Basse dosi di Colchicina e progressione di mutazioni genetiche acquisite negli anziani
Data:
7 Settembre 2025
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Un recente studio ha mostrato che basse dosi di colchicina, un farmaco usato da anni per la gotta, potrebbero rallentare la progressione dell’ematopoiesi clonale (CH), una mutazione acquisita nelle cellule staminali del sangue comune negli anziani. La CH è associata a un aumento del rischio di leucemie, altri tumori del sangue e malattie cardiovascolari come coronaropatia, aritmie e insufficienza cardiaca. Questa condizione colpisce circa il 10% degli over 70, e i geni più coinvolti sono DNMT3A, TET2 e ASXL1.
Lo studio ha analizzato un gruppo di pazienti già coinvolti nella ricerca LoDoCo2, che aveva dimostrato come 0,5 mg di colchicina al giorno riducessero del 31% il rischio di eventi cardiovascolari nei pazienti con malattia coronarica cronica. I ricercatori hanno sequenziato il DNA ematico dei partecipanti in più momenti durante il follow-up, valutando l’andamento delle mutazioni e misurando biomarcatori infiammatori.
I risultati sono chiari:
• Nel gruppo trattato con colchicina, l’aumento annuo delle cellule mutate è stato solo del 6,3%, contro il 14,9% del gruppo placebo.
• Il beneficio è stato ancora più evidente per le mutazioni TET2, con un incremento del clone del 9,1% contro il 29,6% del placebo.
Secondo Michael Honigberg, cardiologo del Massachusetts General Hospital, questo suggerisce che la colchicina possa offrire benefici specifici per chi presenta mutazioni TET2, non solo riducendo il rischio cardiovascolare ma anche rallentando la crescita dei cloni mutati.
Un secondo studio, pubblicato su JACC e presentato all’ESC 2025, ha analizzato oltre 6.600 donne anziane (età media 80 anni) del Women’s Health Initiative Long Life Study. È emerso che le mutazioni CH, comprese quelle nei geni TET2, ASXL1 e JAK2, continuano a essere correlate al rischio cardiovascolare anche in età molto avanzata, contraddicendo l’idea che il loro impatto diminuisca con l’età.
Secondo Harlan Krumholz, direttore del JACC e professore alla Yale University, questi risultati rafforzano il concetto che la CH rappresenti un punto di connessione tra invecchiamento, malattie cardiovascolari e cancro. Lo studio apre la strada a nuove strategie preventive e terapeutiche, incentrate sul controllo dell’infiammazione e delle mutazioni genetiche delle cellule del sangue.
In sintesi, la colchicina, a dosaggi bassi, potrebbe diventare un’arma preventiva a basso costo per ridurre sia i rischi cardiovascolari sia la progressione di alcune mutazioni legate a patologie gravi, ma sono necessari ulteriori studi per confermare questi risultati e definire protocolli clinici su larga scala.
L’articolo originale rintracciabile al link: https://www.acc.org/Latest-in-Cardiology/Articles/2025/08/26/11/47/fri-low-dose-colchicine-esc-2025
Ultimo aggiornamento
3 Settembre 2025, 13:50
Messina Medica 2.0