Storia e cronache dei Greci messinesi dall’VIII al XXI secolo

Data:
26 Aprile 2025

Storia e cronache dei Greci messinesi dall’VIII al XXI secolo

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Macris

Prof. Daniele Macris

Un’ampia e varia panoramica sull’ininterrotta presenza dei Greci a Messina dall’alto Medioevo fino ai nostri giorni, articolata in momenti di preponderanza, almeno fino al 1250, e presenza significativa, caratterizzante e, in definitiva, peculiare della nostra città. Assodata dagli studiosi la continua presenza in età classica, ellenistica e romana, individuare il cammino dei Greci a Messina dal Medioevo ad oggi è affascinante ed intrigante: intanto i cognomi, oltre 500, di chiara origine greca, che interessano una consistente parte della popolazione, i toponimi, gli agionimi, gli idronimi, una messe importante di dati da assemblare e valutare unitariamente.

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Quindi le tradizioni, dalla “cuddhura cu ll’ovu” alla “cuccia” al “pidone”, i riti e le ricorrenze religiose, dalla “Vara” , presentata in visione greca, ai battesimi collettivi a S. Angelo di Brolo, ai Santi orientali Nicola, primo protettore della città, Antonio il Grande, Basilio il Grande, Caterina, Barbara, Marina, Filippo di Agira, Cono, Calogero, Pancrazio, Onofrio, Costantino, Alfio, Filadelfio e Cirino, Sostene, Teoctisto, Stefano Iuniore, le istituzioni e la loro presenza nel territorio, l’Archimandriato del SS. Salvatore dal 1133 al 1883, l’ordine di S. Basilio dal 1579 al 1866, le chiese di rito greco ed ortodosse, i contratti dotali alla “greca” dal 1400 al 1830 a Messina, Capizzi, Ficarra, Tortorici, la lingua greca moderna parlata a Messina dal 1450 in poi, ininterrottamente, nel Comune di Messina accanto al greco-siculo, certamente in uso fino alla metà del Settecento, secondo le più aggiornate mappe linguistiche.

Un mondo di contatti continui, che spazia da Costantinopoli a Marsiglia, da Gerusalemme a Cipro, da Creta a Palermo, con al centro sempre e comunque Messina, la bella Messina dei mosaici dell’abside sinistra del duomo, delle “mante” e delle icone, scritte dal damasceno, da Viktor, da Eustazio di Giannina, da Stylianòs Dhevaris, del quartiere “Grecìa”, della via e del vicolo dei Greci, del brulicare di piccoli affari e di continui contatti tra Sicilia ed oriente, in un incessante ciclo di partenze e ritorni che non sempre è agevole seguire.

Un mondo toccato da Emanuele Fokàs, nipote dell’imperatore Nikiforos Fokàs, sfortunato e valoroso condottiero bizantino, perito a Rometta nel 963, e da Giorgio Maniace, fulmine di guerra, che per primo liberò il Valdemone dagli Arabi nel 1038 e li sbaragliò a Cerami nel 1040, ma anche da Costantino Lascaris e dai suoi allievi che resero Messina “nuova Atene”, da Francesco Maurolico, scienziato ed umanista, da Domenico Marolì, interessante pittore, da Filippo Juvara, greco per parte di madre, e da tanti altri Greci, paesani e levantini, secondo l’appropriata definizione del Samperi, che hanno segnato la storia e la cronaca della città di Messina.

Un mondo, quello in cui viviamo quotidianamente, prodigiosamente modellato e plasmato da archetipi e sub-archetipi greci che abbiamo il privilegio di poter riconoscere ed apprezzare.

Ultimo aggiornamento

24 Aprile 2025, 11:54