LA FORZA DELLA SPERANZA
Data:
7 Ottobre 2026
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di Giuseppe Ruggeri
Quando, nell’oscurità di un’epoca – quale l’attuale – che sembra recedere precipitosamente verso l’età tribale, un pur piccolo filo di luce inizia a rischiarare l’ambiente circostante, quasi non sembra vero. Non sembra vero che, immersi come si è in una notte solida come piombo, quel filo, per quanto tenue, ci faccia capire che non tutto è perduto, che a qualche appiglio ci si può ancora appendere per non precipitare.
Di fili di luce ne abbiamo visti, in questi anni, passando attraverso le varie crisi geopolitiche internazionali, i crimini e le stragi, le costanti violazioni del diritto umanitario. Ne abbiamo udite, di voci disperate che chiedono pietà, subito sopraffatte dall’urlo tracotante dei potenti – o meglio di coloro che credono di poter disporre di un qualche potere. Tanto ci è accaduto intorno senza che nulla potessimo fare per modificarlo. Ma alcuni, bisogna dirlo, hanno alzato un dito per protestare, per proclamare ad alta voce la loro opposizione all’ingiustizia. Quella voce che i potenti – o meglio coloro che credono di esserlo – vorrebbero tacitare.
Penso a queste voci – e, per fortuna, non sono poche – quando, come tanti altri, mi sento affondare in un oceano di dubbi. Perché le guerre? Perché i genocidi? Perché tutto questo? E non riesco a trovare una risposta che non sia affidarmi al caso, all’entropia smisurata che ci trascina verso un nuovo nulla, così com’era all’alba dell’universo.
Penso alle voci di protesta contro un sistema che ci avviluppa sempre più nel tentativo di reprimere ogni possibile tentativo di opporvisi. Alla resilienza, penso, baluardo d’umanità in un mondo disumano che ammette il suprematismo di una razza rispetto a un’altra, che pratica con assiduità il metodo del doppiopesismo politico nella valutazione delle vicende internazionali. Penso a tutti i coraggiosi che non si fanno scrupolo di denunciare pubblicamente i reati che si commettono contro l’uomo e la natura. Reati che, oggi, sono i veri responsabili dell’instabilità d’interi popoli costretti a emigrare da un continente all’altro per sfuggire a morte e distruzione, in un’economia planetaria devastata dai piani criminosi di un pugno di miliardari drogati e pervertiti che brandiscono la loro presunta potenza per vessare, privi di ogni freno morale, il resto del mondo.
Penso al grande fascio di luce che tutti questi fili d’oro, i fili della protesta civile, proiettano nel mondo, e vi trovo forza e motivo per continuare a non disperare. Perché la disperazione è uno dei più gravi peccati che possa commettere l’uomo, dal momento che torna a tutto suo svantaggio. Se non speri non ti proietti verso il futuro e dunque, in definitiva, non sei. Disperazione significa assenza. Proprio quello che i sedicenti potenti di turno vorrebbero, per poter spadroneggiare a volontà sulla terra.
E invece la terra è di tutti. Uomini, animali, vegetali. Tutto ciò che respira merita un rispetto assoluto, intangibile. Con la nostra protesta, espressione della non-disperazione, possiamo contribuire a mantenere vivo il soffio di ogni esistenza transiti sulla faccia di questa nostra vecchia terra. Per avere un occhio sull’infinito, per poterlo corteggiare in attesa di gustarlo appieno, noi dobbiamo amare la nostra finitezza, perché dentro questa finitezza si agita il soffio vitale che ci ha resi possibili.
Pensiamolo intensamente, mentre il mondo sembra andare in macerie, e non disperiamo.
Ultimo aggiornamento
6 Ottobre 2026, 21:27
Messina Medica 2.0