Quello che la foto non dice: “La Caccia”

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A cura di Daniele PassAro

“LA CACCIA”

 

Tra i miei sogni di fotografo (e di uomo) c’era quello di visitare e fotografare l’Africa, la savana, vedere da vicino ed immortalare i famosi big five (leone, bufalo, elefante, leopardo e rinoceronte) e le popolazioni di quella terra meravigliosa; ma volevo farlo fuori dagli schemi e dai circuiti turistici.

Con grande sacrificio economico, finalmente, un bel giorno ho deciso di partire per la Tanzania ed ho scelto di farlo con pochi altri appassionati partecipando ad un viaggio fotografico organizzato dalla Nikon.

Emozione alle stelle quando – giunti in Tanzania – siamo entrati nell’immenso Parco del Serengeti, ed in particolare quano siamo scesi a bordo della nostra Jeep nel cratere spento (ed enorme) del Vulcano Ngoro Ngoro.

Era ancora prima mattina (l’ora migliore) e speravamo di vedere qualche leone, ma sapevamo che sarebbe stato difficile e che – al più – lo avremmo visto dormiente (dopo il probabile pasto notturno) e comunque da lontano.

Ma la realtà è stata invece sorprendente.

Infatti immediatamente abbiamo avvistato un piccolo branco di leoni che gironzolava poco lontano da noi, più in là c’erano due grossi bufali.

L’autista della nostra jeep ha capito che avrebbe dovuto seguire i tre leoni che, nel frattempo e dandosi il cambio tra loro, stavano cominciando una vera e propria caccia inseguendo uno dei due bufali che avevano fatto separare dal suo compagno con un finto attacco (diversivo).

Noi con la jeep, costretta sulla pista da ferree regole, cercavamo di inseguire i tre leoni ed il povero bufalo che – fuggendo disperatamente nella immensa landa – avrebbe potuto scartare sia verso destra (così irrimediabilmente allontanandosi dalla pista carrabile dove noi eravamo), sia verso sinistra venendoci così incontro.

Il bufalo ha scelto di venirci incontro e, vedi tu, dopo breve fuga è stato atterrato a non più di sette/otto metri dalla nostra jeep.

Due leoni lo hanno attaccato alle zampe posteriori per azzopparlo, mentre un altro – il più giovane e forte – alla nuca ed al collo per finirlo.

E questa scena è durata – a pochi metri da noi e senza ostacoli visivi di sorta – almeno 40 minuti.

Oggi posso dire che, al primo ingresso in Africa, ho avuto la possibilità unica di assistere – praticamente in prima fila – ad un evento di caccia completo che i fotografi professionisti di National Geographic cercano a volte per mesi, spesso senza fortuna.

La foto di oggi è forse tra le più belle e “dure” che io abbia scattato ma non è solo frutto del caso e quindi ne vado orgoglioso.

Ho infatti “aspettato” questa immagine perché sapevo che sarebbe “arrivata”.

Per scattare ho atteso che entrambi gli animali volgessero lo sguardo verso di me (e vorrei che notaste quanto drammaticamente diversi sono quegli sguardi; uno del carnefice e l’altro della vittima) ed ho poi fatto in modo che le corna del bufalo fossero perfettamente nel riquadro di scatto.

Solo dopo ho scattato; ed ho fatto un solo scatto, senza raffica (cioè sette otto foto scattate in sequenza automatica da cui poi scegliere la migliore).

E la foto che volevo è arrivata

Questa immagine posso definirla insieme fortunata (per essermi trovato lì ed in quella posizione anche di luce) e voluta (perché ho scelto l’inquadratura che volevo impostando i parametri della macchina tutti in modalità manuale).

Finita la scena ci siamo guardati con gli altri amici – esausti per l’adrenalina generata dalla doppia emozione della caccia vissuta in presa diretta e da quella di potere scattare fotografie uniche e pressoché irripetibili – e ci siamo detti: e ora che abbiamo visto questo che altro possiamo sperare di vedere?

Ma per fortuna molto altro abbiamo fotografato e lo vedrete.

Ecco i dati di scatto (dati c.d. exif) per chi fosse interessato

Nikon D800 – Tamron 150-500 – 1/320 sec. – f/6,3 500 mm