Perché le terapie o i vaccini non funzionano nella stessa maniera in tutti gli individui?

Data:
6 Settembre 2026

Perché le terapie o i vaccini non funzionano nella stessa maniera in tutti gli individui?

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Un recente lavoro pubblicato su Cell Press Blue ha proposto un modo più semplice e condiviso per “leggere” la sepsi attraverso l’analisi dell’attività dei geni nel sangue (trascrittomica), con l’obiettivo di capire perché persone con la stessa diagnosi clinica possono avere decorso e gravità molto diversi e, in prospettiva, trattamenti più personalizzati. Negli anni diversi gruppi di ricerca avevano creato propri sistemi per suddividere i pazienti con sepsi in “sottotipi” biologici basati su firme di espressione genica, ma questi sistemi non erano sempre sovrapponibili tra loro, rendendo difficile usarli nella pratica e confrontare gli studi.
Gli autori hanno messo insieme e rianalizzato dati già esistenti, provenienti da più coorti e più centri, e hanno fatto lavorare in parallelo diversi team che avevano sviluppato i principali metodi di classificazione. L’idea centrale è verificare quanto questi metodi, pur diversi, stiano in realtà catturando alcune dimensioni comuni della risposta immunitaria. Il lavoro mostra che, dietro la varietà di etichette, emergono schemi ricorrenti legati soprattutto a quali compartimenti del sistema immunitario risultano “sregolati”: da una parte alterazioni a prevalente componente mieloide (cellule come neutrofili e monociti), dall’altra alterazioni più legate a linfociti T e cellule NK. In altre parole, una parte importante dell’eterogeneità della sepsi sembra potersi descrivere come uno sbilanciamento tra risposte innate e risposte adattative, con combinazioni che si associano a quadri clinici più o meno severi.
Per rendere questa idea più robusta, gli autori collegano i segnali visti nel sangue a dati di singola cellula, cioè a misure che permettono di capire quali tipi di cellule stanno effettivamente esprimendo quei geni. In questo modo attribuiscono le firme “mieloidi” soprattutto a programmi cellulari dei neutrofili (inclusi profili immaturi associati a infiammazione dannosa) e le firme “linfoidi” a programmi di T/NK (più compatibili con risposte adattative che, in alcuni contesti, risultano associate a esiti migliori). Da qui costruiscono un quadro più generalizzabile basato su punteggi di “disregolazione” dei compartimenti mieloide e linfoide, usando un insieme selezionato di geni con espressione relativamente specifica per quei tipi cellulari. L’ambizione è passare da molti sottotipi “di laboratorio” a poche dimensioni biologiche interpretabili e confrontabili.
Un punto importante è che questi segnali non sembrano limitati alla sepsi: schemi simili di disregolazione immunitaria compaiono anche in altre condizioni critiche come ARDS, trauma e ustioni, suggerendo che alcuni meccanismi di risposta immunitaria alterata siano condivisi tra sindromi diverse che finiscono in terapia intensiva. Inoltre, dove disponibili, gli autori esplorano dati di trial randomizzati per verificare se queste “dimensioni” immunitarie possano essere utili anche per capire chi risponde meglio a certi trattamenti immunomodulanti, mostrando associazioni tra profili di disregolazione e differenze di esiti in sottogruppi trattati, anche se il lavoro sottolinea che si tratta di analisi associative e non dimostra un rapporto causa-effetto.
In sintesi, lo studio fornisce un linguaggio comune per descrivere l’eterogeneità biologica nella sepsi usando il sangue, riducendo la frammentazione tra metodi e rendendo più facile confrontare coorti e risultati. Il messaggio pratico è che, per arrivare davvero a una “medicina di precisione” nella sepsi, può essere più utile misurare in modo standardizzato poche grandi direttrici della risposta immunitaria (soprattutto mieloide e linfoide) piuttosto che moltiplicare classificazioni difficili da allineare. Gli autori riconoscono però limiti rilevanti: i dati sono osservazionali, le associazioni non implicano causalità, e servono ulteriori validazioni, idealmente includendo altre informazioni biologiche oltre ai geni (multi-omiche), popolazioni più diverse e misure ripetute nel tempo per capire come questi profili cambiano durante la malattia e come possano guidare decisioni terapeutiche.

Il lavoro per esteso è rintracciabile al link: https://www.cell.com/action/showPdf?pii=S3051-3839%2826%2900086-1

Ultimo aggiornamento

5 Settembre 2026, 17:35