ICAR 2026 a Catania: 40 anni di lotta all’HIV tra innovazione, prevenzione e nuove sfide
Data:
22 Maggio 2026
Views: 25
Prende il via a Catania ospita la 18ª edizione di ICAR – Italian Conference on AIDS and Antiviral Research, il principale congresso scientifico italiano dedicato a HIV, epatiti, infezioni sessualmente trasmesse e virus emergenti. A quarant’anni dalla prima terapia antiretrovirale, esperti, clinici, ricercatori e associazioni fanno il punto sui progressi che hanno trasformato l’HIV in una patologia cronica controllabile
Dal 20 al 22 maggio 2026 Catania ospita la 18ª edizione di ICAR – Italian Conference on AIDS and Antiviral Research (www.icar2026.it), appuntamento di riferimento per la comunità scientifica nazionale su HIV-AIDS, epatiti, infezioni sessualmente trasmesse (IST) e virus emergenti e un’importante occasione per sensibilizzare i cittadini su questi temi. Una sessione speciale è dedicata all’Hantavirus Andes. Il Congresso è organizzato sotto l’egida di SIMIT – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, insieme alle principali società scientifiche di area infettivologica e virologica e al mondo della Community, e riunisce circa mille partecipanti tra clinici, ricercatori, associazioni dei pazienti e volontariato.
L’edizione 2026 si svolge a 40 anni dal primo trattamento con antiretrovirale (AZT) in un paziente statunitense. Erano gli «anni di piombo» dell’Aids, con una diagnosi che non lasciava scampo e una sopravvivenza di poche settimane. Da allora lo scenario è profondamente mutato e i risultati raggiunti sul fronte della terapia e della prevenzione, con i nuovi trattamenti a lunga durata e l’avvento della profilassi pre-esposizione (PrEP), hanno cambiato il corso della malattia. Oggi l’HIV è un’infezione cronica, sotto controllo: se la diagnosi e il trattamento sono tempestivi, l’aspettativa e la qualità di vita delle persone sieropositive sono ormai paragonabili alla popolazione generale.
«Embrace Treatment, Empower Prevention, Advance Innovation» (rafforzare la prevenzione, potenziare le cure e spingere l’innovazione nella ricerca) è il claim di ICAR 2026 e traccia la direzione del Congresso, che mette al centro i tre pilastri dell’azione contro l’HIV – prevenzione, terapia e ricerca – e l’alleanza tra società scientifiche, società civile, clinici e ricercatori, associazioni. Quest’alleanza ha permesso di ottenere le vittorie che hanno rivoluzionato la gestione dell’HIV e resta fondamentale anche in vista dell’obiettivo «0 infezioni», fissato dall’Oms entro il 2030. «Elemento distintivo di ICAR è il rafforzamento del rapporto tra community e ricercatori, con molte sessioni condivise e ampio spazio dedicato ai giovani – sottolinea Antonella Castagna, Presidente ICAR e Direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – Il congresso si caratterizza inoltre per una forte apertura non solo verso l’Europa ma anche verso il resto del mondo, con la presenza di numerosi interventi provenienti dall’estero».
«La 18° edizione di ICAR si apre a Catania con una missione chiara: consolidare i successi ottenuti e tracciare la rotta per le sfide future – afferma Giuseppe Nunnari, Co-Presidente 18° Congresso ICAR, professore ordinario di Malattie Infettive all’Università di Catania e presidente regione Sicilia della SIMIT – L’innovazione è il motore che alimenta ICAR. Attraverso un approccio abstract-driven, esploreremo le frontiere della diagnostica avanzata, dell’immunologia e dell’impatto dell’invecchiamento, valorizzando il talento dei giovani ricercatori che rappresentano il futuro della ricerca medica italiana. È bene sottolineare l’enorme contributo della comunità scientifica italiana nell’ambito dell’infezione da HIV, non solo dal punto di vista virologico, ma anche clinico, immunologico, farmacologico e metabolico».
