A Natale mangeremo insetti? I giovani amano il “cibo del futuro”

di Massimiliano Cavaleri
 
 
Tortellini in brodo, lenticchie, cotechino, arrosto di carne, agnolotti al sugo, panettone in crema pasticcera: niente di tutto questo nel prossimo Natale. A tavola arrivano insetti come cavallette, grilli, coleotteri, bruchi, scorpioni almeno per i più giovani, che cominciano ad amare il “cibo del futuro”. Secondo un’indagine condotta da Doxa, oltre il 40% degli italiani ma in particolare la fascia compresa tra i 18 e i 34 anni, pensa che gli insetti possano rappresentare l’alimentazione dei prossimi decenni, se sale l’età (over 55), la convinzione scende. Inoltre 4 italiani su 10 sono pronti ad assaggiare i nuovi succulenti piatti da novel food e addirittura 7 su 10 credono negl effetti benefici e nutrienti per l’organismo; il 73% però si preoccupa delle norme igieniche e sanitarie con cui sono commercializzati. Il 63% degli over 55 invece credo che i cibi new generation non saranno mai accettati come alimenti in Italia. L’idea del sondaggio nasce da Rentokil Initial, leader mondiale in disinfestazione e derattizzazione che ha invitato Doxa ad indagare il sentimento degli italiani rispetto all’entomofagia, cioè la cosiddetta dieta a base di insetti. A questa ricerca si aggiunge uno studio condotto dalla FAO nel 2013 da cui si evince, oltre all’ecosostenibilità e facile reperibilità della materia prima, che mangiare insetti significa alimentarsi in modo sano perchè ricchi di proteine, grassi buoni, calcio, ferro e zinco e in generale più salubri rispetto ai classici piatti. Intanto il Parlamento Europeo ha introdotto nello scorso 1° gennaio alcune ferree regole per la vendita di prodotti alimentari nuovi, come gli insetti e aracnidi.
A questo punto l’ardua scelta tra un bel piatto di blatte arrosto thailandesi, servite con uno spiedino a mo’ di braciole impanate, oppure un bel panino del McDonald parimenti amato dai ragazzi: tra i due litiganti forse alla fine vincono le lasagne, ma soprattutto trionfa quell’eccellente tradizione della cucina italiana, che il mondo ci invidia e merita di essere difesa da contaminazioni esterofile, assolutamente non indispensabili.