza artifici le parole e lo si vede il più delle volte seduto silenzioso accanto al letto di Angela spesso in penombra. E’ bello colloquiando con lui incrociare il sio sguardo limpido e sereno che non nasconde tuttavia né la consapevolezza della sua disgrazia né il suo dolore.

Una mattina mi porto al capezzale di Angela pronta a sollecitarla sperando in una risposta più vivace agli stimoli, quando Pasquale quasi con un balzo si avvicina a lei dal lato opposto del letto esclamando: “Stia a vedere cosa succede ora, dottoressa!”. Quindi appoggia il suo telefono cellulare sul cuscino all’ altezza dell’ orecchio di Angela e alle note di “Se mi lasci non vale…” si accende sul volto di Pasquale una espressione di di allegro e nello stesso tempo malinconico compiacimento nel vedere insieme a me aprirsi l’ azzurro cielo degli occhi di Angela la quale accenna anche ad un sorriso. Pasquale punta i suoi occhi nei miei:” E’ da sempre la sua canzone preferita”.

Un filo lega in quel momento Pasquale, Angela e me.

E questo filo si chiama comunione, è l’ essere qui ed ora noi tre, ognuno di noi con il proprio vissuto ed il proprio presente: tutto questo è bello.

E la bellezza non si legge solo nei nostri volti e in quello che si vede, ma in quello che sta succedendo…

La canzone va avanti e mi trovo improvvisamente a ricordare il tempo delle mia prima adolescenza, quando le cugine e le amiche più grandi di me di diversi anni languivano davanti alla bellezza e del sembiante e della voce dell’ affascinante e atletico portiere del Real Madrid dalla voce sensuale. Io provavo, per atteggiarmi a grande ed essere più vicina a loro, una ammirazione verso il cantante e un gradimento della canzone che neanche il variare negli anni seguenti dei miei gusti musicali mi ha indotta a rinnegare per una questione di rispetto e senso di appartenenza ad un’ età e ad un’ epoca ormai lontane nel tempo…

La canzone continua “…se mi lasci non vale…” Vivo il presente ma non mi immedesimo nella protesta di Pasquale nei confronti della vita, piuttosto mi ritrovo nel cuore delle notti d’estate di tanti decenni addietro, quando non si conosceva il sonno e i primi amori dovevano essere per forza di cose clandestini… perchè non stava bene che certe cose succedessero…e il ceffone genitoriale era sempre in agguato…

Pasquale guarda me, e io guardo lui e poi Angela che sta percorrendo insieme a noi un frammento della fine del suo ultimo “…lungo viaggio…” come recita il testo della canzone.

Non si respira tristezza, ma serenità…

Quando la canzone si interrompe sento di aver provato benessere e di avere ricevuto un dono. Quanto successo per me  si traduce in un termine: amore.

Amore per le persone e amore per la cura delle persone. E tutto questo mi conferma quanto constatato già in altre occasioni: si possono vivere momenti di vita

Ultimo aggiornamento

26 Ottobre 2026, 18:03