Nuove diagnosi stabili sopra quota 2.000 l’anno
In Italia vivono oggi circa 150.000 persone con infezione da HIV. Secondo gli ultimi dati del Centro operativo Aids (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità (aggiornamento al 31 dicembre 2024), le nuove diagnosi restano sostanzialmente stabili: nel 2024 sono state riportate 2.379 nuove infezioni rispetto a 2.349 nel 2023, pari a 4 casi per 100.000 abitanti. Sembra essersi arrestato il trend in calo registrato fino al 2020. Il 46% dei nuovi casi è legato a trasmissione eterosessuale.
Si stima, inoltre, che attualmente 8.000–10.000 persone in Italia siano inconsapevoli di aver contratto l’infezione e, dunque, a rischio di trasmetterla. Dal 2015 è in crescita la quota di diagnosi tardive, talvolta già in fase di Aids: dal 54,4% al 59,9% nel 2024. Far emergere il sommerso è oggi una delle sfide principali.
Nei giovani sotto i 25 anni d’età, risultano ancora aree di disinformazione su HIV e prevenzione: lo indicano anche le analisi del Telefono Verde AIDS e IST dell’ISS, che evidenziano dubbi ricorrenti su comportamenti a rischio e misure di protezione.
«I dati dell’Istituto Superiore di Sanità sulle nuove infezioni diagnosticate in Italia negli ultimi anni sono purtroppo stabili – evidenzia Cristina Mussini, presidente della SIMIT – nonostante l’incremento della PrEP. Questo dimostra che si è abbassata la percezione del rischio da parte della popolazione: se ne parla poco e la malattia non fa più paura. Ma, anche se grazie ai progressi della medicina si è riusciti a cronicizzare l’infezione, è bene evitare di contagiarsi. La SIMIT è fortemente impegnata su questo fronte per rendere più rapida la diminuzione delle nuove infezioni finché non si arriverà all’obiettivo zero, eliminando l’HIV come problema di sanità pubblica. C’è molto bisogno di fare prevenzione, che resta uno strumento fondamentale: informazione, educazione alla salute, accesso al test. L’educazione sessuale nelle scuole è importante contro tutte le malattie sessualmente trasmesse, che sono in forte aumento, in particolare fra i giovani. È importante mantenere l’attenzione alta, parlarne e facilitare l’accesso al test: come si controlla il colesterolo, si deve poter fare anche il test per l’HIV».
La rivoluzione delle terapie “long acting”
«Quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario dall’introduzione della prima terapia antiretrovirale, che ha rappresentato uno dei più grandi successi della storia della medicina, considerando sia i risultati ottenuti che il tempo necessario per raggiungerli – ricorda Carlo Federico Perno, Co-Presidente 18° Congresso ICAR, Responsabile Unità di Microbiologia e Diagnostica di Immunologia dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma – Si è passati da una malattia con mortalità pressoché del 100% a una condizione oggi trattabile in modo efficace. Una situazione paragonabile a quella del diabete o dell’ipercolesterolemia, in cui il paziente deve seguire una terapia per tutta la vita. Attualmente circa il 98% dei pazienti in terapia raggiunge uno stato di non rilevabilità stabile del virus nel sangue». Non si può però parlare di guarigione, precisa Perno: «L’infezione da HIV è controllabile per lunghi anni, forse per tutta la vita, ma resta cronica. Su circa 40 milioni di persone infettate nel mondo, solo pochissimi casi, una manciata, sono stati effettivamente guariti, principalmente attraverso trapianti di midollo eseguiti per altre patologie come la leucemia». Se la terapia antiretrovirale è la storia di un successo, «per quanto riguarda i vaccini, l’HIV rappresenta forse uno dei più grandi fallimenti della medicina moderna, se teniamo conto delle aspettative – prosegue – Non esiste ancora un vaccino efficace, a causa delle caratteristiche peculiari del virus, che muta continuamente. È come cercare di colpire un bersaglio in movimento: quando il vaccino riesce a riconoscerlo, il virus è già cambiato. Anzi, la pressione immunitaria può spingerlo a mutare ancora più rapidamente. A differenza dell’epatite C (altro virus per cui manca il vaccino), che oggi può essere eradicata, l’HIV resta nell’organismo e torna attivo se si interrompe la terapia. È quindi necessario sviluppare approcci completamente nuovi».
