L’invasione dei polpi nel Canale della Manica: che cosa sta succedendo e perché dobbiamo preoccuparci
Data:
31 Luglio 2025
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Ultimamente i pescatori del Canale della Manica – il tratto di mare che separa l’Inghilterra dalla Francia – hanno assistito a un fenomeno sorprendente: una vera e propria invasione di polpi. Dall’inizio di marzo 2025, il numero di questi animali marini è aumentato così tanto che ogni giorno arrivano nei mercati ittici inglesi decine di tonnellate di cefalopodi. Un cambiamento che, a prima vista, potrebbe sembrare positivo per la pesca, ma che nasconde in realtà un segnale d’allarme legato al riscaldamento globale e al cambiamento del clima.
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Un aumento improvviso
Il mercato del pesce di Brixham, uno dei più importanti del Regno Unito, ha registrato dati da record. A maggio, sono state raccolte ben 36 tonnellate di polpi, un numero incredibile se si pensa che nello stesso mese dell’anno precedente i polpi pescati erano appena 200 chilogrammi. Barry Young, direttore dell’agenzia Brixham Trawler Agents, ha confermato che è in corso un fenomeno del tutto eccezionale, mai visto negli ultimi decenni.
Ma cosa sta succedendo esattamente nei fondali del Canale della Manica? Come mai i polpi stanno diventando così numerosi in queste acque, che un tempo erano poco adatte alla loro presenza?
La causa: il cambiamento climatico
La spiegazione più probabile è legata ai cambiamenti climatici. Le temperature medie globali stanno aumentando, e questo vale anche per gli oceani e i mari. In particolare, tra marzo e aprile, si è verificata un’ondata di calore marina nel Nord Atlantico: le acque superficiali del Canale della Manica hanno registrato temperature superiori di 2-4 gradi rispetto alla media stagionale. Per l’ecosistema marino, questo cambiamento è molto significativo: bastano pochi gradi in più per modificare completamente l’habitat naturale di molte specie.
Sistemi di alta pressione atmosferica, come quelli segnalati dal servizio meteorologico irlandese Met Éireann, hanno impedito l’arrivo di correnti fredde, permettendo all’acqua di riscaldarsi in modo anomalo. Questo ha creato un ambiente favorevole per i polpi, che in genere preferiscono acque più calde come quelle del Mediterraneo. Non è la prima volta che accade qualcosa di simile: altri picchi nella presenza di polpi furono registrati nel 1900, negli anni ’50 e più di recente nel 2022.
Effetti sulla biodiversità e sulla pesca
L’aumento dei polpi non è senza conseguenze. Se da un lato alcuni pescatori sono contenti per le nuove opportunità economiche, dall’altro ci sono categorie che si dicono preoccupate. In particolare, i pescatori specializzati nella cattura di granchi e aragoste segnalano un calo drastico di queste specie nelle zone in cui i polpi sono più numerosi.
Il motivo è semplice: i polpi sono predatori molto abili e si nutrono di crostacei, come appunto granchi e aragoste. Entrano nelle trappole usate per catturare questi animali – chiamate nasse – e si cibano dei piccoli esemplari, per poi uscire dalle stesse aperture previste per il rilascio dei crostacei giovani. Queste aperture sono state introdotte come misura di conservazione, ma ora si stanno rivelando un vantaggio per i polpi predatori.
L’autorità per la pesca costiera Devon and Severn (D&S IFCA) sta monitorando la situazione. Ha dichiarato che, se necessario, si potrebbero modificare le regole sulle aperture delle nasse per evitare che i polpi continuino a fare razzia come pubblicato dal Guardian (https://www.theguardian.com/environment/2025/may/26/the-seabed-is-full-of-them-english-fishers-enjoy-surprise-octopus-boom). Ma trovare una soluzione definitiva non è semplice, soprattutto in un ecosistema che sta cambiando rapidamente.
Un campanello d’allarme
Anche se il fenomeno dei polpi potrebbe sembrare solo una curiosità marina, è in realtà un segnale molto serio di quanto il cambiamento climatico stia già modificando i nostri mari. Le ondate di calore marine non sono più eventi eccezionali: stanno diventando sempre più frequenti e intense. E ogni cambiamento nella temperatura del mare può provocare conseguenze a catena su tutte le specie marine, alterando l’equilibrio degli ecosistemi e mettendo a rischio le attività umane che da essi dipendono.
Inoltre, la presenza massiccia di una specie come il polpo in un’area dove prima era rara dimostra che anche gli animali stanno cercando di adattarsi. Si spostano verso zone più favorevoli alla sopravvivenza, ma così facendo entrano in competizione con altre specie e modificano gli equilibri naturali.
Cosa possiamo imparare
Questo fenomeno ci insegna che i cambiamenti climatici non sono qualcosa di lontano o astratto. Stanno già cambiando il mondo in cui viviamo, e spesso in modi inattesi. Anche una notizia come l’invasione dei polpi può aiutarci a capire quanto sia importante prendersi cura dell’ambiente, ridurre le emissioni di gas serra e agire per limitare l’innalzamento delle temperature globali.
Nel frattempo, gli scienziati e le autorità locali stanno studiando attentamente il fenomeno, per capire meglio le sue cause e le possibili conseguenze. E noi tutti possiamo fare la nostra parte, imparando a osservare la natura con occhi più attenti, per cogliere i segnali che ci manda.
Ultimo aggiornamento
29 Luglio 2025, 11:33
Messina Medica 2.0