Sulle tracce di Leonardo: la generica a caccia del DNA del genio

Data:
2 Giugno 2026

Sulle tracce di Leonardo: la generica a caccia del DNA del genio

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Immaginate di poter toccare un disegno di 500 anni fa con un cotton fioc, lo stesso usato per i test COVID, sperando di trovarvi le impronte biologiche di uno dei più grandi geni della storia. È quello che sta facendo il Leonardo da Vinci DNA Project (LDVP), un gruppo internazionale di scienziati che cerca di ricostruire il profilo genetico di Leonardo da Vinci attraverso le sue opere e i suoi parenti.
Una scoperta promettente
Recentemente, i ricercatori hanno analizzato un disegno a gessetto rosso chiamato Holy Child (Santo Bambino) e una lettera scritta da un cugino di Leonardo nel XV secolo. I risultati sono sorprendenti:
• Su entrambi gli oggetti sono state trovate tracce di un particolare cromosoma Y (quello che si tramanda di padre in figlio).
• Questo DNA appartiene a un gruppo genetico tipico della Toscana, proprio dove nacque Leonardo.
• Sebbene non sia una prova definitiva che quel DNA appartenga al maestro, è un indizio pesantissimo che incoraggia gli scienziati a proseguire.
La sfida: mancano i campioni di confronto
Identificare con certezza il DNA di Leonardo è un’impresa difficilissima perché:

  1. Non abbiamo il suo corpo: La sua tomba originale in Francia fu profanata nel XIX secolo e i resti sono incerti.
  2. Non ha avuto figli: Non esiste una linea di discendenza diretta.
    Per risolvere il mistero, gli scienziati stanno seguendo due strade:
    • I discendenti viventi: Hanno rintracciato 14 parenti maschi ancora in vita della famiglia da Vinci per mappare il DNA della casata.
    • Le tombe di famiglia: Recentemente, a Vinci, sono state ritrovate ossa in una cripta che potrebbero appartenere al nonno o allo zio di Leonardo.

L’ “Arteomica”: la biologia al servizio dell’arte
Sta nascendo un nuovo campo di studi chiamato arteomica. Invece di basarsi solo sull’occhio dell’esperto per capire se un quadro è vero, si cerca la “firma biologica” dell’autore. Leonardo era solito usare le dita oltre ai pennelli; gli scienziati sperano quindi di trovare cellule della sua pelle mescolate ai pigmenti dei colori. Se riuscissero a isolare il suo genoma, potrebbero persino autenticare opere la cui paternità è ancora discussa.
Il segreto del genio è nei geni?
Oltre all’autenticità, la sfida è capire se la biologia possa spiegare il talento di Leonardo. Alcuni ricercatori ipotizzano che avesse una acuità visiva straordinaria: mentre una persona comune percepisce il movimento a circa 30-60 fotogrammi al secondo, Leonardo sembrava capace di vedere dettagli fluidi e rapidissimi (come i vortici dell’acqua o il battito d’ali di una libellula) come se avesse una visione a 100 fotogrammi al secondo.
Gli scienziati stanno cercando varianti genetiche legate alla retina e al cervello che potrebbero avergli conferito questa “super-vista”.
Il futuro della ricerca
Il progetto punta ora a ottenere il permesso per analizzare i suoi famosi taccuini, come il Codice Atlantico o il Codice Leicester (di proprietà di Bill Gates). La biologia, un tempo considerata un “contaminante” che sporcava le opere, sta diventando lo strumento più prezioso per raccontare la storia dell’uomo che ha anticipato il futuro di secoli.

L’articolo per esteso è rintracciabile al link “https://www.science.org/content/article/have-scientists-found-leonardo-da-vinci-s-dna”

Ultimo aggiornamento

30 Maggio 2026, 22:28