L’ICT (information and communication technology) nella sanità elettronica e la sfida degli ordini

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di Salvo Rotondo

 

L’enorme sviluppo che negli ultimi anni ha avuto la sanità elettronica ha determinato un incremento decisivo nell’abbattimento del tempo dedicato all’assistenza da parte di tutto il personale medico e paramedico a favore di incombenze informatiche di archiviazione e documentazione digitale. Questo perché le ricadute applicative accostano tale ambito di sviluppo più alle valorizzazioni amministrative riferite all’assistenza che alla produzione di strumenti di supporto all’operatore sanitario.
Sembra infatti che la sanità elettronica risulti più legata oggi all’art. 81 della Costituzione (equilibrio della finanza pubblica) piuttosto che all’art. 32 (diritto alla Salute) tanto da fare apparire tutto questo come un appannaggio più del circuito legato all’economia che non alla tutela della salute.
Da questo scaturisce una importante criticità nel rapporto tra il medico (elemento finale di una catena complessa di eventi) e il paziente. Infatti i flussi di dati non considerano il ruolo intellettuale della professione medica relegandola, come nel caso della codifica ICD-9-CM, alla identificazione di score numerici. Questi inevitabilmente sovrastano piuttosto che facilitare un ragionamento diagnostico o terapeutico, azzerando il percorso cognitivo che ha portato alla diagnosi e alla conseguente scelta terapeutica, senza tenere in alcuna considerazione il processo intellettivo che culmina nella diagnosi e quindi influisce in maniera determinante sulla riuscita della terapia.
Il tema della privacy e dell’utilizzo dei sistemi informatici in ambito medico, poi, rappresenta un problema che la politica sanitaria della FNOMCEO non può trascurare. I flussi di informazioni che viaggiano nelle reti informatiche stanno oggi assumendo una dimensione che dovrà essere imprescindibilmente progettualizzata e sistematizzata.
Al cittadino deve essere garantito l’accesso e la gestione sicura delle proprie informazioni che risiedono negli archivi informatici o che viaggiano in rete così come esplicitamente previsto nel nuovo Regolamento europeo.
Va inoltre auspicato e garantito il controllo, da parte di una istituzione specifica, delle APP sanitarie messe in rete al fine di evitare, come spesso oggi accade, la circolazione di prodotti informatici che nascondendosi dietro il paravento della gestione delle informazioni del paziente o dell’ottimizzazione dell’organizzazione sanitaria, sono nella realtà finalizzate ad interessi di mercato e quindi all’incremento dei consumi, producendo spesso bisogni di salute inesistenti.
Per combattere questa tipologia di approccio alla sanità elettronica è necessaria una appropriata conoscenza e consapevolezza della professione medica per generare informazioni sanitarie che non possono prescindere dall’etica e dalla deontologia.
La gran parte dei software oggi in circolazione sono orientati più alla quantificazione dei consumi delle risorse al fine di individuare le voci di bilancio da sottoporre a tagli lineari. Essi, proprio perché scevri da un approccio intellettuale, non tengono in alcun conto le problematiche immateriali (e quindi difficilmente misurabili) che sono quelle che poi colpiscono spesso in maniera importante le fasce più deboli della popolazione.
E’ quindi indispensabile che la istituzioni sanitarie vigilino e siano disponibili a svolgere il ruolo di “counseling” per la realizzazione di applicativi informatici a supporto della buona pratica clinica poiché la gestione della salute non è sempre riconducibile a processi binari ma devono tenere imprescindibilmente in conto di quelle informazioni che rappresentano una significativa quota parte di relazione professionale fondamentale nella realizzazione dell’alleanza terapeutica medico/paziente.
Infine oggi con il forte incremento dello sviluppo della sanità elettronica si vedono sempre più portali orientati ad gestire il mondo dei servizi attraverso il web. Basti ricordare i siti di accesso alle informazioni dei CUP, dell’Inail, delle Regioni dell’Inps, o ancora di tutte quelle informazioni gestite dal Fascicolo Sanitario Elettronico. L’accesso a tali portali è vincolato da protocolli di riconoscimento che nella gran parte dei casi hanno una sicurezza giudicata “debole”. Il bisogno di una identificazione digitale in ambito sanitario non potrà non vedere un ruolo importante degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri in qualità di “Attribute-Provider” accreditati per garantire l’identità digitale indispensabile per la gestione elettronica dei dati sensibili e di quelli sanitari.
Questa nuova visione della ICT in sanità non potrà che produrre un nuova ricchezza da quella miniera rappresentata dalle informazioni che essa gestisce, a condizione che questo venga attuato in un senso positivo, superando l’attuale approccio economicistico che viene assegnato al suo attuale utilizzo.