Crescita del bambino: quando può essere opportuno chiedere il parere dell’ortopedico pediatra
Data:
2 Agosto 2025
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di Ilaria Sanzarello, Biagio Zampogna, Matteo Nanni, Danilo Leonetti
Mai come oggi, complice certamente anche una maggiore consapevolezza e preparazione da parte dei genitori, si pone una grande attenzione nei confronti dello stato di salute dei propri figli e della loro crescita.
Il nostro sistema sanitario nazionale, grazie all’assistenza territoriale, prevede che sia proprio il pediatra di famiglia a supportare i genitori in questo viaggio.
bambini
E’ il pediatra di famiglia infatti, proprio come un pilota di bordo, e grazie ai bilanci di salute, ad indicare ai genitori il limite tra uno sviluppo fisiologico e uno patologico ed indirizzare, qualora fosse necessario, ad eventuali visite specialistiche.
I dubbi in merito allo sviluppo osteo-scheletrico sono fra le prime cause di consultazione del pediatra e molti aspetti del bambino, che potrebbero apparire patologici, possono piuttosto far parte delle normali tappe di crescita ossea di un bambino e risolversi spontaneamente semplicemente con il tempo. Rivolgersi direttamente ad uno specialista ortopedico, o ortopedico pediatrico, potrebbe spesso essere prematuro o immotivato e sarebbe piuttosto importante che fosse sempre il nostro pilota di bordo, il pediatra di famiglia appunto, ad indirizzarci sulla strada corretta da percorrere. Proviamo insieme a fare una carrellata su quelle che sono le principali problematiche del bambino in ambito osteo-scheletrico durante le varie fasi di crescita e come approcciarle correttamente.
Neonato
Già alla visita clinica effettuata dopo il primo vagito potrebbero porsi dei dubbi in merito all’aspetto patologico o fisiologico dell’apparato osteo-muscolare di un bambino.
E’ cura del pediatra neonatologo, in questo caso, valutare essenzialmente l’aspetto del capo e del collo di un neonato al fine di identificare precocemente eventuali anomalie o atteggiamenti patologici del collo, in taluni casi, infatti, errati posizionamenti intrauterini potrebbero comportare contratture della muscolatura del collo e limitare alcuni movimenti della testa ( es torcicollo miogeno). Importante anche la valutazione della funzione degli arti superiori, soprattutto nel caso di travagli difficili o parti complessi, per escludere eventuali sofferenze da compressione dei nervi che raggiungono l’arto superiore.
Vengono poi effettuati, ormai come screening, i test clinici per valutare la corretta mobilità delle articolazioni delle anche, come la manovra di Ortolani, al fine di identificare precocemente quelle anche che presentano aspetti patologici (anche lussate o sublussate).
Infine, sempre il neonatologo, valuterà l’aspetto e la forma delle gambe, che alla nascita si presentano con un aspetto a concavità interna, e dei piedi che potrebbero talvolta presentare un’alterazione della loro forma e del loro rapporto con la gamba, in questi casi si parla di piede torto congenito. Esistono differenti tipi di piede torto che possono oscillare da forme severe, ormai identificate molto spesso già in fase prenatale durante le ecografie di monitoraggio della gravidanza, a forme più semplici e legate semplicemente a posizioni forzate o errate all’interno dell’utero. Il pediatra è in grado di identificare le forme di piede torto flessibile, che andrà incontro a guarigione spontanea, o semplicemente tramite manipolazioni, oppure indirizzare all’ortopedico pediatra qualora i piedi necessitassero di avviare un trattamento correttivo di natura ortopedica.
Infanzia-Pre-adolescenza
Un bambino non è da considerarsi un piccolo adulto. Questo “mantra” viene ripetuto spesso dai pediatri ed è applicabile a tante condizioni cliniche dei soggetti in accrescimento. In modo particolare le caratteristiche dello scheletro di un bambino sono profondamente diverse da quello di un adulto. Le ossa del soggetto in accrescimento possiedono delle zone anatomiche peculiari, chiamate fisi o cartilagini di accrescimento che andranno poi a scomparire man mano che il bambino va incontro alla maturità dello scheletro. La forma, le proporzioni delle varie parti del corpo e le caratteristiche delle articolazioni, in modo particolare di quelle degli arti inferiori e dello scheletro assile (colonna vertebrale e bacino) sono costantemente in mutazione durante tutte le fasi di crescita. I piedi di un bambino che comincia a camminare si presentano piatti e valghi (ovvero con una scarsa o assente volta plantare e con le caviglie rivolte all’interno) e queste caratteristiche saranno presenti almeno fino ai 3 o 4 anni di età per poi andare incontro ad una progressiva modifica. Il pediatra valuta l’aspetto del piede e dell’appoggio plantare, lo correla all’età, annota la presenza di eventuali disturbi del bambino quindi lo indirizzerà a specialista ortopedico solo qualora i piedi abbiano caratteristiche ritenute patologiche.
