Il rene in una economia energetica circolare dal passato al futuro
Data:
13 Febbraio 2025
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di Antonino Arcoraci
Il 22 gennaio 2025 nell’Auditorium Gaetano Martino dell’OMCEO di Messina, alla presenza dell’Asses. alle politiche sociali del Comune di Messina, dott.ssa Alessandra Calafiore e con il patrocinio dell’Ordine, è stato svolto il Convegno metropolitano con titolo: Il rene in una economia energetica circolare dal passato al futuro….
L’AMMI (Associazione mogli medici) e la FDERSPeV (Federazione nazionale sanitari medici e vedove/i), davanti a un pubblico fortemente incuriosito, hanno parlato di urine non sotto l’aspetto biologico, ma nella visione della loro utilità e nell’interesse dell’economia energetica. Dal passato al futuro, in una panoramica assolutamente innovativa che riduce l’inquinamento e le fonti che producono CO2, causa principale del disastro ambientale.
Tutto nell’ottica dei “principi della chimica green” ai quali l’urina, prodotta dal rene, risponde in maniera ottimale, consente di classificare il rene: “organo green”.
Nella trasformazione biochimica, l’urina, diventa acqua, elettricità, fertilizzanti, carburante per motori e razzi, cemento, mattoni….
Dopo i saluti di rito, il relatore Prof. Vincenzo Savica, già Professore di Nefrologia Università di Messina e Direttore dell’U.O.C. di Nefrologia e Dialisi Azienda Ospedaliera Papardo Messina, attento al rene anche al di là delle sue funzioni in fisiologia animale in generale e umana in particolare – agganciandosi a quanto sostiene l’ONU – ha parlato del rene come organo capace, attraverso le sue urine, di produrre energia, di essere fonte inesauribile ed ecosostenibile.
In particolare, ha detto: Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati dall’accadimento di numerose tragedie collegate e ascritte, a eventi climatici eccezionali e conseguenti a fenomeni di inquinamento ambientale. Gli studiosi si sono posti il problema che salvaguardare il nostro pianeta da questi catastrofici eventi è un dovere. A loro giudizio, gli inquinanti come l’eccessiva produzione di CO2, le piogge acide, il buco dell’ozono, la cementificazione delle città, la produzione di energia attraverso l’uso di sostanze nocive, procurano danno all’ecosistema fatto di aria, suolo e acqua. Per la transizione energetica, chiedono l’uso di sostanze e meccanismi eco-sostenibili. Si fanno forti dell’importanza del rapporto “Our Common Future” coordinato da Brundtland G.H. pubblicato nel 1987 dalla Commissione Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo (WCED).
Questo rapporto sottolinea il concetto: all’economia lineare “usa e getta” che si realizza attraverso le fasi di creazione ed utilizzazione, deve sostituirsi l’economia circolare che prevede la fase del riutilizzo dei rifiuti, della riduzione dello spreco e della riduzione prematura delle sostanze. Introduce e statuisce che “lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente, senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. Che il progresso tecnologico è ottenibile solo se indirizzato verso percorsi di sostenibilità chiamato “chimica verde”.
Paul Anastas e John Warner nel 1991 sono stati i primi a parlare di “Chimica Verde”, ne definirono i principi e li sintetizzarono in 12 punti: 1- Prevenzione dei rifiuti – È meglio prevenire i rifiuti che trattare o ripulire i rifiuti dopo che sono stati creati. 2 – Atom Economy – I metodi sintetici dovrebbero essere progettati per massimizzare l’incorporazione di tutti i materiali utilizzati nel processo nel prodotto finale. 3 – Sintesi chimiche meno pericolose – Ove possibile, i metodi sintetici dovrebbero essere progettati per utilizzare e generare sostanze che possiedono poca o nessuna tossicità per la salute umana e l’ambiente. 4 – Progettazione di prodotti chimici più sicuri: i prodotti chimici dovrebbero essere progettati per preservare l’efficacia della funzione riducendo al contempo la tossicità. 5 – Solventi e ausiliari più sicuri – L’uso di sostanze ausiliarie (ad es. solventi, agenti di separazione, ecc.) dovrebbe essere reso superfluo ove possibile e, se usato, innocuo. 6 – Progettazione per l’efficienza energetica – I requisiti energetici dovrebbero essere riconosciuti per i loro impatti ambientali ed economici e dovrebbero essere ridotti al minimo. I metodi sintetici dovrebbero essere condotti a temperatura e pressione ambiente. 7 – Uso di materie prime rinnovabili: una materia prima o una materia prima dovrebbe essere rinnovabile piuttosto che esaurirsi ogni volta che è tecnicamente ed economicamente fattibile. 8 – Ridurre i derivati – La derivatizzazione non necessaria (uso di gruppi bloccanti, protezione/deprotezione, modifica temporanea dei processi fisici/chimici) dovrebbe essere minimizzata o evitata se possibile, poiché tali passaggi richiedono reagenti aggiuntivi e possono generare rifiuti. 9 – Catalisi – I reagenti catalitici (il più selettivi possibile) sono superiori ai reagenti stechiometrici. 10 – Design for Degradation – I prodotti chimici dovrebbero essere progettati in modo tale che al termine della loro funzione si decompongano in prodotti di degradazione innocui e non persistano nell’ambiente. 11 -Analisi in tempo reale per la prevenzione dell’inquinamento – Le metodologie analitiche devono essere ulteriormente sviluppate per consentire il monitoraggio e il controllo in tempo reale durante il processo prima della formazione di sostanze pericolose. 12 – Chimica intrinsecamente più sicura per la prevenzione degli incidenti – le sostanze e la forma di una sostanza utilizzate in un processo chimico dovrebbero essere scelte per ridurre al minimo il rischio di incidenti chimici, inclusi rilasci, esplosioni e incendi.
