Per chi suona la campana

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di Giuseppe Ruggeri

Nessun uomo è un’Isola,

intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente,

una parte della Terra.

Se una Zolla viene portata via dall’onda del Mare,

la Terra ne è diminuita,

come se un Promontorio fosse stato al suo posto,

o una Magione amica o la tua stessa Casa.

Ogni morte d’uomo mi diminusce,

perché io partecipo all’Umanità.

E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana:

Essa suona per te.

J. DONNE (1572-1631)

Nell’era del Corona-virus, mentre il Governo – anzi i Governi – si dedicano con passione al “bricolage” assemblando decreti fantasiosi fondati su più che traballanti basi scientifiche – vedi il divieto di circolare e praticare sport all’aria aperta anche in condizioni di opportuno distanziamento – il fronte dei medici e degli operatori sanitari impegnati nella lotta contro il Covid-19 continua a perdere pezzi.

Il primo dell’elenco è il Dott. Liang, oftalmologo di Wuhan caduto sul campo a causa di un intervento chirurgico di glaucoma su un paziente contagiato da Covid-19. Liang aveva subito colto la gravità della virosi e lanciato il suo grido d’allarme il 30 dicembre 2019. E fu proprio grazie a quel grido che il 30 dicembre 2019 le autorità locali notificarono all’OMS lo scoppio di una “polmonite atipica” in una remota regione della Cina meridionale, mentre Liang veniva prontamente diffidato dalle forze di polizia dal “seminare panico”. Riconosciuto affetto da malattia da coronavirus il 30 gennaio, Liang decede il 7 febbraio scorso, meritandosi “post-mortem” il titolo di eroe nazionale.

Ma sono forse meno eroi di Liang i medici e gli altri operatori sanitari che, da allora a oggi, hanno messo a repentaglio la loro salute per svolgere fino in fondo il loro dovere? Ben 2.700 i contagiati, pari all’8,3% del totale dei positivi, i quali – denuncia il Presidente della FNOMCeO Filippo Anelli – “vengono mandati a combattere a mani nude contro il virus. E’ una lotta impari, che fa male a noi, fa male ai cittadini, fa male al Paese”. Alcuni, purtroppo, non ce l’hanno fatta e sono a oggi quattordici i medici – a cui si è aggiunto da poco il farmacista Lorenzo Repetto – ad aver pagato il tributo più alto nella battaglia contro l’epidemia del secolo.

Più di cinquecento anni fa, il poeta inglese John Donne scrisse che “nessun uomo è un’isola”. Dinanzi agli orrori della guerra civile di Spagna, Ernst Hemingway trasse spunto proprio da un verso di questa poesia per titolare il suo celebre romanzo “Per chi suona la campana”. Questa campana, ebbene, oggi suona per tutti noi, ma con un tocco reso ancor più cupo dalla consapevolezza che non si è provveduto a munire questi professionisti delle necessarie misure di protezione. Mancano DPI (guanti, mascherine e quant’altro) ma manca soprattutto il necessario cordone di sicurezza entro il quale gli operatori della salute debbono operare.

Il quale non può prescindere, com’è stato di recente raccomandato dal comitato tecnico-scientifico di Protezione civile e dal Ministero della Salute e ribadito dal presidente dell’Ordine dei Medici di Messina Giacomo Caudo, dall’esecuzione “a tappeto” dei tamponi faringei a tutti gli operatori (medici e non) impegnati quotidianamente sul fronte della lotta al Covid-19.