Il bimbo alle prime fasi della deambulazione avrà, in maniera fisiologica, un aspetto delle gambe lievemente ricurvo, può presentare molto spesso una deambulazione incerta, potrebbe inciampare di frequente o camminare con le punte dei piedi rivolte all’interno o sulle punte dei piedi (articoli relativi). Anche in questo caso i genitori potrebbero avere diversi dubbi in merito a che le tappe motorie del proprio bambino siano da considerarsi più o meno normali e sarà ancora una volta il pediatra a chiarire quali eventuali condizioni debbano ritenersi patologiche tenendo conto dell’individualità di ogni singolo bambino, del suo contesto e delle sue caratteristiche fisiche e anatomiche. Le gambe poi da una forma a parentesi presente alla nascita e fino al secondo anno di vita, passeranno ad un aspetto contrario (ovvero ad x) per un periodo oscillante e generalmente compreso tra i 3 e i 4-5 anni di età fino ad assumere il loro aspetto definitivo intorno ai 6-7 anni.
Anche la colonna vertebrale subisce grandi modifiche strutturali dalla nascita all’adolescenza. Un neonato presenta una colonna vertebrale che richiama ancora la sua forma embrionale, ovvero come una C., questo perché non ha ancora la necessità di assumere la posizione eretta per reggere il peso del corpo. Quando si avvia il gattonamento, che dovrebbe essere una fase di sviluppo sempre favorita, seppur variabile da bambino a bambino, cominceranno a costituirsi quelle che sono considerate le fisiologiche curvature della colonna vertebrale (lordosi cervicale e lombare, cifosi dorsale e sacrale). Un/a bimbo/a sotto i 10 anni di età potrebbe presentare degli atteggiamenti posturali della colonna vertebrale anomali, frequente è un atteggiamento delle spalle chiuse in avanti sul tronco o più genericamente un aspetto “ricurvo” della colonna vertebrale dorsale legato, la maggior parte di volte, ad un’ancora insufficiente muscolatura paravertebrale. Ad oggi, un aumento così esponenziale ed errato di apparecchiature digitali e una riduzione delle attività ludico-sportive che prevedono l’utilizzo della propria fisicità, sta inducendo ad un sempre maggiore riscontro di anomalie posturali della colonna, dandole un aspetto ingobbito, quella che noi ortopedici chiamiamo cifosi astenica che alla lunga comporterà dolore e limitazione ai movimenti della colonna vertebrale e per questo andrebbe sempre favorita un’attività sportiva a tutti i bambini sopra i 4-5 anni di età.
Adolescenza
In età adolescenziale sarà importante poi valutare l’aspetto complessivo dello scheletro che ha ormai raggiunto il suo aspetto definitivo, pertanto l’asse globale degli arti inferiori e soprattutto la colonna vertebrale che, talvolta, proprio in questa fase di vita, può sottendere un quadro cifotico o scoliotico. Sarà ancora una volta il pediatra che ha in cura il ragazzo/a a valutare l’aspetto simmetrico o asimmetrico della colonna e tramite anche l’ausilio dello scoliometro la presenza o meno di gibbosità costali o lombari che lasciano sospettare un quadro scoliotico che, qualora presente, indirizzerà a recarsi presso specialista ortopedico o fisiatra per trattamento.
In definitiva l’aspetto complessivo dello scheletro è in continuo mutamento dalla nascita al termine dell’accrescimento e molti aspetti sono transitori e non patologici. I bilanci di salute rappresentano, a tale scopo, uno strumento estremamente utile per valutare il fisiologico accrescimento dei propri bambini e ricorrere a specialista solo se realmente necessario.
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Ilaria Sanzarello, Biagio Zampogna, Matteo Nanni, Danilo Leonetti – Dipartimento BIOMORF – Università di Messina
Ultimo aggiornamento
31 Luglio 2025, 19:40
Messina Medica 2.0