Dall’introduzione della terapia antiretrovirale a metà anni ’90 sono stati sviluppati molti nuovi farmaci, meno tossici e meno intrusivi. Farmaci iniettivi a lunga durata stanno sostituendo le tante pillole da assumere quotidianamente, riducendo gli effetti collaterali e migliorando l’aderenza terapeutica. Seguire correttamente la terapia riduce la carica virale e la mantiene al di sotto dei livelli rilevabili nel sangue. Così si interrompe la catena dei contagi: è il principio U=U, «Non rilevabile = Non trasmissibile».
«Il pilastro della cura evolve verso una personalizzazione sempre più spinta – spiega Nunnari – Al centro del dibattito vi sono sia le consolidate terapie per via orale con 2-3 farmaci sia le strategie long acting, che stanno rivoluzionando l’aderenza e la qualità della vita dei pazienti, insieme all’approfondimento dei nuovi scenari terapeutici che mirano non solo al controllo della replicazione, ma alla sfida ambiziosa degli studi sull’eradicazione e del controllo del reservoir virale. Disponiamo ormai di un armamentario che ci consente di personalizzare la terapia antiretrovirale».
Potenziare la prevenzione: arriva la nuova PrEP
La prevenzione dell’HIV è uno dei temi centrali del congresso. «ICAR 2026 mette a fuoco il potenziamento della PrEP (Profilassi Pre-Esposizione) e delle strategie di sanità pubblica per ridurre drasticamente le nuove infezioni – sottolinea Nunnari – promuovendo una cultura della prevenzione accessibile e proattiva, che integri innovazione farmacologica e interventi sul territorio».
Anche la PrEP diventa long lasting: l’Agenzia italiana del farmaco ha dato l’ok, ad aprile, alla rimborsabilità a carico del Ssn di una nuova formulazione, con somministrazione per via intramuscolare ogni due mesi. «Questa nuova opzione terapeutica – commenta Castagna – rappresenta un’opportunità concreta per rilanciare le strategie di prevenzione, anche grazie alla capacità del farmaco di mantenere concentrazioni efficaci per un periodo prolungato. Attualmente, il numero di persone in PrEP resta inferiore rispetto a quelle che ne avrebbero diritto, e il problema della persistenza è evidente. Sappiamo che in Italia si registrano oltre duemila nuove infezioni da HIV ogni anno, un dato inferiore alla media europea ma ancora significativo: è essenziale utilizzare la PrEP come uno degli strumenti chiave per ridurre le nuove infezioni, affiancandola a test rapidi, all’avvio immediato del trattamento in caso di diagnosi di HIV e allo screening per altre infezioni sessualmente trasmesse».
«Il congresso – chiosa Nunnari – riserva un’attenzione specifica alle popolazioni vulnerabili, analizzando le peculiarità biologiche, cliniche e sociali dell’infezione nelle donne e promuovendo percorsi di prevenzione e aderenza su misura per gli adolescenti, attraverso linguaggi innovativi e il coinvolgimento diretto del mondo scolastico».
Il nuovo nemico è l’infiammazione: come prevenire la sindrome cardio-metabolica
Le persone con HIV oggi possono vivere a lungo, grazie alle terapie antiretrovirali, ma questo dato positivo apre scenari clinici inediti e nuove sfide. Tra le patologie associate al virus, la sindrome cardiometabolica rappresenta un fronte critico. «Le persone con HIV sono soggette a infiammazione cronica, dovuta alla presenza del virus nelle cellule nonostante le terapie lo tengano sotto controllo – afferma Paolo Maggi, Co-Presidente 18° Congresso ICAR, Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Enna – Questo stato infiammatorio rende questi pazienti più soggetti a malattie cardiovascolari, con un rischio doppio di infarto rispetto alla popolazione generale. Non solo. Vanno incontro più frequentemente a invecchiamento precoce, patologie neurodegenerative, obesità, tumori. La gestione dell’infiammazione cronica, al pari della terapia antiretrovirale, deve diventare un obiettivo primario».
A tracciare la strada è «Reprieve», un ampio studio finanziato dai National Institutes of Health degli Stati Uniti, durato più di una decina d’anni. «Si è visto che le “famose” statine, il farmaco utilizzato per abbassare il colesterolo, in particolare quello cattivo, hanno un effetto antinfiammatorio generale sull’organismo – spiega Maggi – Secondo i primi risultati di Reprieve, l’assunzione quotidiana di una statina, agendo non solo sul colesterolo cattivo ma, più in generale, sull’infiammazione, può ridurre il rischio di malattie cardiovascolari di nuova insorgenza nelle persone che vivono con l’HIV, abbassandolo del 35%. Associare alla terapia antiretrovirale un farmaco antinfiammatorio, oggi le statine ma domani certamente vi saranno farmaci sempre più efficaci e tollerabili – aggiunge – potrebbe essere la giusta strategia per ottenere un controllo dell’infezione a 360 gradi. Su questo fronte bisogna lavorare: attualmente, l’uso di statine in persone con HIV senza fattori di rischio cardiovascolare avviene, in genere, a discrezione del medico, a volte con il timore che, aumentando il carico farmacologico, cali l’aderenza alla terapia antiretrovirale. D’altra parte i pazienti stessi hanno una certa diffidenza nei confronti delle statine, degli effetti avversi e del dover assumere un altro farmaco oltre alla terapia antiretrovirale. Ma, se per anni il punto principale è stato il bisogno di tenere il virus sotto controllo, oggi dobbiamo fare uno «sforzo» in più. Bisogna considerare che gli antivirali e gli antinfiammatori sono due aspetti della strategia antiretrovirale e trattare precocemente le problematiche cardiometaboliche».
Verso un aggiornamento della Legge 135/90
Trent’anni dopo la Legge 135/90 – la norma che ha segnato la risposta italiana all’emergenza HIV/AIDS – il tema torna al centro del dibattito durante ICAR 2026, mettendo attorno allo stesso tavolo istituzioni, comunità e scienza per capire come aggiornare le regole a un’emergenza che non è finita, ma è cambiata.
«La legge che si occupa di HIV risale al 1990 ed è ormai datata – evidenzia Ilenia Pennini, Co-Presidente del Congresso ICAR e Responsabile Salute Arcigay Nazionale – Nel 2021 l’onorevole Mauro D’Attis ha proposto un nuovo testo, presentato durante l’ICAR di Rimini, aprendo un confronto con la community per ridefinire priorità e strumenti. Le richieste emerse in quel contesto hanno alimentato un dibattito utile e costruttivo, che ha portato le associazioni e la community a lavorare direttamente con D’Attis. Il testo è stato emendato, con una buona parte delle modifiche accolte, ma il processo si è interrotto con la fine della legislatura nel 2022. Successivamente è stato ripresentato all’attuale governo, ma procede lentamente: licenziata dalla Commissione Affari sociali la legge è in discussione alla Camera dove attende la ricalendarizzazione. Il tema centrale resta come affrontare l’HIV e come impostare un quadro normativo che si confronti con l’attuale gestione dell’infezione».
Ufficio Stampa ICAR
Angela Cotticelli – 392 3146284 – angela@cotticelli.com
Adelisa Maio – 338 6376639 – adelisamaio13@gmail.com
Ultimo aggiornamento
21 Maggio 2026, 18:31
Messina Medica 2.0