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Gli ultimi anni nel calore dei ricordi

Gli ultimi anni nel calore dei ricordi

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di Pasquale Russo

Il giorno 8 Aprile u.s. si è svolta la conferenza tra regioni ed organizzazioni sindacali.

E’ stato posto l’accento sul potenziamento del sostegno al soggetto anziano ad abitare nella sua casa come opportunità di evitare l’isolamento ed evitare il ricovero in case di riposo ed RSA.

Gli anziani in questa terrificante e indomabile epidemia hanno pagato un prezzo molto alto, morendo spesso soli, intubati, senza un volto amico cui rivolgere lo sguardo prima di chiudere per sempre gli occhi.

Abbiamo visto e vediamo i parenti piangere guardando dentro le finestre delle RSA o delle case di riposo ma, senza ombra di polemica o di ottuso moralismo, mi chiedo: era sempre necessario far vivere all’anziano gli ultimi anni della sua vita fuori della casa che magari aveva costruito con sacrifici ed amore? A volte può essere una scelta dolorosa ed inevitabile, altre volte no. La struttura della famiglia è molto cambiata, specie nelle grandi città e le esigenze della vita quotidiana condizionano ogni scelta.

Tuttavia e nonostante tutto non dimentichiamo che la nostra casa non è fatta solo di muri, porte, finestre.

E’ fatta di ricordi, di momenti di gioia e di amore, di giorni di dolore, magari affrontati con accanto la compagna o il compagno della vita. Poi si rimane soli, si perde, in qualche misura l’autonomia ed ecco che ci si ritrova strappati alla propria memoria, alla propria vita, relegati tra altri coetanei accomunati solo dalla solitudine. Subentra la depressione, si aggravano i disturbi cognitivi.

Inevitabilmente crescono il consumo di farmaci, i ricoveri ospedalieri non sempre necessari etc.

Eppure oggi l’anziano è più attivo, è informato, usa il computer, cerca di non bloccarsi in un letto o in una poltrona o nelle stereotipo della banchina al parco.

Se adeguatamente supportato può conservare una buona parte della sua autosufficienza e delle sue capacità cognitive.

Ben venga quindi, finalmente, un cambio di paradigma.

L’impegno economico e di risorse umane dedicate che consenta al soggetto avanti negli anni di spegnersi nella sua casa, tra i suoi ricordi, tra quegli oggetti antichi che ad altri sembrano inutili e vecchi ma che sono la sua storia.

Il ricovero in strutture ospedaliere o l’assistenza in RSA impatta negativamente sui costi sanitari, quindi l’incremento delle risorse per evitare ricoveri determinerebbe anche un un risparmio economico ed un più efficiente ed efficace intervento sul problema.

Insomma sembra prendere corpo quanto già il più grande genio mai vissuto Leonardo Da Vinci scriveva nel “Regimen sanitatis” del cosidetto codice Atlantico: “si può coniugare appagamento dei sensi e vita sana, benessere e qualche piacere di gola” e quanto affermò l’indimenticabile grande Rita Levi Montalcini: “non importa aggiungere anni alla vita ma vita agli anni”.