Messina: lo Snami lancia un allarme sul 118

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Il 118 di Messina rischia di essere abbandonato se non s’ inverte la rotta. L’allarme è stato lanciato dallo Snami a seguito degli ultimi provvedimenti dell’Asp che hanno comportato il blocco alla mobilità aziendale, a danno della qualità di tutto il servizio e con gravi conseguenze anche sull’utenza e sui lavoratori.

Ha dichiarato Antonino Grillo, segretario Snami Messina: “Si tratta dell’ennesimo atto di arroganza di una Amministrazione che non ha veramente a cuore il servizio di emergenza. Non ci si può celare dietro le esigenze di ordine assistenziale, reali peraltro, quando nulla si è fatto però per evitare le carenze, iniziate negli anni precedenti e accentuatesi fin dall’insediamento del nuovo DG, che non ha mai voluto accogliere le molteplici richieste di convocazione urgente del Sindacato”.

Lo Snami si chiede, inoltre, quali siano le motivazioni “politiche” indicate nella delibera, tali da bloccare a tempo indeterminato un diritto al trasferimento previsto dai contratti nazionali e regionali in vigore per la categoria.

L’Asp ha proposto corsi aziendali di formazione di nuovo personale medico di emergenza, in aggiunta ai corsi che annualmente vengono predisposti dal CEFPAS regionale, oltre a quelli organizzati regolarmente dall’antistante ASP di Reggio Calabria.

Prosegue la nota“Non è questa la strada da percorrere per arruolare e trattenere il personale medico 118 in servizio. In graduatoria regionale valida ci sono infatti già 178 persone idonee al servizio, ma scelgono costantemente la guardia medica o la medicina generale. I medici non scelgono più il 118, soprattutto a Messina, perché si sentono abbandonati! Carichi di lavoro raddoppiati nel giro di pochi anni; incombenze extracontrattuali come trasporti secondari e TSO; aggressioni ripetute e denunce speculative; filtro inefficace sul territorio, che comporta da diversi anni nel bacino di Messina un numero di interventi quasi doppio, in proporzione alla popolazione, rispetto a quanto effettuato nelle altre province siciliane; dal 50% al 100% di ore effettuate in più da ogni singolo medico rispetto al contratto, ma non riconosciute come straordinario; mancato rinnovo contrattuale da oltre 10 anni a livello regionale e aziendale, unica categoria della medicina territoriale rimasta fuori”.

Il sindacato sta anche valutando l’ipotesi di bloccare ogni attività usurante non prevista, comprese le ore in straordinario e le attività aggiuntive in PS che vadano oltre le 38 ore settimanali contrattualizzate, finchè non si giungerà ad una soluzione degna per la figura professionale del medico di emergenza sanitaria territoriale.