L’urina, prodotta dall’uomo e dagli animali è prodotto organico che risponde ai principi della Chimica Green. Coinvolta nella produzione di acqua, elettricità, fertilizzanti, carburanti per motori e razzi, additivo per motori a scoppio, cemento, mattoni e altro, porta a considerare l’organo produttore – il rene – “organo green”. Si pone come elemento utile, inesauribile e ecosostenibile e si ricava un ruolo importante nell’economia circolare.
L’urina, prodotta dal rene per eliminare i prodotti del metabolismo dell’organismo, considerata nel passato materiale di scarto, diventa prodotto distillato dal sangue capace di convertirsi in sostanze utili. Una grande opportunità.
Un adulto che segue una tipica dieta occidentale ne elimina circa 1,5 litri al giorno, 500 litri all’anno che sono una quantità sufficiente per riempire 3 vasche da bagno standard. La popolazione americana ne elimina circa 90 galloni al giorno (1 gallone = 3,7854 litri) e, considerando la popolazione mondiale fatta di 7 miliardi di abitanti, diventano 10 miliardi di litri capaci di riempire 4000 piscine olimpiche. Questa enorme quantità giustifica l’interesse verso l’urina e i risultati motivano l’attenzione: trattata adeguatamente diventa acqua da bere e/o o per irrigare in agricoltura. Alcune popolazioni abitanti in zone della terra prive di acqua ne fanno uso in caso di necessità, i Tuareg la utilizzano per evitare la disidratazione nel deserto. Recentemente (2012-2015), la fondazione Bill e Melissa Gates ha messo a punto un’apparecchiatura denominata Janicki Bioenergy Omniprocessor che, usando le urine di 100 mila persone, era in grado di produrre 86 mila litri di acqua potabile e 250 Kilowatt (Kw) di elettricità al giorno.
La NASA ha speso 250 milioni di dollari per costruire un’apparecchiatura capace di produrre 23 litri di acqua potabile al giorno riutilizzando le urine degli astronauti e l’umidità dello shuttle, 1 Kw di energia da 2 litri di urina.
Franco Lisci, ricercatore, progettista di impianti con un passato dentro la Fiat, diventato imprenditore sardo, nel 2013, ha dimostrato che è possibile produrre energia elettrica dall’urina umana e animale usando una cella elettrolitica che, mediante elettrolisi, separa acqua, azoto e idrogeno. La sua azienda “la Guspinese impianti” fa parte del Polo Produttivo La Casa Verde CO2.0, una rete di 75 aziende che operano in distretto di filiera, scambiano competenze e fanno la ricerca condivisa. Come egli stesso ha scritto: l’urina produce energia ricavata da sé stessi ed è pulita, senza impiego di petrolchimici o biomasse, non emette gas di alcun tipo, non consuma praticamente suolo perché ha bisogno di piccoli spazi, si adatta non solo per i consumi domestici, ma anche per i motori di automobili, camion e barche che possono usare fino il 100% di urina pura al posto della benzina e di altri carburanti.
In atto, lo Stato italiano, considera illegale l’uso di urine come tali, ma consente l’uso di additivi. Franco Lisi ha realizzato i trasformatori che consentono di usare nel motore delle automobili, l’urina trasformata.
Oggi sono tanti i ricercatori italiani ed esteri che si interessano alla produzione di carburante e energia partendo dalle urine. Sono tanti quelli che sfruttano le biomasse per fare concimi.
Le ricerche impegnano gli scienziati di tutto il modo, con metodologie e attrezzature diverse, consentono la produzione o la fertilizzazione senza uso di inquinanti: sia per l’industria – bioenergia – che per l’agricoltura.
Stefania De Pascale sostiene: le recenti conquiste spaziali e l’intenzione di atterrare su Marte creando una base lunare, attirano l’attenzione sull’urina quale fertilizzante, in “orti ove poter coltivare riso, soia, patate, grano”. Inoltre, mescolando la polvere lunare chiamata regolite, con l’urea contenuta nelle urine, è possibile ottenere la geopolimerizzazione della regolite che crea materiale notevolmente resistente alla compressione, ai sali, agli acidi, al freddo e al caldo, al fuoco, alle basse e alte temperature e alle radiazioni con risvolti notevoli nella vita pratica. L’urea contenuta nell’urina mescolata alla regolite, la polvere lunare, con l’aggiunta di alcuni batteri, consente la produzione di mattoni molto resistenti che nella creazione, non richiedono energia elettrica.
Oggi si è arrivati al punto di potere affermare – come ha detto la past-presidente AMMI Lilly Cavallaro nelle sue conclusioni – l’urina è una soluzione originale e rivoluzionaria che probabilmente non sarà la sola e non sarà soluzione finale ai tanti problemi. Certamente si propone come alternativa e assume grande significato. Si inscrive bene nella legge della conservazione della massa in base alla quale Antoine Laurent Lavoisier, scienziato del 1700, asseriva che “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
Se si continua così e la volontà aiuta ad estendere l’interesse perché qualunque prodotto organico sia base di conversione, il mondo intero ne avrà giovamento. Sarà ridotto l’inquinamento in generale, si andrà verso un futuro ugualmente fattivo, ma ecosostenibile.
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Ultimo aggiornamento
12 Febbraio 2025, 23:08
Messina Medica 2.0