L’Intelligenza Artificiale come “aiutino” per la deregulation in sanità: CHE FIGURACCE!

Data:
10 Novembre 2025

L’Intelligenza Artificiale come “aiutino” per la deregulation in sanità: CHE FIGURACCE!

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di Salvo Rotondo

Intelligenza Artificiale

Negli ultimi anni si è affermata sempre di più l’idea che per alleggerire la spesa pubblica sia necessario “tagliare” i finanziamenti ai servizi, così da poter presentare manovre finanziarie più leggere ed equilibrate. Poiché la spesa sanitaria rappresenta la voce più pesante del bilancio statale, il bersaglio privilegiato è spesso proprio la sanità. Si parla di risparmi ottenuti attraverso l’“ottimizzazione” e si inventano termini come isorisorse, ma la realtà è che le idee e le capacità organizzative e gestionali – che camminano sulle gambe degli uomini – si sono rivelate, come la coperta dei finanziamenti, sempre più corte. Il risultato concreto è spesso una deregulation che aumenta il rischio clinico e la “responsabilità della struttura”.
Una delle ultime trovate è il cosiddetto task shifting: un modello organizzativo che prevede il trasferimento di compiti solitamente svolti da professionisti con qualifiche più elevate (come i medici) a operatori sanitari con formazione inferiore (infermieri, OSS, ecc.). L’intento dichiarato è nobile: migliorare efficienza ed economicità nell’uso delle risorse. Ma, nei fatti, troppo spesso questo modello non riesce a garantire uno standard adeguato di qualità e sicurezza delle prestazioni.
Così, la nave del miraggio – quello del miglioramento di efficienza, sostenibilità e accessibilità dei servizi, magari con la “valorizzazione” delle professioni sanitarie – finisce per arenarsi nelle secche della realtà quotidiana. Un esempio macroscopico è l’utilizzo endemico delle ambulanze non medicalizzate nel 118, che crea seri problemi nelle patologie tempo-dipendenti. Questo si traduce in un aumento di mortalità e postumi invalidanti, con successivi costi aggiuntivi per la gestione delle cronicità conseguenti.
Dirigere una struttura complessa come una realtà sanitaria richiede notevoli capacità organizzative, per mantenere in equilibrio ruoli e processi e ottenere una “sinfonia” sinergica: risultati sempre migliori dal punto di vista clinico, economico e, soprattutto, del clima di lavoro. La parola sinfonia, che etimologicamente significa “suonare insieme”, rende bene l’idea di una armonia costruita in modo coordinato e concertato, dove tutte le componenti si sostengono a vicenda trasformando le dissonanze in consonanze, con l’obiettivo del Bene Comune. Ogni ruolo ha una propria dignità e una ragion d’essere che trovano senso solo se inserite in un sistema integrato e concertato, finalizzato a ottenere i migliori risultati possibili al minor costo. Ma il principio non negoziabile è che “i migliori risultati possibili per il paziente” devono prevalere sul “minor costo”.
Negli ultimi mesi, invece, si è diffusa la tendenza a usare i sistemi di Intelligenza Artificiale per sostituire la capacità umana nel gestire compiti che, professionalmente, abbiamo il dovere di svolgere noi. Il timore è che si pensi di colmare il gap di competenze creato dalla deregulation sanitaria proprio con l’IA. Alcuni casi clamorosi, registrati nel campo della giurisprudenza, mostrano bene i rischi di questo approccio.
Marco Bassini, Federica Paolucci e Oreste Pollicino, sul Sole 24 Ore del 5/11/2025, hanno descritto una vicenda tanto sorprendente quanto prevedibile:
due avvocati, uno di Latina e uno di Torino, sono stati condannati in procedimenti distinti al pagamento di una cospicua somma perché avevano prodotto atti pieni di un “coacervo di citazioni e normative giurisprudenziali astratte, prive di ordine logico e incoerenti, senza allegazioni congrue con l’oggetto del giudizio, con scarsa qualità degli atti e modesta rilevanza degli argomenti proposti”. Tutto ciò a causa della mancanza di una reale attività di verifica e corretta interpretazione da parte di chi aveva svolto la ricerca.
Un altro caso emblematico, riportato pochi giorni prima da Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera, racconta di come l’Ordine degli Avvocati di Milano abbia aperto un procedimento disciplinare contro un legale accusato di essersi comportato in modo processualmente sleale, citando una serie di precedenti giuridici inesistenti o non pertinenti. Ciò ha costretto i giudici a perdere tempo per verificare e smontare uno a uno quei riferimenti.
Anche in medicina la moda – talvolta dettata dalla necessità – di cercare una stampella o un “aiutino” nella soluzione dei problemi clinici porta a un uso spesso indiscriminato dell’IA, senza adeguata verifica da parte dell’utente. Il risultato è la produzione di testi perfetti sul piano grammaticale e sintattico, ma semanticamente lontani dalla realtà clinica.
Questo diventa particolarmente pericoloso quando le decisioni riguardano indicazioni terapeutiche o chirurgiche. La ragione è legata alle condizioni in cui l’IA opera nel 2025. Ciò non significa che non possa migliorare; ma, per diventare uno strumento davvero affidabile e sicuro, dovrà cambiare obiettivi e modalità di approvvigionamento delle informazioni, basandosi su dati riproducibili, validi e validati dalla comunità scientifica. Come abbiamo già scritto e ammonito (vedi link a fondo pagina), l’Intelligenza Artificiale non può colmare le lacune della stupidità e dell’ignoranza naturale. I suoi algoritmi sono progettati con un solo scopo: fornire una risposta ad ogni costo, perché l’utente deve sentirsi soddisfatto e, soprattutto, sviluppare una sorta di dipendenza che lo porti a tornare ad usare lo chatbot.
Alla luce di tutto questo, gli auspici sono:
• Evitare che il task shifting si traduca, nei fatti, in una deregulation delle procedure cliniche. Deve sempre essere riconosciuta una chiara catena di comando che parta da una diagnosi medica e che preveda che tutti gli atti clinici siano eseguiti sotto la supervisione e lo stretto controllo del medico.
• Ripensare gli algoritmi che governano le regole d’ingaggio dell’IA: invece di essere orientati alla “risposta a tutti i costi” pur di non scontentare l’utente, devono produrre risposte realmente congruenti con le richieste e, soprattutto, dotate di imprescindibili garanzie di veridicità controllata.
• Assicurare la qualità delle fonti utilizzate per generare le risposte, con criteri chiari di selezione, trasparenza e validazione scientifica.
Solo così l’Intelligenza Artificiale potrà diventare un alleato della sanità, e non l’ennesimo pretesto per coprire, con una patina tecnologica, scelte di deregulation e risparmi miopi sulla pelle dei pazienti.

Ultimo aggiornamento

9 Novembre 2025, 11:52