Infezioni ospedaliere: emergenza “Superbugs”
Data:
7 Giugno 2019
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Dopo un boom di lancio di nuovi antibiotici negli anni 80, gli anni duemila hanno visto una notevole flessione degli investimenti in ricerca e sviluppo di nuove molecole a causa dei troppi oneri per le case farmaceutiche e dello scarso ritorno economico.
L’emergenza di multi-resistenti non si è ancora fermata, e l’acquisizione di nuove resistenze ha causato l’insorgenza dei cosiddetti “superbugs”, batteri resistenti alla maggior parte se non a tutti gli antibiotici a disposizione.
Infezioni causate da questo tipo di batteri sono estremamente gravi, e possono portare al decesso del paziente.
Ormai c’è un’emergenza superbug e infezioni ospedaliere nel nostro Paese, dal 2003 al 2016 nel nostro il numero delle morti correlate alla sepsi è cresciuto enormemente, siamo passati da 18.668 a 49.301.
Decine di migliaia di morti, avvenute nella quasi totalità in ospedale. Nello stesso periodo il tasso di mortalità sepsi è pressoché raddoppiato sia per gli uomini che per le donne.
Se i numeri indicano un raddoppio dei decessi, possiamo dedurre che il dato nella realtà sia almeno triplicato e di certo non si tratta di un problema di registrazione dei dati. Già tempo fa il Centro europeo per il controllo delle malattie aveva segnalato che l’Italia ha il 30% delle morti per infezioni da sepsi correlata all’assistenza, dunque c’è un problema reale, e il fenomeno è drammaticamente sottovalutato.
Il fenomeno incide maggiormente gli over 75, con 36.824 decessi solo nel 2016. A livello regionale, poi, la crescita della mortalità sepsi-correlata nella classe di età “75 anni e oltre” è un fenomeno generalizzato a tutte le aree del Paese.
Anche se con dati non ancora pubblicati, il fenomeno è stato confermato dalla rete dello studio REPOSI, distribuita su tutto il territorio nazionale fra i reparti di medicina interna e geriatria.
Lo studio collaborativo fra la Società Italiana di Medicina Interna (SIMI), la Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e l’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri ha evidenziato tra i 2120 pazienti over 65 con sepsi, un aumento del rischio di mortalità intraospedaliera dell’88% rispetto chi non ha sepsi. Inoltre, dallo stesso registro si evince che diverse comorbidità sono più presenti tra i pazienti con sepsi, diabete mellito (30,1%), fibrillazione atriale (25,4%), BPCO (BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva), quest’ultima nel 24,6% dei casi rispetto il 14,7% di chi non ha sepsi.
Il Piano nazionale di contrasto all’antibioticoresistenza c’è, ma è rimasto sulla carta, occorre quindi intervenire per contrastare efficacemente un problema davvero insidioso, che ormai è diventato un’emergenza nazionale.
Ultimo aggiornamento
5 Giugno 2019, 17:51
Messina Medica 2.0