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Prescrizione farmaci e appropriatezza: una sentenza ribadisce la discrezionalità dei medici

Prescrizione farmaci e appropriatezza: una sentenza ribadisce la discrezionalità dei medici

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A CURA DELL’ORDINE DI MESSINA

Torna l’autonomia nel prescrivere farmaci? Il diritto costituzionale alla salute è superiore a parametri, numeri, algoritmi legislativi? L’appropriatezza lorenziniana viene sovvertita dalla giurisprudenza? Sono domande alle quali bisogna dare una risposta dopo la pubblicazione, qualche giorno fa, di una sentenza “rivoluzionaria” della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti Regione Campania che ha assolto cinque medici di medicina generale, accusati di aver prescritto medicinali in violazione delle indicazioni terapeutiche e causato un danno erariale all’Asl di Avellino. Un caso che ha suscitato clamore sulla stampa nazionale e merita attenzione perché potrebbe rappresentare un prezioso spartiacque, un no return point o, per assurdo, un incentivo alla modifica degli ultimi decreti ancora più restrigenti nei confronti della classe medica e delle scelte di un medico, nell’ambito della propria mission, a dare priorità all’aspetto clinico e non a quello economicistico. Una sentenza che rimette al centro il medico e il paziente, ma soprattutto la salute con la citazione del principio costituzionale contenuto nell’art. 32, riconoscendo un margine di discrezionalità all’operatore e dando importanza alla personalizzazione delle cure derivante dalle capacità professionali “nella gestione della discrepanza che si può talora verificare fra le condizioni cliniche, la tollerabilità ai trattamenti e le potenziali interazioni farmacologiche – spiegano i giudici nella sentenza – secondo le caratteristiche del singolo paziente”. In questi casi è possibile infatti prescrivere farmaci in deroga alla leggi vigenti, ma seguendo i “limiti della logica, della ragionevolezza e dei basilari approdi della letteratura scientifica”: criteri che superano le medie ponderate, accendono i riflettori sulla patologia e aprono le porte ad interpretazioni e parametri non facilmente identificabili. Questa sentenza, che a sua volta cita una giurisprudenza contabile già consolidata nella medesima direzione per quanto concerne il minimo di discrezionalità da lasciare al medico, sembrerebbe segnare un ulteriore e più incisivo punto di svolta in grado di riaprire il dibattito politico e quindi legislativo. Un’occasione per rivedere le più recenti normative e un’opportunità per federazioni, associazioni, sindacati e ordini professionali da non perdere per prendere la palla al balzo (già il presidente della FNOMCeO Filippo Anelli ha plaudito la magistratura e ribadito il rapporto clinico tra operatore e utente) e tornare a difendere la centralità del ruolo del medico negli aspetti clinici e di prescrivibilità delle medicine, seppur rispettando numeri rigidi imposti da spending review e ottimizzazione delle risorse. Rigidi ma non troppo…

SCARICA QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA