Diabete tipo 2: la ‘carta d’identità’ immunitaria, scritta nell’emocromo, prevede il rischio cardio-renale e la mortalità

Data:
9 Settembre 2026

Diabete tipo 2: la ‘carta d’identità’ immunitaria, scritta nell’emocromo, prevede il rischio cardio-renale e la mortalità

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Quello che chiamiamo comunemente diabete di tipo 2, non è una malattia ‘a taglia unica’ ma un insieme di condizioni complesse ed eterogenee che hanno in comune solo la metrica dello ‘zucchero’ (glicemia, emoglobina glicata, curva da carico glucidica), ma viaggiano su traiettorie di rischio molto diverse. E adesso, un importante studio collaborativo europeo, appena pubblicato su Cell Metabolism, suggerisce un nuovo modo, rapido e a basso costo, per leggere tra le righe della glicemia, andando a identificare le persone a maggior rischio di complicanze cardio e nefro-vascolari e di mortalità, già all’indomani della diagnosi di diabete. Questo consentirebbe di impostare da subito strategie terapeutiche più energiche e controlli più serrati per le persone a maggior rischio, salvando così anni e qualità di vita. Lo studio porta la firma di Riccardo Bonadonna, professore ordinario di Endocrinologia all’Università di Verona e Presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia (SID).

La ricerca ha coinvolto circa 70 mila persone di origine europea con diabete di tipo 2, di cui oltre 1500 di nuova diagnosi; il loro emocromo è stato esaminato da uno speciale algoritmo che ha permesso di assegnarle a quattro diversi profili immunitari, ognuno dei quali correlato ad un diverso rischio di mortalità e complicanze. La formula leucocitaria (che nell’emocromo indica la percentuale delle diverse cellule immunitarie circolanti: neutrofili, linfociti, monociti) ‘letta’ con uno speciale algoritmo ha individuato quattro diversi profili di rischio (‘endotipi’), riproducibili e stabili nel tempo: una forma infiammatoria severa (SIND), una infiammatoria lieve (MIND), una forma ricca di linfociti (LYRD) e una carente di linfociti (LYDD). I profili a maggior rischio (SIND e LYDD) sono caratterizzati da un’infiammazione trainata dai monociti (le cellule immunitarie della risposta infiammatoria innata) e da un’alterazione della funzionalità dei linfociti. In queste persone, il sistema immunitario innato è iperattivato, mentre quello adattativo è disregolato, un doppio squilibrio che negli anni può favorire il danno vascolare e renale osservato nello studio.

Le possibili conseguenze per il paziente. Le persone con diabete di tipo 2, appartenenti ai profili SIND e LYDD, presentano un rischio significativamente più elevato di andare incontro a eventi cardiovascolari, di compromissione della funzione renale e di mortalità, rispetto agli altri due gruppi (LYRD e MIND). E sono differenze indipendenti da età, sesso, peso corporeo o livello di emoglobina glicata: gli ‘endotipi’ e il rischio a loro collegato, restano tali, anche una volta tenuti sotto controllo questi fattori, segno che riflettono una biologia immunitaria autonoma e non semplicemente un diabete ‘più avanzato’ o un paziente ‘più fragile’ in partenza.

Prevedere con più precisione il rischio di complicanze. Questo studio apre dunque una nuova prospettiva di medicina di precisione, applicabile su larga scala e low-cost: infatti a differenza di molte classificazioni molecolari che richiedono tecnologie complesse e costose, gli ‘endotipi’ immunitari definiti in questo studio si basano sull’emocromo, un esame a basso costo e di routine in qualunque laboratorio di analisi, già eseguito almeno una volta da tutti i pazienti, che viene interpretato da un algoritmo già reso disponibile in maniera ‘aperta’ sul web. Integrare nella valutazione delle caratteristiche cliniche il profilo immunitario del paziente migliora dunque la capacità di stimare il rischio cardiovascolare rispetto al classico punteggio SCORE2-Diabetes, attualmente utilizzato nella pratica clinica per valutare la probabilità di eventi cardiovascolari nelle persone con diabete. “Questo significa che – spiega il professor Bonadonna – fin dal momento della diagnosi di diabete di tipo 2, ma anche a distanza di anni dalla diagnosi, sarà possibile individuare i sottogruppi di pazienti a maggior rischio di complicanze e di premorienza, e indirizzarli così verso un monitoraggio cardiovascolare e renale più stretto, o verso strategie terapeutiche più aggressive e mirate, ben prima che le complicanze si manifestino clinicamente”.

Ecco il link dello studio: Immunometabolic endotypes define distinct clinical trajectories in type 2 diabetes https://www.cell.com/cell-metabolism/abstract/S1550-4131(26)00325-6

Ultimo aggiornamento

7 Settembre 2026, 22:58